Entrambi gli allenatori erano stati chiari: da una parte una Juve definita “di livello”, dall’altra un Wolfsburg dalle evidenti qualità individuali e dalle “tradizioni che dimostrano quante grandi cose abbia fatto a livello europeo”. Il documento odierno, a proposito della gara tra le due, lo comprova ed agevola le avversarie di giornata, che han mostrato una notevole “garra”.

Bastano 7 minuti a far sorridere la Juventus: il merito è della nuova arrivata Capeta, brava nell’inserimento su sviluppo di un corner. Fatale l’incornata della numero 7. Seppur non così incisiva per finale, prova a rispondere la padrona tedesca con Huth: la calciatrice offensiva sfoggia un tiro pericoloso che bacia la traversa, resta ad ogni modo uno squillo per dimostrare che nulla è ancora deciso.

A poco dal 40’, protagonista di un simil scenario è Wälti, anticipata dal quasi raddoppio a favore cercato da Brighton (respinto, qui, il tentativo della svizzera). Non si registrano particolari differenze nei momenti a chiudere la prima fase di gara; rimane 1-0 per le ospiti odierne.

Dopo la consueta pausa, il ritorno sul campo dell’AOK Stadion non concede tregua alle tedesche. La prova di Minge (che trova solo l’esterno della porta) annuncia il 2-0 Juve: stavolta Capeta (autrice del vantaggio iniziale) si mostra anche pronta a costruire, ben servendo Vangsgaard che non sbaglia. Quanto umore all’insù per le atlete di Canzi!

Attenzione, però, alla sorpresa dell’ 81’: è rigore per il Wolfsburg per via di un tocco di braccio di Calligaris. Tale gesto vale il goal accorcia distanze del club locale. Difende il risultato oltre il recupero concesso, poi, la Juventus, ma solo fino all’ultimo minuto che cambierà le sorti di una gara al cardiopalma e decreterà il pari tra le due. È 2-2.

Ora l’attesa è tutta per la seconda degli ottavi di finale in programma giovedì prossimo; per ora è un sorriso diviso!

Eleonora Mereu
Aspirante giornalista cagliaritana. Quella per lo sport femminile? Una passione nata anni fa, che mi spinge ora ad impugnare una penna per dar voce, nel mio piccolo, alle piccole e grandi realtà. Con le ragazze della Nazionale ho imparato ad apprezzare ancora di più il settore, percependo quanto scrivere sia un privilegio più che una missione, che va portato avanti con rispetto ed un reale sentimento per il movimento.

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