Photo Credit: Paolo Comba - PhotoAgency Calcio Femminile Italiano

“L’ho incontrata a Biella. Lisa Boattin stava guardando Juventus-Napoli di serie A femminile. La sua Juventus, la squadra che le fa illuminare gli occhi, da sempre. E pensavo che ero felice per lei perché, come persona, mi ha sempre trasmesso sensazioni positive. Non che l’abbia incrociata molte volte, però l’ho sempre vista sorridere, le ho sempre sentito dire solo cose belle. Storie di sogni, di rincorse, di umanità dolce. Gioca a Houston, negli Stati Uniti, dove il soccer (lo chiamano così) delle donne è una cosa seria. E’ il paradiso delle quattro volte Campionesse del Mondo, il parco giochi di angeli e titani, in cui si sono divertite persone enormi come Alex Morgan e Megan Rapinoe, piedi di velluto e menti sopraffine. Per Lisa, è casa. Come lo è per Sofia Cantore, che gioca a Washington (e come lo sarà a breve per un’altra italiana, che la sta per raggiungere: daje!). Poi, però, ho pensato che intorno a lei, a loro, continua ad esserci il vuoto. Intanto, fisico: allo stadio di Biella, per la partita, c’era pochissima gente, nonostante gli sforzi dei club e dell’Assessore allo Sport. La verità è che continuano a non essere compiuti i passi necessari per fare uscire il movimento dal limbo. Non esiste una Lega Femminile.

Quando gioca la Nazionale, spesso gli alti dirigenti del calcio italiano latitano (dovrebbero perdere esempio dal presidente della FIFA Gianni Infantino che, in silenzio, per il calcio femminile sta facendo cose enormi). In tv, degli stadi, si vede il lato più brutto. Sui media bisogna affidarsi alla passione di giornaliste come Alessia Tarquinio, Silvia Campanella o Martin Angelini per fare tre nomi. Troppo facile farsi fotografare in tribuna durante la semifinale degli Europei, un po’ più complicato essere dall’altra parte, quella delle calciatrici, che alzano la testa e vedono certi posti vuoti in tribuna, che magicamente si riempiono solo quando serve mettersi in mostra. Farsi belli un giorno all’anno, di fronte a chi si fa un culo così per tutti gli altri 364: la sproporzione è evidente. 
(e poi magari capita che le giovani del Napoli Women vengano chiamate puttane da coetanei maschi, durante una partita, e nessuno dica nulla)”