La Triestina nasce il 2 febbraio 1919 (dopo un accordo preliminare datato 18 dicembre 1918) dalla fusione dei club FC Trieste e CS Ponziana. La sua ultima incarnazione risale al 2016.
Attualmente milita in Serie C, dove lo scorso anno ha chiuso all’ottavo posto del girone B. Anche sul femminile sta cercando di realizzare un grande progetto, tant’è che il prossimo anno le alabardate giocheranno nel girone B della terza serie nazionale femminile: a rispondere alle nostre domande è la Responsabile Settore femminile biancorosso Cristina Fumis.

La Triestina quand’è entrata nel calcio femminile?
«Noi abbiamo cominciato il progetto tre anni fa insieme ad un’altra società che possedeva la prima squadra, ma nell’interesse nostro era quello di aprire in zona nostra la Scuola Calcio Femminile della Triestina. La società ha valutato buono il risultato e alla fine è confluito tutto nella Triestina».

Come si è approcciata a questo mondo?
«La Triestina si è approcciata con molta facilità, perché il nostro presidente Mario Biasin è anche proprietario della Melbourne Victory, la quale possiede, oltre a quella maschile, persino una squadra femminile».

L’anno scorso avete vinto il girone veneto di Eccellenza: quali sono stati i segreti di questo successo?
«Il primo è che nei mesi si è creato un ottimo spogliatoio, poi si sono avvicinate ragazze di qualità e questo ci ha permesso di fare bene».

Che squadra vedremo al prossimo campionato di Serie C? E quale sarà l’obiettivo?
«Per prima cosa abbiamo confermato completamente la rosa più un’aggiunta di altre ragazze, saremo la mina vagante del campionato. La società non ci ha chiesto di vincere, non abbiamo pressione, se non crescere ancora. Però l’obiettivo è la salvezza».

Che girone B di Serie C sarà?
«Il nostro girone è quello più numeroso e difficile, avremo le ripescate Atletico Oristano e Portogruaro, con quest’ultima che ha sostituito il Gordige: ci dispiace tanto, visto che l’abbiamo affrontata per tanto tempo. Ma le nostre ragazze sono pronte per la nuova stagione».

Come state agendo a livello giovanile?
«Noi abbiamo cinque squadre: Piccole Amiche, Primi Calci, Pulcine, Under 15 e 17. Non abbiamo fatto l’Under 19 a causa del Covid. Sicuramente saranno squadre molto giovani, che devono fare esperienza, che devono giocare a calcio in maniera più seria: si stanno impegnando, grazie ai nostri allenatori qualificati».

Quanto conta avere per la Triestina avere un settore femminile?
«Siamo benvenute perché era naturale per la Triestina avere un settore femminile. Certo dispiace esserci trasferiti a Gorizia, ma siamo seguiti bene, visto che quando entro nella società mi chiedono come sta andando le ragazze. Ci mancano gli sponsor, perché queste ragazze faranno trasferte impegnative e si sacrificano per giocare a calcio, quindi aspettiamo qualche partner per fare meglio».

Come sta andando il movimento in rosa nel nostro paese?
«Sta andando lentamente, basti pensare che l’anno scorso, quando sono andato alla riunione dei responsabili settori femminili di Lega Pro abbiamo riscontrato numeri bassi, non ci sono impianti sufficienti in Italia, ma nel nostro Paese, grazie alla Federazione, sta pian piano crescendo».

Il calcio femminile italiano sarà professionistico dal 2022: scelta giusta?
«Sono d’accordo, perché le ragazze vanno tutelate per l’impegno che mettono. Solo così si potrà far crescere il movimento, e spingere le bambine ad avvicinarci al calcio».

La Redazione di Calcio Femminile Italiano ringrazia l’Unione Sportiva Triestina Calcio 1918 e Cristina Fumis per la disponibilità.

Elia Soregaroli
Nato il 12 luglio del 1988 a Cremona, Elia ha sempre avuto una grande passione per il mondo del giornalismo, in particolar modo a quello sportivo. Ha tre esperienze lavorative in questo settore, IamCalcio, ManerbioWeek e BresciaOggi, un workshop con l'emittente televisiva Sportitalia, e uno stage curricolare con il Giornale di Brescia. Si avvicina al calcio femminile nel 2013 grazie ai risultati e al percorso del Brescia CF e da allora ha cominciato ad occuparsi anche del movimento in rosa.