«Sono una ex centrocampista, capitano della mia squadra e titolare fissa. Lunga la mia carriera da giocatrice, poi è arrivato il momento di appendere le scarpette al chiodo ma il desiderio di rimanere sui campi da calcio non mi ha mai abbandonata»: inizia così il piacevole racconto di Antonia Giammanco, attuale Responsabile Calcio Femminile AlAC Sicilia.
Si, perché la figura citata, in questi anni, ha proseguito con dedizione e la stessa passione di sempre, contribuendo attivamente e positivamente alla evoluzione del contesto Women. Il patentino UEFA B, l’A, il ruolo di selezionatrice e tecnico della Rappresentativa Femminile Under 23 di calcio a 11, poi il premio di caratura nazionale “Mister Fair Play” sono solo alcuni degli imponenti traguardi raggiunti dall’ormai ex Consigliera AIAC Provinciale, traguardi che, ora come ora, sono di tutti. Perché?
Bene un riconoscimento, una targa ricevuta, ma background e risultato evidenziano qualcosa di molto più ampio. Se in un movimento tuttora “rollercoaster” l’evoluzione c’è è anche grazie a figure come la protagonista odierna, il quale impegno non si è fermato dopo l’azione storica dello status professionistico.
Proiettando il tema al presente, quale è la situazione circa il modello tricolore? La regione Sicilia – posto sotto i riflettori il coinvolgimento delle azzurre nel progetto europeo – sta effettivamente beneficiando di tali risultati? Secondo Giammanco rimane una questione “a metà”: «In Italia, ha dato una spinta evidente al movimento femminile, aumentando visibilità, investimenti e interesse del pubblico. Le analisi nazionali sottolineano come il percorso della Nazionale abbia funzionato da catalizzatore, rilanciando l’attenzione mediatica e favorendo nuove iniziative.
In regione? Il quadro che emerge è positivo ma ancora a macchia di leopardo. Le spinte stanno arrivando sul territorio, soprattutto in termini di maggiore partecipazione giovanile, crescita delle società che aprono o potenziano i settori femminili, più attenzione da parte delle istituzioni sportive regionali. Tuttavia, la capacità di trasformare l’entusiasmo in strutture, tecnici formati e percorsi stabili, varia molto da zona a zona».
In sintesi? Il territorio sta beneficiando dei risultati analizzati, ma la crescita non è uniforme. Dove esiste già una base solida, l’effetto‑traino è evidente, altrove servono ancora continuità, investimenti e un lavoro culturale più profondo.
Al momento d’esordio si è parlato di Associazione Italiana Allenatori Calcio, una realtà dove la tutela degli interessi sportivi, professionali, morali è naturale. La responsabile ha sottolineato progetti diretti in corso per la promozione e valorizzazione del femminile sul territorio e, vista l’importanza, anche degli aspetti che al momento “frenano” all’interno del contesto calcistico femminile in regione. Quanto i primi, i pilastri risultano: formazione tecnica (promozione corsi, aggiornamenti e momenti di confronto rivolti ad allenatori e allenatrici con l’obiettivo di elevare la qualità del lavoro sul campo e creare figure sempre più preparate a guidare squadre femminili, valorizzazione delle atlete.
Ancor più “viscerale” il secondo punto, per la quale la stessa riferisce di una partecipazione giovanile non ancora sufficiente (la cifra è in aumento ma non ha ancora raggiunto livelli tali da garantire una crescita uniforme), differenze territoriali marcate (alcune province risultano più strutturate, altre faticano a mantenere settori femminili stabili o a garantire continuità nei campionati). Secondo tale scenario, quindi, vi è «necessità di tecnici specializzati e di lavorare sulla persistenza di barriere culturali – stereotipi e resistenze, quindi – che rallentano la piena integrazione del calcio femminile nel tessuto sportivo».
La rappresentanza femminile in regione, intanto, coinvolge attualmente diverse realtà di categoria. Che ruolo potranno svolgere nel panorama attuale? La risposta è stata molto chiara: «manca ciò che davvero fa crescere una squadra, ossia una visione educativa, un progetto tecnico serio, rispetto per le atlete, investimento reale nel movimento.
Quando l’obiettivo non è la crescita delle ragazze, si arriva ad avere progetti fragili, ambienti poco sani, mancanza di continuità, delusione per chi ci crede davvero! Il calcio femminile merita, invece, persone che lavorano con etica, competenza e responsabilità, perché dietro ogni squadra ci sono ragazze che sognano, famiglie che si fidano e un movimento che sta lottando per affermarsi».
Si dice sempre che i giovani rappresentino il futuro, ed anche nelle società appaiano come un investimento. La fiducia delle stesse realtà, in primis, è importante per rafforzare anche i percorsi giovanili che nel Paese sembrano promettere crescita e sviluppo, con la speranza di attuare progetti a lungo termine e non temporanei (come, purtroppo, spesso succede). Visto anche quanto già illustrato, quale è il contesto in cui si vanno ad iscrivere i tecnici delle squadre e cosa garantisce la regione circa la formazione delle guide tecniche? «Al momento la prospettiva è in fase di consolidamento – ha affermato -. I settori giovanili stanno mostrando segnali di crescita, sia in termini di partecipazione sia di qualità del lavoro tecnico, tuttavia la vera svolta dipenderà dalla capacità delle società di garantire continuità ai progetti, evitando iniziative brevi o legate solo ai risultati immediati.
Se la fiducia nelle giovani e nei giovani verrà mantenuta nel tempo, il movimento potrà costruire basi più solide e generare un percorso di sviluppo realmente duraturo. La presenza di realtà di allenatori e allenatrici preparati, poi, offre alla regione un patrimonio importante. I tecnici che operano nelle squadre regionali si inseriscono in un contesto in crescita, dove la richiesta di professionalità è più alta rispetto al passato. Si chiedono competenze specifiche, capacità relazionali e una visione educativa che accompagnino la crescita delle atlete».
Si prosegue con fiducia. L’augurio per il futuro? «É che il movimento femminile possa crescere in modo stabile, con progetti continui, tecnici preparati e un numero sempre maggiore di giovani che trovano nel calcio un ambiente serio e accogliente – ha concluso -. La speranza è che la Sicilia riesca a valorizzare il proprio potenziale, trasformando entusiasmo e competenze in un percorso duraturo, capace di dare alle calciatrici opportunità reali e un contesto sempre più professionale».
Si ringrazia AIAC Sicilia e Antonia Giammanco per la gentile concessione.






