“Tempo fa ho ritrovato un video di quando avevo vent’anni, in un periodo in cui una Nazionale femminile di futsal nemmeno esisteva. In quel video dicevo: ‘Anch’io sono una giocatrice di futsal e merito un Mondiale ufficiale’. Era una campagna nata per sensibilizzare su un tema che, allora, sembrava lontanissimo”.
È un fiume in piena Arianana Pomposelli al suono della parola futsal. La calcettista, infatti, in una piacevolissima intervista parla del passato e del presente, partendo da oltre 10 anni fa e su un sogno dipinto d’azzurro: “Nel 2015 è nata la Nazionale e ho avuto l’onore di farne parte. Per otto anni abbiamo scritto insieme pagine di storia che porterò per sempre nel mio cuore”.
Sulla manifestazione disputata nelle Filippine, poi, Arianna ammette: “Non aver partecipato personalmente al Mondiale ufficiale non è stato semplice. Ogni giocatrice sogna la Nazionale e chi ha avuto la fortuna di indossarne la maglia avrebbe voluto mettere piede nel primo Mondiale della storia. Perché ci si sente parte di quella storia, di una Nazionale alla quale si è dato tutto negli anni”.
La classe ’91 sul Mondiale poi con tono sicuro ci dice: “Anche se l’ho vissuto da casa, tifando la mia Nazionale, credo che sia stato un traguardo che ci ha unite tutte, al di là della maglia indossata in quel momento: da chi gioca a livello amatoriale a chi è nella massima categoria, fino a chi oggi allena perché, quando giocava, una Nazionale nemmeno esisteva. Era il nostro Mondiale ufficiale”.
Sulla rassegna andata in scena Manila, poi, aggiunge: “Se da un lato resta il dispiacere di non esserci stata fisicamente, dall’altro prevale la felicità per un traguardo enorme, che va molto oltre l’aspetto personale. È stato un bellissimo Mondiale. Vedere le atlete di ogni Paese emozionarsi durante il proprio inno è stato un momento forte e credo abbia ricordato a tutti che lo sport, nei suoi momenti migliori, sa andare oltre la competizione e oltre le differenze”.
Pomposelli dalla scorsa estate ha salutato la Serie A per sposare il progetto dell’Infinity. Sulla sua scelta ricorda. “È stata una scelta di cuore, che ho fatto molta fatica a prendere.
Si erano interrotti i miei rapporti da giocatrice con l’Audace Verona, ma avevo ancora l’Under 19 che mi era stato proposto di continuare ad allenare. Sono sempre stata, e lo sono tuttora, molto legata alle ragazze e al loro percorso di crescita, e sentivo nel profondo di non poterle lasciare così. Per continuare ad allenarle e rimanere in Veneto avrei dovuto scegliere una squadra di Serie B, nonostante avessi anche opportunità in Serie A. Ho quindi messo tutto sul piatto e ho deciso di proseguire il mio percorso da allenatrice, accettando di scendere di categoria come giocatrice”.
Scelta di cuore, trafitto da anni dal futsal, per Arianna che sul corteggiamento dell’Infinity poi ci confida: “Si è dimostrata convinta fin da subito, anche su alcuni club di Serie A che mi avevano contattata. Dalla prima telefonata mi hanno trasmesso solidità e ambizione, due valori per me fondamentali in una squadra. Il progetto era chiaro, serio e ben ponderato. Ho quindi sposato questa causa e ho trovato esattamente l’ambiente che mi aspettavo dopo quella prima chiamata con Marta Carluccio, che mi aveva fatto un’impressione estremamente positiva. Un ambiente sano, fatto di persone professionali e di ragazze che hanno voglia di mettersi in gioco lavorare e migliorarsi”.
Sulla scelta, poi, continua: “In realtà, dopo quel primo confronto, nel mio cuore avevo già preso la decisione: quella nuova strada volevo percorrerla con loro. Gli obiettivi erano legati alla crescita della squadra e della società, senza presunzioni, ma con umiltà e tanta voglia di lavorare. C’erano tutti i presupposti per provare a costruire qualcosa di importante e sono davvero felice di essere entrata a far parte di questa famiglia, una squadra in cui mi sento bene e nel quale cresciamo allenamento dopo allenamento”.
Per l’ex Audace e Kick Off subito la possibilità di tornare in A, visto il primo posto nel girone A di Serie B dell’Infinity: “Ovviamente l’idea di poterci giocare la possibilità di promozione in Serie A è molto allettante e affrontiamo ogni partita con fame e con una grande voglia di fare bene. In realtà, però, la sensazione principale è quella di voler crescere gara dopo gara, un passo alla volta. Non ci poniamo limiti e lo facciamo con la serenità di chi ha un obiettivo ben chiaro in testa, ma senza la pressione di doverlo raggiungere a tutti i costi. Non è un’ossessione, bensì uno scopo. Quando vivi questo in campo, vuoi solo fare del tuo meglio per arrivare insieme dove ci si è prefissati di arrivare: essere una versione di noi migliore di quella del giorno precedente”.
Il 2026 dell’Infinity è iniziato con un’altra vittoria che Arianna analizza cosi: “Quella di domenica è stata una gara tosta, una partita giocata ad alti ritmi contro la seconda in classifica, subito alle nostre spalle. Sapevamo che sarebbe stata una sfida difficile, ma siamo riuscite a tenere il controllo del gioco e a portarla a casa con caparbietà e intelligenza”.
Da leader, poi, punta il focus sulle sue compagne di squadre sulle quali ci racconta: “Sono un gruppo saldo e unito, che ha una grande voglia di crescere e migliorarsi. Non c’è una di noi che non si sia messa in gioco per fare un passo avanti. Ho molta fiducia nelle mie compagne e sono felice di condividere con loro questo percorso: da chi ha meno spazio a chi gioca tutta la partita, da chi lavora ogni giorno per essere all’altezza a chi arriva da un altro Paese e, pur essendo lontana da casa e parlando un’altra lingua, in campo sembra parlare la nostra stessa lingua. Nessuna si tira indietro e nessuna viene lasciata indietro: ci si aiuta a vicenda ed è bello”.
In chiusura l’ex Lazio e Olimpus Roma fa un bilancio sullo scorso anno: “Mi lascio alle spalle le delusioni, calcistiche e non, perché spesso più che lo sport sono le persone a deluderci. Nel 2026, invece, mi porto dietro la bellezza di questo sport. La doppia cifra della fine della stagione 2024/25 e quella dell’inizio della 2025/26 fa sicuramente piacere, ma non sono ciò che conta di più per me. Ci sono momenti e ricordi che valgono molto di più di un goal. Mi porto soprattutto le cose preziose che questo 2025 mi ha regalato: le persone che sono sempre state al mio fianco e continuano a esserlo, compagne di squadra con cui ho condiviso il campo per anni che ho dovuto salutare, e quelle conosciute da poco, con cui ho ancora voglia di conoscermi più a fondo e di proseguire il cammino insieme”






