Photo Credit: Paolo Comba - PhotoAgency Calcio Femminile Italiano

La popolarità sui social può trasformarsi in un’arma a doppio taglio. Lo sa bene Alisha Lehmann, tra le calciatrici più seguite al mondo con ben 15,8 milioni di followers, che ha raccontato il lato più difficile della sua esposizione mediatica: l’ondata di critiche e commenti negativi ricevuti online.

L’attaccante svizzera ha spiegato come la crescita improvvisa della sua notorietà non sia stata qualcosa di pianificato o cercato consapevolmente. “All’inizio non l’ho fatto perché volevo diventare famosa o altro. Non l’ho mai sognato. Non è mai stata una cosa per cui pregassi ogni giorno. È semplicemente successo e, ovviamente, quando ho iniziato ad avere più follower, ho ricevuto anche più odio e ho passato un periodo davvero triste. Probabilmente non uscivo più di casa. Dormivo tutto il giorno”.

Parole che restituiscono un’immagine fragile e umana di un’atleta spesso osservata solo attraverso numeri e fotografie. Dietro la visibilità e il successo si nasconde infatti una pressione costante, che nel suo caso si è tradotta in isolamento e difficoltà emotive. Le critiche, come racconta lei stessa, non si sono limitate all’ambito sportivo. “Quando pubblicavo post a 20, 21, 22 anni, tutti mi giudicavano. Tutti dicevano che non ero una calciatrice, che pubblicavo solo post sui social media e cose del genere, e tutti mi giudicavano tantissimo”.

La testimonianza di Lehmann riporta al centro il tema della salute mentale nello sport moderno, soprattutto in un’epoca in cui l’esposizione digitale amplifica ogni parola e ogni gesto. I social network offrono opportunità straordinarie di visibilità e connessione, ma possono diventare anche spazi di pressione continua e critica feroce.

Il racconto dell’ex Juventus, oggi in forza al Leicester City, invita a una riflessione più ampia: dietro ogni profilo seguito da milioni di persone c’è una persona reale, con emozioni e vulnerabilità. E l’odio online, anche quando sembra solo una sequenza di commenti, può avere conseguenze profonde.

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