Elena Linari ha deciso di voltare pagina. A 31 anni, la calciatrice azzurra ha lasciato l’Italia per affrontare una nuova avventura in Inghilterra, approdando alle London City Lionesses, squadra della Women’s Super League. Queste le sue dichiarazioni rilasciate al Corriere dello Sport: “È una bella sfida e anche un’opportunità a cui non potevo rinunciare e sono felicissima. Non me l’aspettavo: a trentun anni non è scontato che una squadra di uno dei campionati più belli d’Europa ti chiami per crearti attorno un progetto. Mi sento veramente molto fortunata. Penso che tutto il lavoro fatto in questi anni mi stia ripagando”, racconta.
La carriera e la voglia di crescere
La difensora riflette sulla sua carriera e sull’età: “Forse la carriera di una calciatrice oggi non è lunga come dieci anni fa: perché c’è il ricambio, non perché non ce la possiamo fare. Io mi reputo una spugna. Voglio conoscere, sapere, chiedo, mi metto alla prova, mi stimolo. Sto cercando di migliorare. Anche per questo dico che mi sento ancora una ragazzina. Sto lavorando giorno e notte. Spesso da sola, su me stessa, come sempre e ancora di più. Qui ci sono persone a totale disposizione, al contrario forse di quanto purtroppo accade in Italia, almeno nel femminile”.
Sulla differenza tra Italia e Inghilterra aggiunge: “In Italia purtroppo le difficoltà ci sono ancora, anche se si stanno facendo grandi passi. Se vogliamo crescere, in Italia dobbiamo pagare il giusto le persone, dare loro quello che meritano. Invece ci sono lavoratori con stipendi non adeguati. E questo si riflette su noi atleti e atlete, che lavoriamo con il nostro corpo. Qui se ho bisogno di un professionista lo chiedo e la società me lo dà. In Italia questo non sempre è possibile”.
La professionalità inglese
La giocatrice racconta che alla Roma spesso doveva investire di tasca propria per migliorarsi: “Purtroppo sì, alla Roma era così, ma penso che succeda da tante altre parti. Non mi sono mai lamentata perché non cerco problemi, io cerco soluzioni. Li ho considerati investimenti su di me, anche se con i soldi del mio stipendio, che mi hanno portato dove sono adesso, non rimpiango e non rinnego niente. Qui vedo tanta prospettiva di miglioramento, tanto futuro, ma lasciare la Roma è stato difficile”.
Riguardo al futuro, la difensore non esclude un ruolo da allenatrice: “Vorrei poter rimanere in Inghilterra, non in dirigenza ma ancora dentro al campo. Fare l’allenatrice mi piacerebbe moltissimo. Se hai ambizioni e voglia di crescere, sicuramente il campionato inglese è il miglior posto per lavorare bene. Ma non voglio affrettare i tempi”.
Visibilità e calcio femminile
Elena nota la differenza tra il contesto inglese e quello italiano: “Beh, con Sky Sport, BBC, YouTube, la visibilità è enorme. Se ne parla continuamente”. Diversa è la situazione in Italia: “Dopo il vostro Europeo esaltante, con tanta emozione attorno a voi, si è giocato contro Giappone e Brasile di pomeriggio feriale a Como e Parma. Penso di sì. È normale che nessuno venga a vederti. Nemmeno le scuole calcio… Mi sono sentita affranta e dispiaciuta. Capisco però che aprire uno stadio grande comporti dei costi e vederlo vuoto è brutto”.
Sul modo di giocare e allenarsi, Linari sottolinea l’impatto del campionato inglese: “Cattivi è troppo, direi duri, decisi, determinati, soprattutto qui, dove l’aspetto fisico è predominante e determinante, devi far sentire la tua presenza. Ovviamente sì, è un campionato più fisico, con molti duelli. Il livello è alto e mi spinge a mettermi alla prova. So che mi devo dare il tempo di adattarmi. E benché non sia una persona capace di darsi tempo, sto imparando a farlo”.
Crescita personale e famiglia
Linari racconta anche del supporto della famiglia: “Mai se sei umile e hai voglia di fare sempre meglio. Serve il giusto ambiente, sincero e onesto, che ti permetta di capire anche i minimi errori. La mia fortuna è di avere persone intorno che sanno come sono e mi fanno stare coi piedi per terra. Dopo una partita ho un feedback immediato, quello di mia mamma che mi dice che sono stata la più brava e… la più bella. E poi quello oggettivo del babbo che mi trova un errore ogni 90 minuti, lo apprezzo, è uno stimolo per me, anche se qualche volta mi fa male”.
Riguardo alla vita privata, spiega: “La mia vita è volatile, ridotta nel tempo, dipendo dai risultati e sulla loro onda devo vivere. Mio fratello è felice e realizzato. La mia compagna è a distanza con me a Londra per provare a realizzarci entrambe. Penso che anche in coppia si debba restare due entità distinte, complementari, che si compensano e si aiutano per diventare persone migliori. Finché si stanno realizzando i propri sogni, è giusto che ognuna segua la propria strada”.
Una rinascita tra calcio e vita
Per la classe ’94, l’esperienza inglese non è solo un trasferimento, ma un’occasione di crescita: “Mi fa paura averne paura. Ma sono una positiva e so che dopo una tempesta c’è l’arcobaleno”. Londra rappresenta quindi un contesto dove migliorarsi sul campo, essere valorizzata e continuare a crescere come persona e come calciatrice.






