Photo Credit: Freedom FC

Quando si finisce il percorso con la maglia della Primavera di una squadra importante come la Juventus si potrebbe percepire un leggero senso di vertigine, con la conseguente paura di cadere nel vuoto e di non riuscire a rialzarsi. Giorgia Berveglieri, ex Bologna – tra le altre – prima di approdare alla Vecchia Signora, è al suo secondo anno in prestito dopo la fine delle giovanili. L’impatto con la Serie B è cominciato vestendo la maglia del Brescia lo scorso anno, mentre ora i colori che difende sono quelli della Freedom. L’attaccante ha rilasciato alcune dichiarazioni in esclusiva alla Redazione di Calcio Femminile Italiano.

L’attaccante di proprietà della Juventus ha avuto fin da piccola delle spiccate doti sportive che hanno trovato il loro culmine nel calcio, sport che ha conosciuto grazie al fratello e alla sua squadra, di cui è poi diventata una beniamina. Ad appena quattro anni il pallone era diventato il suo migliore amico e la sua passione più grande, ma non per questo la calciatrice ha trascurato i propri impegni al di fuori: «Il mio rapporto col calcio è iniziato molto presto. Quando avevo quattro anni andavo sempre a vedere mio fratello, più grande di me di tre anni, giocare. Un allenatore, vedendomi sempre nascosta in panchina, un giorno decise di darmi una maglia, e l’anno dopo avevo l’età minima per iscrivermi. Mia mamma mi portava a nuoto prima di andare a prendere mio fratello, ma appena ho scoperto il calcio è stato amore a prima vista, sono sempre stata portata per tutti gli sport, ma c’è sempre stato solo il calcio. Per fortuna non ho mai trovato nessuno che mi ostacolasse, devo tanto alla mia famiglia per tutti i sacrifici che ha fatto per aiutarmi a proseguire con il mio percorso. Mia nonna mi ha sempre ricordato che viene prima lo studio, ed è riuscita a farmi dare la giusta importanza a entrambe le cose», la famiglia della numero 33 della Freedom l’ha sempre sostenuta e, pur ricordandole che per raggiungere quel che si vuole si devono fare sacrifici e tenere aperte più porte, le ha anche consegnato la grinta giusta per spiccare il volo.

Quando si è molto piccoli si cresce con un idolo di riferimento a cui ispirarsi. Berveglieri ha sempre nutrito grande stima nei confronti di Cristiana Girelli, la prima persona che le viene in mente quando si parla di “attaccanti”: «Se penso alla parola “attaccante”, avendola vista anche da vicino, non posso non pensare a Cristiana Girelli per le sue qualità offensive e il suo senso del gol.»

Berveglieri ha cominciato il suo cammino nel calcio nelle vesti di una centrocampista, ed è stato al Bologna, al suo ingresso nel calcio al femminile, che ha poi scoperto il ruolo dell’attaccante e ha capito che era quello che le si cuce meglio addosso, benché l’esperienza maturata in altri ruoli si stia rivelando preziosissima tale da arricchire ancor di più il suo “essere calciatrice”: «Con i maschi giocavo perlopiù a centrocampo, anche se mi capitava di fare qualche gol. Il passaggio ad attaccante l’ho fatto al Bologna, alla mia prima stagione femminile, a quattordici anni. Anche gli anni dopo ho spaziato molto su tutti i ruoli offensivi anche del centrocampo. L’anno scorso ho giocato tutti i ruoli circostanti all’attaccante, e penso che tutto insegni qualcosa, che tutto faccia bagaglio e che, se non hai modo di fare l’esperienza d’attaccante, hai modo di arricchire qualcos’altro del tuo “essere giocatrice”.»

«Ho fatto tre anni a Bologna durante il Covid, quindi un anno e mezzo effettivo, e sono poi passata alla San Marino Academy per un solo anno, perché volevo sperimentare il campionato di Primavera Nazionale. Tutte le squadre per cui ho giocato sono state fondamentali anche per la chiamata della Juventus. San Marino mi ha dato la possibilità di giocare un campionato più in vista ed è stato quasi un trampolino, un anno molto bello e importante: ci sono state le prime convocazioni in Nazionale, anche quelle sono arrivate grazie alla squadra e alla Società che mi accompagnavano in quel momento», un capitolo che ha lasciato il segno in positivo è la San Marino Academy, in cui la giocatrice ha militato subito dopo l’avventura al Bologna e forse il vero discriminante che ha propiziato il corteggiamento da parte della Juventus.

La Vecchia Signora ha sondato il terreno e chiesto di Berveglieri, che inizialmente era scettica e non credeva fosse possibile poter indossare i colori della squadra da lei ammirata fin da piccola«Quando ho ricevuto la chiamata della Juve è stata una grande emozione, quasi non ci credevo quando i miei genitori e mio fratello me l’hanno comunicato: è la squadra che ammiravo da piccolina, e la prima volta che sono entrata a Vinovo ho percepito tutto così grande che non mi sembrava vero.»

Giorgia Berveglieri non deve scavare troppo a fondo nei ricordi per scovare quello che la lega al suo esordio con la pesante maglia della Juventus, una delle prime volte in cui il suo cognome capeggiava sul tessuto di una divisa, quella bianconera, posizionata di fronte alle maglie di Bonansea e Rosucci: «L’esordio è stato una grande emozione. Nello spogliatoio la mia maglia con il mio nome in una delle prime volte in cui ve lo vedevo scritto era di fronte a quelle di Bonansea e di Rosucci, incuteva molto terrore, ma era quasi un sogno. Era un privilegio poter ammirare quelle che la Juve l’hanno vista nascere, crescere e sono delle bandiere.»

La Juventus non si può riassumere in un semplice percorso di crescita, perché nei suoi motti più famosi sono incasellati i valori che la calciatrice ha appreso e visto con i propri occhi fin dal primo giorno durante gli allenamenti: «Alla Juve ho imparato l’umiltà, il sacrificio e la perseveranza, perché ci sono due motti che alla Juve ti perseguitano, che sono “Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta” e “Fino alla Fine”: la vittoria è importante, ma per quella maglia lo è ancora di più, questo te lo fa capire subito, ti fa dare il giusto peso alle cose e ti fa capire che cos’è tutti i giorni.»

La Freedom è la seconda squadra ad aver accolto l’attuale numero 33 biancoblù, perché lo scorso anno ha giocato la sua prima stagione in serie cadetta con la maglia del Brescia. Il Club lombardo ha lastricato per lei una strada imboccata nel modo giusto alla ricerca della crescita personale e della consapevolezza nei propri mezzi«Nel primo anno di prestito in Serie B a Brescia ho trovato un gruppo molto giovane e unito, non percepivo nemmeno di essere in Prima Squadra, perché ha fatto sì che ognuna di noi avesse lo stesso valore e lo stesso peso; è stato un anno molto bello, ho fatto esperienze in diversi ruoli e mi reputo cresciuta. Devo ringraziare lo Staff e la Società, perché è stato un anno molto bello e formativo.»

Giungere alla Freedom è stata una scelta facile, dettata dalla sfida, dalla filosofia della Società e dalla bella impressione che aveva avuto da avversaria con la maglia del Brescia nel veder giocare il gruppo cuneese, da sempre distaccato dalle squadre maschili e una realtà che crede fortemente nella declinazione al femminile: «Quest’anno indosso i colori della Freedom, il progetto mi ha convinto perché è una Società non legata al maschile e che appartiene a un Presidente che ci crede e vuole investire, ed è bello vedere una Società così piccola che ci prova, pur avendo capacità limitate rispetto ad alcuni colossi del maschile. Mi ha convinto anche l’anno scorso soprattutto la prima parte di campionato, perché era una squadra molto forte, e giocandoci contro con il Brescia mi aveva impressionato molto anche il fatto che giocassero in uno stadio.»

In terra lombarda la Prima Squadra era un insieme di giocatrici giovani, grintose e bisognose di mettersi in gioco. Il progetto della Freedom all’inizio della stagione ha delineato un gruppo eterogeneo nelle età, ma omogeneamente improntato verso la vittoria. L’esperienza delle compagne di squadra sta fornendo alla classe 2005 degli strumenti di cui fare buon uso, tra cui i consigli da parte di coloro che hanno giocato all’estero e hanno conosciuto palcoscenici internazionali, quali Bonetti o Kaabachi, e delle giovani, come Pasquali, volte a pensare sempre e solo ai tre punti: «Il gruppo è composto da ragazze con molta più esperienza, sono una delle più giovani ed è una fortuna: posso allenarmi tutti i giorni con ragazze del calibro di Tatiana Bonetti, ma non solo. Mi piace molto confrontarmi con Ella Kaabachi, perché è sempre disponibile e, anche se non è del mio ruolo, le sue esperienze al PSG e in Arabia mi affascinano molto. Per il mio ruolo, in ogni momento e in ogni partitella osservo quello che Tatiana fa, è una ragazza molto disponibile e mi piace molto confrontarmi con lei. Mi piace sempre osservare anche Sofia Pasquali, ma penso che tutte in realtà, essendo una delle più piccole, possano darmi qualcosa, e sono sempre pronta ad ascoltare chi mi vuole aiutare, perché ho solo da imparare.»

La partita contro il Como è, secondo Berveglieri, l’effigie che può accogliere quello che rappresenta la Freedom«Il pareggio contro il Como è stato uno dei momenti significativi, perché c’era stato il cambio allenatore e arrivare a ospitare una squadra così talentuosa e fare una prestazione del genere con quest’atteggiamento e questa coesione è stato davvero importante.»

La biancoblù era arrivata a Cuneo con l’imperativo di mettersi in gioco, puntare alla titolarità e giocare per fare esperienza, tre punti che sono già stati spuntati dall’elenco di cose da fare il prima possibile. Rimane sempre l’ultimo punto, quello che è il pallino di ogni attaccante, vale a dire siglare il maggior numero di gol, da tenere ben appeso in bacheca fino alla fine della stagione: «Come obiettivi principali avevo giocare e fare esperienza, migliorare sempre di più nel ruolo di attaccante, avendo qui la possibilità di farlo con più continuità. Mi piacerebbe sviluppare quei tecnicismi che ci sono in questo ruolo, e spero anche di fare più gol possibili per la sensazione che ti dà il gol, perché l’attaccante vive per il gol.»

A proposito di “gol”, Giorgia Berveglieri ha messo la sua firma su una doppietta contro il Venezia, e le sue due reti hanno deciso il match nel giro di pochissimi minuti: «Venivo da una preparazione invernale difficile, con un’influenza e una bronchite che mi hanno fermato quasi venti giorni, quella contro il Venezia era la prima da titolare. Nel primo tempo avevamo creato tanto, ma c’erano stati quindici minuti di blackout ed eravamo molto deluse, perché non stavamo giocando come sappiamo fare. Nel secondo siamo entrate con un’altra mentalità e abbiamo fatto subito i due gol, l’uno dietro l’altro, ed è stato molto bello: era quasi un momento liberatorio, nel primo tempo avevamo fatto molta fatica e non ero riuscita a sbloccarla, e non è facile giocare contro una squadra che vuole fare punti per salvarsi.»

Si ringraziano Giorgia Berveglieri, l’addetto stampa Edward Pellegrino e la Freedom Calcio Femminile per il tempo, la disponibilità e l’immensa fiducia.

Ilaria Cocino
Appassionarmi allo sport è stato semplice: qualche gol degli Azzurri al Mondiale 2006, qualche punto spettacolare di dritto, qualche schiacciata nel campo avversario, qualche canestro impossibile. Sono un'aspirante giornalista sportiva che segue con passione il movimento calcistico al femminile da ormai qualche anno e tenta, attraverso il suo piccolo contributo, di trasformarlo nella quotidianità di chi legge e di renderlo qualcosa di più di una semplice meteora: il potere delle parole è inestimabile, e spenderle per queste ragazze è un privilegio immenso e una grande responsabilità.

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