Se si pensa alla fame agonistica non si può non pensare alla Virtus Marsala. La promozione in C, poi un racconto di ambizione che quasi scuote i piani di un percorso ancora in ballo; la realtà sicula, arrivata in punta di piedi in categoria, in questo viaggio vuole dimostrare di esserci, perché approcciare un campionato nuovo significa scontrarsi con un livello d’esperienza che non ammette distrazioni. La squadra, però, è l’esempio che, in fin dei conti, esiste un linguaggio universale capace di sfidare ogni pronostico: quello del gruppo e del suo spirito.
È chiaro: oltre il decimo scalino statistico occupato al momento, c’è tanto da raccontare: abbiamo avuto il piacere di farlo con Maria Cristina Termine, storica capitana della formazione biancoblù.
Benvenuta! La maglia del Marsala è ormai parte di te. Ufficializzata la tua permanenza nel gruppo, sono diverse le emozioni che stai vivendo ancora una volta in questi colori: quanto è importante continuare come parte attiva del progetto e quali sono i plus che ti piacerebbe raccogliere in questo frame del percorso?
«Per me è fondamentale, tanto quanto lo è il nostro percorso di crescita. Stiamo vivendo un periodo particolare, intenso, che ci vede affrontare un campionato impegnativo; sapevamo lo sarebbe stato, ma viverlo in prima persona ci ha fatto comprendere davvero quanto il livello, uscendo dalla competizione regionale, sia cambiato: è tutto più veloce, più fisico, più stimolante, proprio per questo sento ancora di più la responsabilità e l’orgoglio di far parte di questo gruppo.
Il mio obiettivo è continuare a trasmettere alle mie compagne l’amore per questo sport e i valori che la nostra società porta avanti da 25 anni: sacrificio, appartenenza, rispetto e identità; sono gli stessi che mi hanno portata a indossare questa maglia da 12 anni e, da 4 stagioni, a rappresentarla con orgoglio nel ruolo di capitano.
In questa fase del percorso vorrei raccogliere consapevolezza, maturità e nuove ambizioni, sia a livello personale che di squadra, perché crescere significa anche accettare le difficoltà, trasformarle in esperienza e continuare a costruire, insieme, qualcosa che duri nel tempo. Questa casacca è casa, è sacrificio, è amore, il posto in cui sono cresciuta come atleta e come persona, e finché avrò la forza di indossarla, continuerò a dare tutto, perché certi colori non si indossano soltanto, si sentono dentro».
Fascia al braccio, la responsabilità è forse doppia: un pò “protettrice” di quanto costruito e che contraddistingue la squadra, un po’ motivatrice: sei d’accordo?
«Sì, assolutamente. La fascia al braccio è un simbolo di grande responsabilità, ma anche di immenso onore. Essere capitano significa sentire il dovere di rappresentare la squadra in ogni momento, dentro e fuori dal campo, e di guidarla verso gli obiettivi che la società si è prefissata fin dall’inizio della stagione.
Mi sento un po’ protettrice di ciò che abbiamo costruito e un po’ motore nei momenti in cui serve energia e fiducia. Il mio è un ruolo che richiede leadership, dedizione e capacità di motivare, ma soprattutto equilibrio. A volte la responsabilità che mi assumo è persino più grande di quella che dovrei avere, perché l’attaccamento a questa maglia è così profondo che diventa naturale voler trovare sempre la chiave giusta per far funzionare tutto, soprattutto nei momenti più complessi.
Essere capitano, per me, significa questo: custodire l’identità del gruppo e difenderla con orgoglio, perché una fascia si indossa sul braccio, ma si porta prima di tutto nel cuore».
L’insieme sta dando tutto. Il girone di ritorno è ormai iniziato e – guardando la statistica – è unico il punto acquisito per ora in questa fase. Spesso, però, è l’approccio, più che il tabellino, a fare la differenza: per questo motivo, ti chiedo, da testimone diretta, quanto pensi sia cresciuta la quadra e su cosa ancora bisognerebbe “svoltare”?
«Penso che la squadra sia cresciuta tantissimo, anche se la classifica e i punti finora non riflettono questo aspetto; la verità, però, è che c’è molto di più dietro ai numeri. La società ci ha sempre sostenuto, investendo su un gruppo giovane e inesperto, con pochi innesti mirati, perché crede nel progetto che stiamo costruendo.
Essere la neopromossa in un campionato così importante come la Serie C Nazionale, poi, comporta inevitabilmente delle difficoltà, e noi le abbiamo pagate. L’inesperienza si fa sentire, ma ciò che ci distingue è la capacità di crederci comunque, di lottare in ogni partita e di puntare sul nostro vivaio, sulle prospettive future delle ragazze più giovani, affinché crescano insieme a noi.
Abbiamo ancora molto da migliorare: dobbiamo lavorare sull’intesa in campo, sulla concentrazione nei momenti chiave e sulla continuità nell’atteggiamento, così da trasformare ogni partita in un’opportunità di crescita. Vedere ogni giorno le mie compagne svilupparsi, imparare dai propri errori e credere insieme nel progetto è ciò che dà la forza di andare avanti e di non mollare mai.
Una squadra non si misura solo dai punti in classifica, ma anche dal cuore che mette in campo, dalla voglia di crescere insieme e dall’orgoglio di indossare questi colori, ed io, come capitano, voglio continuare a custodire tutto questo».
A proposito di viaggio stagionale, domenica è arrivato un pari tra le mura del Lecce. In che modo senti di interpretare questa risposta? Giusto esito per quanto visto sul rettangolo verde?
«Per come abbiamo affrontato la gara, lo è. Potevamo fare di più? Sicuramente sì, ma veniamo da un periodo molto difficile, che ci ha viste uscire ogni domenica con risultati negativi, anche quando per 50-60 minuti le partite raccontavano una storia diversa da quella che poi diceva il tabellino.
Proprio per questo, riuscire a reagire anche stavolta, dopo essere andate sotto di due reti, e rimontarla, ci dà fiducia, ci fa credere che possiamo ancora dire la nostra e dimostrare, sul verde, quanto valiamo davvero.
Alla fine non è solo il risultato che conta, ma l’atteggiamento, la determinazione».
Ora è tempo di tornare in casa per la disputa locale contro il Palermo, una compagine da vertice che, dopo la recente caduta subita, avrà senz’altro voglia di riscatto: aspettative? Che gara dovrà essere per poter ambire al pieno bottino?
«Sarà sicuramente una sfida molto difficile contro una squadra importante, dotata di grande esperienza. Lavoreremo tutta la settimana per prepararci nel migliore dei modi, ma per ambire ai tre punti dovremo entrare in campo con la stessa determinazione e la stessa unione che ci hanno contraddistinto davanti al Lecce, aggiungendo qualcosa in più: quella è la fame di vittoria e la voglia di dare il massimo che vogliamo ritrovare e da cui vogliamo farci guidare.
Puntiamo a vincere».
C’è ancora una strada da percorrere, tutte insieme, per un unico obiettivo: a te stessa ed alle tue compagne auguri…
«Di avere sempre la voglia di esserci, di non mollare mai e di vivere ogni esperienza, presente e futura, senza rimpianti. Alle mie compagne auguro il coraggio di puntare sempre in alto e la determinazione di credere nell’impossibile.
Cosa auguro, invece, a me stessa? Di non deludere né me né proprio le mie compagne, di continuare a crescere e imparare da ogni esperienza, di essere sempre una leader positiva e motivante per la squadra.
Infine ci tengo a ricordare una cosa: il cuore di una squadra, quello vero, non conosce limiti!».
Si ringrazia Maria Cristina Termine e la società tutta per la gentile concessione.






