Nel giorno della Festa della Donna, la pubblicazione della Top 11 delle calciatrici più preziose della Serie A Femminile – elaborata da Transfermarkt sui dati di Soccerdonna – offre molto più di una semplice graduatoria. È una fotografia nitida del momento che sta vivendo il calcio italiano: crescita, identità e una sempre più marcata centralità del talento nazionale.
Il primo dato che emerge è il valore complessivo dell’undici ideale, pari a 2,15 milioni di euro. Una cifra che, letta isolatamente, può sembrare contenuta, ma che assume tutt’altro significato se inserita nel percorso evolutivo del movimento. Il calcio femminile italiano sta infatti costruendo solo negli ultimi anni una propria dimensione economica strutturata, e questa classifica rappresenta uno dei segnali più evidenti di tale sviluppo.
Dal punto di vista tattico, la scelta ricade su un 4-3-3 a forte vocazione offensiva. Non è un dettaglio secondario: la distribuzione dei valori premia soprattutto le giocatrici in grado di incidere nella costruzione e nella finalizzazione, confermando una tendenza ormai chiara anche a livello internazionale.
A guidare la classifica è Manuela Giugliano, con una valutazione di 350mila euro. Il suo primato non è casuale, ma il riflesso di un profilo sempre più centrale nel calcio italiano. Regista, leader tecnica e punto di riferimento anche in chiave realizzativa, Giugliano rappresenta oggi una delle espressioni più complete del campionato. Attorno a lei si sviluppa un centrocampo di grande equilibrio, con Giada Greggi e K. Vilhjálmsdóttir ferme a quota 180mila euro: dinamismo, intensità e qualità nella gestione del possesso.
Se il centrocampo è il cuore della squadra, l’attacco racconta invece il futuro. Chiara Beccari, valutata 240mila euro, è il simbolo di una nuova generazione che sta rapidamente guadagnando spazio e valore. Al suo fianco, A. Corelli (200mila) ed E. Schatzer (180mila) compongono un tridente eterogeneo ma coerente, in cui il mercato premia tanto il rendimento quanto il potenziale di crescita.
In difesa prevale la solidità, con profili affidabili e continui come Martina Lenzini (170mila euro), M. Milinković (180mila) e I. Andrés (140mila). Fa discutere, almeno dal punto di vista tattico, l’inserimento di Annamaria Serturini in una linea arretrata: una scelta che evidenzia come il criterio di selezione sia legato al valore assoluto della giocatrice più che alla sua collocazione naturale in campo.
Tra i pali, C. Rúnarsdóttir (150mila euro) conferma la presenza di un elemento internazionale all’interno di una squadra che, però, parla sempre più italiano. Ed è proprio questo il dato più significativo dell’intera analisi: sette giocatrici su undici sono italiane. Una maggioranza netta che ribalta una narrazione spesso legata alla dipendenza dall’estero e certifica invece la maturazione del sistema nazionale. Il talento c’è, viene valorizzato e, soprattutto, acquisisce peso anche in termini economici.
La distribuzione dei club rafforza ulteriormente questa lettura. Le realtà di vertice, in particolare Roma e Juventus, con il contributo dell’Inter – continuano a essere il motore del campionato, sia sul piano tecnico che su quello degli investimenti. È in questi contesti che si sviluppano le giocatrici più quotate, segno di una progettualità ormai consolidata.
Questa Top 11, dunque, non è soltanto una classifica. È un indicatore. Racconta dove si trova oggi la Serie A Femminile e, soprattutto, suggerisce dove può arrivare. Il valore economico resta distante dai grandi campionati europei, ma la direzione è chiara: più qualità, più competitività e una base italiana sempre più forte.






