Con la vittoria di misura sul Venezia 1985, l’Orobica Calcio Bergamo stacca il pass per i Play-Off con largo anticipo e si prepara a vivere un finale di stagione davvero entusiasmante. La squadra guidata da Marianna Marini, che non perde un incontro dal 16 novembre, è stata protagonista di un percorso eccellente e ora, si tratta solo di capire, se affronterà la fase finale da prima in classifica o se si farà raggiungere dal Sudtirol. Con una difesa solida ed un gioco che mira a recuperare palla con il pressing sull’avversario, le Sharks hanno saputo mettere in difficoltà ogni squadra incontrata, arrivando meritatamente a questo traguardo.

Mister, si aspettava un percorso di questo tipo all’inizio della stagione? Quali erano le
squadre più temibili?
Ad inizio stagione sapevamo di avere costruito una squadra competitiva, ma un percorso così continuo e positivo non è mai scontato e soprattutto va seguito e migliorato durante il campionato e questo è stato possibile grazie all’abnegazione di giocatrici e staff ma in generale di tutti, dirigenza in primis, che ha inserito figure importanti e sopperito alla partenza di giocatrici ottimamente sostituite. L’obiettivo iniziale era creare identità e solidità partita dopo partita. Il campionato è stato molto equilibrato nelle gare singole e diverse squadre si sono dimostrate organizzate e competitive. Realtà come Sudtirol, Chievo, Venezia, Villorba hanno sicuramente rappresentato avversarie di alto livello che ci hanno obbligato ad alzare sempre l’intensità e l’attenzione per la gara successiva. A dimostrazione di tutto questo nel nostro girone non si sono viste molte goleade o debacle, se non sporadicamente come in altri gironi, per cui il livello psico-fisico è sempre stato alto e per noi questo è un vantaggio in vista dei playoff, dove dovremo essere pronti a “tutto”.

E’ una squadra per buona parte nuova con tanta qualità e delle veterane come Demarchi,
De Vecchis e Poeta. Qual’è la motivazione che tiene unito il gruppo e lo fa funzionare in
campo?
Il segreto è il gruppo perché è lì che risiede la forza della squadra. Le giocatrici più esperte hanno avuto un ruolo fondamentale nel trasmettere alle più giovani mentalità in campo e fuori e valori a cui è legata la Società, creando un equilibrio molto positivo. C’è grande disponibilità al lavoro, che vede 5 sedute mattutine, impegno costante e tanta voglia di migliorarsi. Tutte si sentono parte del progetto e questo permette alla squadra di esprimersi con compattezza e spirito di sacrificio, elementi che poi si vedono chiaramente in campo e sono la spinta verso i risultati di gioco e personali.

Mister Marini, allenatrice dell’Orobica Calcio Bergamo dal 2015, com’è cambiato il calcio
femminile in questi anni?
Credo che in questi anni siano cambiate la visione e le possibilità riferite al calcio élite. Sono migliorate in toto le strutture delle squadre di alto livello, sia legate alle squadre maschili, che femminili. Per esempio la Fiorentina, prima acquisita di 10 anni fa, oggi vanta l’utilizzo del migliore centro sportivo in Italia, sino ad arrivare ad oggi in cui realtà come Parma, Genoa, Ternana, ultime approdate in A, che offrono alle giocatrici e agli Staff standard elevati. Anche le realtà solo femminili, come Como Women e Napoli, sono agli stessi livelli in tutto e per tutto rispetto a quelle legate alle squadre maschili e questo non era scontato che potesse succedere in questi anni. Realtà come la Serie C, l’Eccellenza e, là dove c’è, anche la Promozione, sono cambiate alla base, ovvero le Società con prime squadre, non hanno più solo la Juniores a supporto, ma vedono il crearsi di U10/U12/U15/U17. Al netto della Serie A, che vive una realtà a sé stante, il divario economico e tecnico tra i vari campionati è però ancora altissimo, soprattutto tra C e B. Questo non permette alle categorie minori di produrre e tutelare talenti perché non vengono garantiti, durante le fasi evolutive e di crescita della giocatrice, gli stessi standard richiesti dai campionati di alto livello. Parlo di numero di allenamenti, di condizioni ambientali in cui vengono effettuati, di personale e strutture legate alla performance che mancano e che potrebbero invece permettere alle giocatrici giovani di formarsi a 360 gradi (figure di staff medico, tecnico e dirigenziale, utilizzo di GPS, cardio, match analisi, palestre attrezzate ecc.). Finché tutto sarà legato esclusivamente
alla volontà delle sole società, la crescita sarà lenta e con poca visione d’insieme, ma soprattutto senza tutele e garanzie per le parti tecniche. L’introduzione di licenze che garantiscano standard minimi e la premialità, fondi o altro genere che possano essere legati a quanto sopra, riconducibile a questo potrebbero essere un buon viatico per spingere le scelte delle società verso questa direzione.

In Lombardia il calcio femminile è una realtà in forte espansione e vanta il primato nazionale
per numero di società coinvolte. Quali sono i benefici dello sport e perché inviterebbe una
bambina a giocare a calcio?
In Lombardia da tanti anni le squadre con maggiore storicità (solo per citarne alcune Real Meda, Brescia, Fiammamonza, Como, Inter, Orobica) si sono sempre prodigate per la crescita del settore giovanile e da esse, o grazie al loro traino/esempio, sono nate altre realtà e questa rete si è sviluppata soprattutto in province come Milano, Brescia e Bergamo dove si conta la massiccia partecipazione a campionati regionali in diverse categorie: da U17 a U15 a U12 e persino U10.
Riallacciandomi alla risposta di prima la nostra regione ha da sempre possibilità economiche a supporto e visione di crescita relativa al calcio anche grazie a quella relativa allo sport in genere. Ma questa è una fortuna che non hanno tutte le realtà in Italia e molte società faticano ad affermarsi soprattutto per la crescita del settore giovanile. Inviterei una bambina a giocare a calcio se sentisse che è la sua passione e che la diverte, perché quello che ha sempre caratterizzato il calcio femminile è la profonda volontà delle bambine di diventare calciatrici a prescindere dal volere e dai condizionamenti esterni. Laddove c’è passione ed entusiasmo per questo sport, o per altri sport in genere, bisogna fare in modo che venga coltivata e supportata con le tutte le forze che gli adulti possono mettere in campo.

Si ringrazia la società dell’Orobica Calcio Bergamo e l’allenatrice Marini.

Monica Lovato
Vive in provincia di Vicenza. Fin da giovane utilizza la scrittura per raccontare le emozioni che vive. Da sempre appassionata di sport, ritiene che il calcio giocato dalle donne, rappresenti la determinazione, la volontà di riuscire e la tenacia, mischiate all’eleganza.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here