C’è un’Italia forte e unita da una passione unica, illuminata da una grande scuola non solo sportiva ma anche di vita: la Rappresentativa Nazionale Femminile LND. Sotto la guida del tecnico Marco Canestro, questo “laboratorio di talenti” ha vissuto ancora una volta mesi di straordinaria intensità, confermandosi portatore sanissimo di valori per i quali nord e sud si trovano sotto un’unica bandiera.
Fondamentali sono state le mirate scelte per le performance alla settima edizione della Viareggio Women’s Cup, durante la quale la selezione Under 20 ha dimostrato di non essere solo una comparsa. Raduni serrati ed il costante rapporto con quattro delle realtà Primavera dei club più titolati (tra queste Sassuolo, Milan e Juventus) hanno dato prova di una personalità che va oltre il semplice risultato sportivo (la compagine è arrivata in finale ma ad aver la meglio son state le bianconere).
Il risultato non è, infatti, volontà primaria del gruppo creato; a confermarlo proprio Canestro che, in esclusiva alla nostra redazione, ha affermato: «la Rappresentativa è nata con altri obiettivi e quello che conta è riuscire a dare la possibilità alle calciatrici di confrontarsi ad alto livello, poiché il confronto è sinonimo di crescita. Incontrare in due mesi le prime quattro in classifica del campionato Primavera (citate poc’anzi) non può che essere un plus per questo tipo di intenzione.
Aggiungo che sono tanti i sacrifici che queste ragazze fanno ed è giusto riconoscerli!».
La convocazione è senza dubbio un evento importante per le calciatrici, che possono rapportarsi con nuovi volti dalle peculiarità differenti e respirare ancor di più la libertà di espressione del proprio gioco; ma cosa lascia, emozionalmente e professionalmente, stare alla guida di questi gruppi variegati? L’abbiamo chiesto alla stessa guida che ha ammesso: «basti pensare che il giorno prima dell’ultima partita è sempre molto duro…il momento dei saluti è devastante! Stavolta, dopo ben quattro anni, abbiamo dovuto congedare anche Isabel “Isy” Pisoni (capitana della squadra la quale ha ricevuto da Massimo Barozzi – comitato organizzatore – il trofeo del secondo posto raggiunto N.d.R) che per noi era diventata quasi come una nipotina, ma la Rappresentativa è bella anche per questo; si percepisce un ambiente dove si sta bene insieme e di questo io e tutto lo staff siamo davvero felici».
Non è mancato il discorso sull’evoluzione del femminile nello stivale; tanti passi in avanti ma anche tanti aspetti ancora da rivedere, secondo il tecnico, che si è dilungato, dicendo: «la visibilità fa tanto, a parer mio, e questa manca. Va bene mandare qualche volta in onda la serie A o gestirla tramite le note piattaforme a pagamento, così come “pescare” le gare della serie B da ulteriori siti, ma non basta; c’è bisogno di mostrare quello che le ragazze sanno fare.
A mancare, in ogni caso, è anche la stabilità: in che senso? I numeri non sono un problema, ma ancora oggi troppe realtà nascono e muoiono con grande facilità; la continuità, da questo punto di vista, è cosa rara. Certamente una ragazza, dopo un po’, tende a “disperdersi” perché quasi costretta ad aggregarsi continuamente ad una nuova squadra.
Non dimentichiamo, inoltre, che la differenza la fa sempre la base, che si parli di settore giovanile o di dilettantismo. Creare fondamenta forti dovrebbe essere la normalità, ma non è poi così tanto possibile se si continuano a pescare troppe figure dall’estero ed a non puntare maggiormente sui talenti del nostro territorio, concedendo loro la possibilità di crescere; lo fanno le maschili e le femminili, ma in questo modo si crea solo una squadra più forte che può dare qualche certezza in più dal punto di vista del risultato, il problema principale, invece, rimane poiché quelle determinate ragazze non sono cresciute all’interno di un contesto women italiano».
Per ultimo (non per importanza) l’auspicio per presente e futuro imminente della figura coinvolta nella piacevole chiacchierata: «spero che non ci si accontenti di vedere e sapere che il calcio femminile è possibile – ha concluso -. Sono molteplici gli step fatti in questi anni, ma non devono bastare perché c’è ancora tanta qualità da portare e quantità da trovare.
L’obiettivo è capire come fare sempre meglio, anche perché lo sport femminile (non solo il calcio, quindi) merita davvero tanto; si spera che i risvolti nazionali diano la spinta per arrivare ancora più in alto!».
Si ringrazia il tecnico Marco Canestro e la LND Femminile per la gentile concessione.






