Cinque stagioni sono tante e lunghe da vedere trascorrere davanti ai propri occhi, ma nel caso di Emilie Haavi e la Roma sono passate in un battito di ciglia, che adesso sono ancora piene di lacrime di gioia per la vittoria dello Scudetto e della Coppa Italia, ma allo stesso tempo di tristezza per quell’addio che era annunciato e che nessuno avrebbe mai voluto vedere dopo il ritorno in vetta della squadra capitolina.
In seguito al saluto commosso davanti ai tifosi del “Tre Fontane” nel giorno della festa Scudetto giallorossa, si era intuito che la norvegese avrebbe fatto le valigie per ricominciare altrove, una sensazione di malessere confermata poco dopo da Mister Luca Rossettini, ed è ora ufficiale, vista la comunicazione della Società, l’addio della numero 11 alla squadra con cui ha vinto tantissimo in poco tempo e di cui è diventata una delle più determinanti della storia. A dire il vero, Haavi è la giocatrice straniera più importante e prolifica nella storia della Roma, con 33 reti firmate a suo nome e 15 assist.
La norvegese chiude il capitolo della Roma con tanti risultati di altissima fattura e un’ultima stagione cominciata benissimo e rovinata da un brutto infortunio; seppur condizionata da quest’incidente di percorso, la calciatrice ha ritrovato la forma smagliante a cui aveva abituato alle prime battute della Serie A e ha concluso il percorso da vincente. L’addio al giallo e al rosso avviene nella gloria, quella di una campionessa che ha vinto tantissimo: sette trofei in cinque anni e i festeggiamenti delle 150 presenze non troppo tempo fa, a suggellare un amore che sembrava destinato a durare in eterno.
Le indiscrezioni sul futuro della giocatrice sono già state proiettate verso la neopromossa in Serie A Como 1907, ma le voci devono ancora essere del tutto concretizzate. La stagione di Emilie Haavi e la sua carriera alla Roma, per il momento, si concludono con la vittoria di una Coppa Italia inaspettata, voluta e che corona un anno splendido. Chissà che non torni a vestire questi colori, perché si torna sempre dove si è stati bene.






