“Se il calcio italiano perde valore, lo perde tutto il sistema, compresa la Serie A. Nessuna componente, da sola, può rilanciare il movimento. Serve un grande patto, capace di mettere al centro una visione comune. È questa la sfida più importante: ricostruire unità, responsabilità e credibilità attorno a un progetto condiviso. E sono convinto che stavolta si possa veramente lavorare insieme”. Così Umberto Calcagno, Presidente dell’Associazione italiana Calciatori, in un’intervista a Il Foglio
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“Abbiamo individuato in lui” – dichiara sull’appoggio a Giovanni Malagò – “una persona esterna al nostro mondo, capace di portare qualcosa di nuovo. E poi ha un’esperienza internazionale unica nello sport italiano”. 

Prosegue poi parlando di quello che è mancato questi anni: “Non siamo riusciti ad avere un progetto tecnico-sportivo condiviso. Ognuno ha puntato il dito contro qualcun altro e così abbiamo perso competitività sia con i club sia con la Nazionale. Abbiamo smesso di valorizzare la filiera. Quando giocavo io, a metà anni ’90, il mercato della Serie C valeva circa 120 miliardi di lire. Oggi siamo a numeri completamente diversi. Eppure in Serie B e Lega Pro ci sono ancora ragazzi che potrebbero crescere e arrivare in alto”.

Calcagno si sofferma quindi sulla questione stadi: “Speriamo che l’Italia organizzi l’Europeo e che nascano nuovi grandi stadi. Ma servono soprattutto impianti medio-piccoli, stadi di quartiere, campi multifunzionali. La Spagna, post 1992, è ripartita dai campi di quartiere. Noi oggi non abbiamo strutture sufficienti nemmeno per il calcio femminile o per le seconde squadre”.

Infine sottolinea sulla formazione dei giovani: “Tutto quello che non impari tra i 5 e i 12 anni poi fai fatica a recuperarlo. Se a un bambino di dieci anni dici solo “passa la palla” e lo rimproveri per un dribbling, rischi di tarpare le ali al talento. Noi siamo cresciuti in uno sport destrutturato, nel calcio di strada. Quel mondo non tornerà, ma dobbiamo sostituirlo aumentando le ore di sport e allenatori formati”.

Calcagno conclude che per rilanciare il sistema calcio “non ci servono bandierine. Serve la garanzia che tutte le componenti facciano parte del progetto. Nel settore femminile abbiamo fatto sistema, la nazionale e i club sono cresciuti assieme dal 2018 e i risultati si vedono e possiamo crescere ancora”.

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