Il calcio, si sa, sa essere un giudice tanto severo quanto tollerante, e vi sono stagioni in cui il verdetto del campo lascia un leggero amaro in bocca, negando – per un soffio – una promozione che poteva concretizzarsi. Lo sa bene la Union Sammartinese, realtà che ha concluso al secondo gradino della classifica il percorso 25/26; eppure ci sono finali – come questo – che vanno ben oltre la solita lista delle protagoniste e che celebrano il valore profondo di un gruppo.
Le tre sconfitte e l’unico pareggio rimediati, intanto, sono l’attuale rammarico della squadra di mister Rossi, nonostante sia riuscita a conquistare – con un successo firmato Ludovica Zangheri ed Irene Dominici – la prestigiosa Coppa Emilia, simbolo di un notevole percorso di crescita. A raccontarcelo proprio la seconda citata, classe ‘99 della formazione biancorossa.
Nella tua prima esperienza in tali colori, sei stata spettatrice nonché contributo di una grande ascesa collettiva. Il gruppo, infatti, si è posizionato ad un passo dal vertice, lasciando un segno su un percorso competitivo. Soddisfatta del tuo rendimento? Sul piano “team”, invece, quale è stata secondo te la carta vincente?
«Si, posso ritenermi soddisfatta sia del mio che del lavoro di squadra. La coesione del gruppo è stata sicuramente fondamentale per la buona riuscita del percorso: i risultati ottenuti, infatti, non sono frutto del caso ma del grande affiatamento tra compagne non solo dentro ma anche fuori dal campo».
Oltre all’ottimo piazzamento stagionale, segnale importante è stato dato dalla vittoria della Coppa Italia Emilia: un traguardo storico per tutto il team e non scontato, vista anche l’avversaria da vertice con la quale vi siete confrontate…
«Raggiungere quella finale è stato importante, una finale molto impegnativa contro la vincitrice del campionato e terminata 4 a 3. Cosa abbiamo dimostrato? Anima, cuore e spirito di gruppo, anche perché, dopo ogni svantaggio, abbiamo sempre recuperato».
La squadra ha saputo mostrare un DNA di tutto rispetto, anche davanti ad avversarie organizzate e costruite per il salto: la fame, quindi, non è mai mancata. Per quanto dimostrato sul campo durante tutto il viaggio, è un verdetto giusto, secondo te, quello che vi lega all’anno archiviato? Cambieresti qualcosa?
«A proposito del posto in classifica occupato a fine stagione, sicuramente un buon risultato (seppur non fosse il nostro obiettivo principale), ma lascia un po’ di rimpianto per via dei punti persi per strada in maniera sciocca. Portiamo comunque a casa qualcosa di inaspettato».
A volte si dice che la continuità non sia tanto ripetere un risultato quanto mantenere una identità: guardando al futuro, pensi si dovrà mantenere quella mostrata dal collettivo come arma vincente? Qual è il tuo augurio per il prossimo anno?
«Siamo consapevoli di poter fare ancora di più. L’augurio è quello di poter riconfermare la squadra che siamo e di riuscire ad ottenere qualche altro risultato positivo».
Si ringrazia Irene Dominici e la società tutta per la gentile concessione.






