Per quarantacinque minuti l’Italia è sembrata una squadra incompleta. Lenta nella circolazione, poco incisiva negli ultimi metri e spesso in difficoltà contro una Serbia organizzata e aggressiva. Nel corso del primo tempo, le Azzurre hanno faticato a trovare ritmo e soluzioni, dando l’impressione di non riuscire a imporre la propria superiorità tecnica.
La partita di Pisa, però, non può essere raccontata soltanto attraverso il netto 3-0 finale. Va letta attraverso le giocatrici che hanno saputo trascinare la squadra nei momenti più complicati, cambiando progressivamente il volto dell’incontro.
La prima è senza dubbio Valentina Bergamaschi. La sua gara è stata una dimostrazione di carattere ancora prima che di qualità tecnica. È stata tra le poche a mantenere intensità e aggressività costanti, cercando di dare profondità alla manovra e di rompere gli equilibri di una partita bloccata. Il gol che apre le marcature non è soltanto un episodio decisivo: è la naturale conseguenza di una prestazione costruita sulla determinazione e sulla volontà di non arrendersi alle difficoltà della prima metà del match.
Se Bergamaschi è stata il motore emotivo della squadra, Giada Greggi ne è stata il cervello silenzioso. Ci sono giocatrici che attirano l’attenzione con le giocate spettacolari e altre che diventano indispensabili proprio perché fanno sembrare semplici le cose difficili. Greggi appartiene a questa seconda categoria. Sempre presente nelle zone nevralgiche del campo, ha cucito il gioco tra difesa e attacco, recuperando palloni e trovando linee di passaggio anche quando gli spazi sembravano chiusi. La sua è stata una prestazione che forse sfugge ai riflettori, ma che ha avuto un peso enorme nell’economia della gara.
Poi c’è Barbara Bonansea, che rappresenta forse l’immagine più significativa della serata. Entrata nella ripresa, ha portato energia, personalità e quella fame agonistica che continua a distinguerla nonostante una carriera già ricca di successi. La sua capacità di incidere immediatamente sulla partita è stata impressionante. Bonansea ha interpretato ogni pallone come se fosse decisivo, attaccando gli spazi e trasmettendo entusiasmo alle compagne. Il gol del definitivo 3-0 è il premio a un ingresso in campo che ha cambiato il ritmo della partita e certificato una volta di più il valore della sua esperienza.
La vittoria contro la Serbia racconta dunque un’Italia dai due volti. Da una parte una squadra ancora alla ricerca della migliore fluidità di gioco, dall’altra un gruppo che possiede carattere, profondità e individualità capaci di accendere la partita nel momento giusto.
Il primo tempo ha evidenziato aspetti da migliorare, ma il secondo ha mostrato una qualità fondamentale per qualsiasi squadra ambiziosa: la capacità di reagire. E se le Azzurre sono riuscite a trasformare una prestazione inizialmente opaca in un convincente 3-0, gran parte del merito passa dalla grinta inesauribile di Bergamaschi, dall’intelligenza tattica di Greggi e dall’eterna energia di Bonansea.
Tre protagoniste diverse per caratteristiche e ruolo, unite da un comune denominatore: essere state il simbolo della crescita dell’Italia nella serata di Pisa.






