L’ASD Giovanile Rocca di stanza a Rocca di Capri Leone (provincia di Messina), che partecipava al campionato d’Eccellenza Regione Sicilia, ha comunicato da qualche settimana l’intenzione di non iscriversi al proprio Campionato d’appartenenza e di concentrarsi, invece, solo sull’attività di sviluppo delle giovanili.
Calcio Femminile Italiano ha raggiunto l’allenatrice della prima squadra Valentina Minciullo e la preparatrice atletica Maria Cusmà per un’intervista in cui parlare della situazione del club, partendo dagli esordi (tre anni fa) sino al momento della decisione presa dal Presidente di cessare l’attività in attesa che chi ha le competenze per farlo scelga di investire sul “progetto Giovanile Rocca”.
Mister Minciullo ha esordito parlando delle criticità del proprio territorio contrapponendole al grande entusiasmo dei tifosi locali per la loro proposta.
“Voglio fare una premessa: fare sport in Sicilia non è facilissimo a livello di sponsor, ma quello che mi ha colpito in un paesino come Rocca di Capri Leone è che si è creato un entusiasmo che portava ogni domenica al campo tante persone, e non è comune in una partita di calcio femminile.
Tre anni fa il Presidente della Giovanile Rocca nella sua scuola calcio aveva diverse ragazzine che voleva convogliare in una prima squadra e mi ha coinvolta nel progetto. – Ha continuato l’ex attaccante ora allenatrice – “In questo lasso di tempo, secondo me, abbiamo fatto un percorso bellissimo, dalla finale playoff (che abbiamo perso) al voler affrontare la Serie C. Forse abbiamo fatto il passo più lungo della gamba, però c’era l’entusiasmo di rifare l’Eccellenza provando a vincere con le ragazze del posto, inserendo solo due o tre elementi da fuori”.
L’anno scorso, quanto costruito (12 calciatrici in lista marcatrici di cui 8 locali) è stato importante e significativo perché si è vista l’intenzione di mostrare il valore di una squadra che ha scelto di puntare sopratutto sulle proprie risorse.
“Questa scelta ci ha premiato perché siamo andate in gol con 12 ragazze e otto sono di Rocca: questa è la mia vittoria più grande. In queste atlete abbiamo visto qualcosa di veramente importante, ho sempre sperato di creare un qualcosa di bello vicino casa loro. Naturalmente speravo per un futuro diverso, per fortuna il Presidente è disponibile a cedere il titolo a chi ha voglia di portare avanti questo progetto e mi hanno contattato tante società con questo desiderio”.
Maria Cusmà si è unita all’allenatrice nel raccontare il rapporto che le lega alle atlete, fatto di quotidianità e di un affetto sincero che esula dal campo da gioco e dagli allenamenti settimanali.
“Il legame con le atlete è talmente forte, anche al di là del campo, che qualcuna in questi giorni mi ha detto che preferirebbe correre il martedì con me piuttosto che giocare da qualche altra parte. Nei martedì post-campionato me ne dicevano tantissime per una variazione o per una corsa in più dopo che venivano dalla gara [ride, ndr].
Quello che speriamo e cercheremo di fare è di portare avanti qualcosa che non vanifichi il lavoro fatto fino ad oggi”.
Nella squadra le ragazze non si limitavano a giocare ma facevano propri anche quei valori che sono necessari per poter praticare un sport in maniera produttiva, certamente, ma che sono fondamentali anche nella vita di tutti i giorni.
“All’inizio di questo percorso ho sottolineato l’importanza del rispetto verso le compagne e l’avversario e, prima di ogni partita, lo ripetevo. Voglio che le mie ragazze crescano con dei valori: il calcio è uno sport, una passione e tutto ciò che deve dare è il divertimento, l’emozione più grande è fare gol e nient’altro.
Diciamo sempre che l’unione le porterà alla vittoria, il senso di comunità, aiutarsi l’un l’altra, è ciò che serve per raggiungere l’obiettivo.
Abbiamo instillato la cultura del lavoro – ha continuato Cusmà facendo riferimento, più strettamente, al proprio ruolo – insegnando loro il valore della fatica: io sono un preparatore atletico; quindi, il lavoro è alla base di quello che poi è il risultato del campo indipendentemente dall’esito della partita. Le atlete, per diseducazione motoria, non sapevano cosa fosse uno squat, come potesse essere fatto al meglio uno skip ed è stato davvero fonte di orgoglio per me insegnare ciò che so. Ho sposato il progetto in primis per Valentina, che oltre ad essere una grande calciatrice e allenatrice è la mia migliore amica, e poi perché ero certa che avrei fatto qualcosa che avesse dei princìpi”.
Lasciando per un attimo da parte la Giovanile Rocca, la nostra chiacchierata con mister Minciullo e Maria Cusmà si è concentrato sul movimento calcistico femminile, sulle sue criticità e su quelli che potrebbero essere gli accorgimenti per migliorare (e migliorarsi).
“Cambierei innanzitutto la visione del calcio nelle scuole, perché far entrare la disciplina a scuola come qualcosa di ‘normale’ ne aumenterebbe la visibilità. Ci troviamo in un momento storico in cui il calcio è perdente in Italia e ne risente anche quello femminile nonostante i numeri crescano e i risultati della Nazionale siano i migliori mai avuti. Oggi per esempio le italiane, sono poche rispetto alle straniere: le squadre professionistiche si fanno la guerra per accaparrarsele. E’ giusto che il campionato accolga delle ragazze straniere ma, per bilanciare e avere delle prime squadre prettamente italiane, bisognerebbe far crescere il numero di tesserate dei settori giovanili”.
In seconda battuta, a livello istituzionale: “Non credo che gli obblighi che sta dando la FIFA siano delle misure che pagheranno, alla lunga. Il fatto che ci debba essere almeno una donna nello staff, come imposizione, darà l’impressione che noi abbiamo bisogno delle quote rosa. In realtà ci dovrebbe semplicemente essere una cultura di ciò che è lo sport al femminile, indipendentemente dall’avere un margine sempre destinato alle donne”.
In questo frangente sono state menzionate anche le donne che, nel calcio femminile, sono per loro più d’ispirazione a partire da Sara Gama e continuando, poi, con Rita Guarino:
“Ho seguito Sara Gama in tutto il suo processo di crescita anche istituzionale, addirittura si vocifera che possa diventare anche vicepresidente della FIGC. Lei è stata calciatrice in un momento in cui nessuno pensava al calcio femminile e ha faticato tanto per arrivare dove si trova, mi ritrovo nei suoi valori. Un’altra figura che mi piace è quella di Rita Guarino, che fa scelte legate ad un modo di pensare straniero che è diverso dal nostro”.
“Vorrei dire a chi leggerà che un domani le loro figlie potrebbero avere questa passione, quindi il mio invito sarebbe quello di andare a vedere le partite di calcio femminile assieme a loro”.
Tornando alla Giovanile Rocca, il futuro è ancora tutto da scrivere e la speranza di entrambe è di regalare alle proprie calciatrici lo stesso sogno che hanno vissuto loro da atlete 15 anni fa. “Spero di continuare con questo gruppo e ricreare quello che abbiamo fatto 15 anni fa. In passato, con il Capo d’Orlando, abbiamo vissuto un percorso bellissimo fino ad arrivare alla Serie A. Mi vengono i brividi se penso che ho giocato contro Sara Gama e tutte le ragazze che poi hanno fatto la storia con la maglia della squadra del mio paese. Spero di ripetere, da allenatrice, quello che abbiamo fatto noi da calciatrici”.
Infine, un’esortazione ai tifosi: “Mi piacerebbe che si smettesse di pensare a Cristiano Ronaldo e si guardasse alla tattica e alla tecnica di ogni calciatrice. È giusto fare il paragone con gli uomini perché loro sono il massimo livello, ma non ci si deve aspettare che le ragazze giochino e si esprimano allo stesso modo. Bisogna cambiare prospettiva: lo sport è lo stesso, cambiano fisicità e atletismo. Il nuovo a volte destabilizza, e spero che la disciplina al femminile sia sempre più consuetudine e meno novità”.






