Penso agli amanti del calcio, e in questo caso in particolar modo ai tifosi bianconeri e del calcio femminile. Credo che in questa voragine di emozioni, abbiano raccolto in sè qualcosa di “estraneo”, che esula dalla normalità e che magari può avvicinarsi alla “magia”.
Perché bisogna essere abbastanza folli per amare un qualcosa che, in definitiva, non si pratica insieme a chi si ama ma si può ammirare da qualche metro di lontananza, come lo stare sugli spalti o magari davanti alle televisioni, e che dunque non possa permetterti di aiutare la “tua” squadra per scendere in campo al suo fianco, mentre quello che ti resta è “soltanto” il supporto con la voce e con la presenza fisica. Eppure allo stesso tempo, anche quest’anno loro, le ragazze bianconere, sono state capaci di procurare quell’indicibile sensazione di gioia prima di ogni appuntamento.
Occorre essere abbastanza folli, ma anche fortunati nel tifare un gruppo di cui probabilmente sentiremo parlare per anni e che in un rettangolo di gioco, con due porte e un pallone abbia provocato emozioni e sensazioni capaci di solcare in maniera indelebile la storia del calcio femminile italiano. 
Un amore viscerale, che ha saputo toccare subito livelli vertiginosi , accompagnato da un pallone al cui fianco è scorsa velocemente anche la vita e l’apertura di un’epoca come l’ingresso delle donne nel calcio che conta, con le sue aspettative più forti, le sue emozioni più sentite e vivide.
E a quella palla lì, la Juventus condotta da coach Guarino, è riuscita a dare il calcio giusto da parte di chi è riuscito ad entrare nel mito della prima Supercoppa Italiana della sua storia, nonostante le difficoltà e gli ostacoli contro un avversario ostico e pretendente al titolo, riuscendo a prendere per mano la stessa vita di ognuno di noi, di ogni tifoso, pronto a viaggiare lontano e a infilarsi nella porta del trionfo insieme a loro.
Adrenalina, tensione e tenerezza che si sono scontrate e mescolate in un inesorabile vortice di emozioni di una domenica di un 27 ottobre pomeridiano che ha visto trionfare ancora una volta la Vecchia Signora.
Sono questi i momenti che rappresentano quelli più sentiti di tutta una vita calcistica, e che spesso sono indicibili. Perchè a volte la bellezza non è esprimibile a parole, proprio per la grande mole di sfaccettature di cui è composta e di cui si riempie e si nutre. 
Penso ai tifosi delle Women e a tutti gli amanti del calcio femminile, a cui è impossibile chiedere di descrivere con una sola parola la grandezza di una partenza del genere per poterle rendere giustizia. E queste situazioni non sempre sono determinate dai classici rapporti umani e sportivi nei quali si stabiliscono le relazioni. A volte si tratta di passioni e tensioni di diverso genere, come quelle che compongono una famiglia di cui ognuno di noi si sente membro. 
Si tratta di qualcosa che scardina la parola nel tentativo di raccontare un legame più intenso e più duraturo capace di sovvertire le logiche del tempo e della ragione. 
Penso al principio dell’alternanza, in Serie A, che fino a un decennio fa sembrava essere inattaccabile nel mondo femminile. Penso quindi ai cicli vincenti, quelli che ci sono sempre stati, ma che non hanno mai sperimentato una squadra che da quando esiste, ovvero tre anni, vince senza sosta lo scudetto e ora la Supercoppa, e il che significa dover immancabilmente riferirsi a qualcosa di straordinario, forse di irripetibile. Spesso si è spiegato il dominio della Juventus con la mancanza di alternative valide: il che non è vero, o quantomeno lo è solo parzialmente. Negli anni, la Juventus ha rivaleggiato e vinto con avversari di sicuro valore: il Brescia, che aveva ancora una certa Giacinti e altre pioniere del calcio femminile Italiano; Poi al Milan di Sabatino, Giacinti stessa e Carolina Morace; la Fiorentina di Ilaria Guagni. Il punto, semmai, non sta nella mancanza delle concorrenti, ma nella loro difficoltà di riuscire a mantenersi in modo duraturo a certi livelli, perchè soltanto la Juventus ha avuto il senso di far brillare una qualità che alla lunga è risultata essere l’arma vincente: la continuità. Ed è questo il merito principale della Juventus: riuscire a cambiare, a migliorarsi, ma poco alla volta, senza scossoni, senza mai snaturarsi davvero, e modellandosi in base all’avversario Qui la verità, qui la genialità di un’allenatrice e della sua capacità di sfruttare il momento migliore nella stagione di ogni singola giocatrice, come avvenuto in coppa contro la Fiorentina che ha visto consacrare definitivamente la bomber Girelli, e che sta scoprendo definitivamente il talento della “new entry” Staskova. Ognuno ha avuto il suo periodo più “fruttuoso”, che è stato colto alla perfezione al momento più opportuno.
Senza mai toccare neanche da lontano il livello degli anni precedenti, mai come in questo avvio di stagione si è vista una significativa capacità di vincere, a prescindere dall’effettiva coralità ed efficienza accompagnata dalla filosofia dell’introduzione graduale delle nuove calciatrici in cui tutte fin’ora hanno avuto la  possibilità di rendersi utili e di esibire le proprie qualità. E tutte, hanno mostrato una perfetta aderenza al contesto, interpretando al meglio le richieste tecniche e psicologiche di un’allenatrice e di un ambiente in simbiosi, sempre pronti ad agire proprio come una formula matematica: cambiare l’ordine degli addendi senza cambiare il risultato finale .
Madama è stata tutto questo: capace di sovvertire l’ovvio, di rendere “normale” l’irraggiungibile e di farlo diventare terreno umano.
Uno scenario che probabilmente sul 2-0 contro la Viola di una finale di Supercoppa ha trovato la sua massima rappresentazione, grazie agli stimoli che tuttavia gli avversari hanno saputo tirarle fuori, se si pensa che lo scorso anno lo scenario era opposto. Un trionfo che ha solcato per sempre gli annali della storia del calcio femminilem ma anche le stanze più remote del cuore di ogni suo singolo tifoso e perchè no, anche di ogni semplice appassionato di calcio.
Solo alla fine abbiamo potuto vedere quella che stava al principio di questa squadra: il coraggio, quello del crederci “fino alla fine” , quello che vale la pena di una lotta e di un trionfo o magari anche di una sconfitta; per tutto il resto si può essere arrendevoli. 
Ogni vittoria, ogni batticuore, ogni perdita, contengono il loro proprio seme, la loro propria lezione su come migliorare se stessi e coltivare il proprio coraggio, perchè senza quest’ultimo non è mai stato fatto nulla di grande, e Madama, ci è riuscita. Ancora una volta. Per la prima volta, la Supercoppa.

Scommettiamo su di noi, sulla nostra forza, sui “day after” di Juventus-Fiorentina e quindi sul nostro coraggio, e vedrete che sarà un modo conveniente di assicurarci la vittoria. Quella più bella. Quale? La prossima
Forse la ragione vera è da rintracciare nella semplicità geniale del coinvolgere passione e tormento, gioia e sacrificio sportivo. 
E il tutto, è riassumibile proprio nell’atteggiamento delle ragazze di coach Guarino che ad ogni ingresso in campo hanno rappresentato al meglio il fulcro del gioco e della mentalità che ha saputo fare la differenza rispetto a tutto il resto.
Un atteggiamento mai domo quello delle bianconere che non sempre ha necessitato dell’eccelsa qualità nelle giocate perchè anche nelle rare occasioni di sofferenza hanno saputo farsi ancor più gruppo, innalzando un muro invalicabile di assoluta certezza, compattezza e lucidità mentale. Uno dei tanti punti di forza encomiabili di queste ragazze che hanno creato un’unicità come fosse cosparsa di magia, di un calcio femminile che si sta finalmente rinnovando in Italia, che attrae e di cui è bello farne parte e raccontarlo. 
Si tratta anche della forza di un gruppo e di un avversario come la Fiorentina, a cui vanno resi meriti e onori per aver tenuto testa alla Juventus fino all’ultimo istante in quello che è stato un match avvincente per entrambe.
E’ una bellezza, questa, che ci permette di resistere alla spettacolarizzazione del calcio senza quel costrutto sociale che corrode e confonde, ma che si fa essenza solo per coloro ai quali brillano gli occhi quando vedono rincorrere un pallone e farlo rotolare tra i ciuffi d’erba. 
Loro hanno semplicemente dato il “via” a quanto di più poetico possa esistere nel concetto di resistenza e di libertà di espressione nello sport, e nella vita. 
A seguito di questo incredibile risultato è ormai chiaro quale sia il messaggio che ci viene spedito e lasciato in eredità: chi è avvolto e si nutre di passione, umiltà, abnegazione, volontà, e amore ci proietta verso una realtà in cui si DEVE credere con perseveranza e determinazione nella possibilità di veder realizzare i propri sogni, e che di certo vale la pena battersi per essi e di fare la differenza nel persuadere gli altri a non essere indifferenti a nulla. 
Tutti noi nello sport siamo una cosa sola e dobbiamo mantenerci uniti perchè non esistono distinzioni di alcun tipo, forti e decisi nel percorrere un’unica strada: quella della passione per il gioco più bello del mondo. 
Il gradino più alto del podio di una nuova storia calcistica, ancora una volta, è stato tinteggiato di bianco e di nero. Emozioni avevamo promesso e emozioni ci hanno regalato. Assieme a tutte noi stesse. Esaltante, estenuante, elettrizzante, emendabile, educativo, euforico. Eloquente, come un bravo oratore che usa le parole per cercare di catturare l’emozione racchiusa in uno stacco di braccia verso il cielo, per alzare un trofeo pesante di gioia e sacrificio.
Grazie, ragazze.

Caterina Baffoni
Nata il 23 maggio del 1994 a Fermo, Caterina ha sempre avuto una fortissima passione per il mondo del calcio e del giornalismo sportivo. Ha conseguito infatti, varie esperienze in questo settore, a partire dalla prima nella stagione 2012/2013 come addetta stampa per la squadra della sua città (Fermana FC), per poi collaborare con varie testate giornalistiche del web come TuttoJuve.com, Juventibus, TuttoMercatoWeb etc. E' stata ospite opinionista alla TV ufficiale della Juventus (Jtv) e tutt'ora collabora con Radiobianconera spaziando a 360 gradi sul mondo calcistico, sia maschile che femminile. Si avvicina a quest'ultimo, grazie alla passione che l'ha sempre animata dato che anch'essa ha potuto giocare a calcio si da ragazzina, oltre ad undici anni di pallanuoto. Oltre allo sport, ama viaggiare e nutre grande sentimento per il mare.