Il marketing, ora come ora, è alla base di qualsiasi progetto, iniziativa o movimento. Lo sport non è esente da tutto ciò, anzi, negli ultimi decenni l’importanza del commercio nello sport è aumentato e sta aumentando sempre di più diventando un aspetto fondamentale del meccanismo. Sicuramente il 2019 è stato l’anno della svolta radicale per il calcio femminile (nonostante i passi avanti da fare soprattutto nel nostro Paese siano ancora tanti) grazie al grandissimo seguito che hanno avuto i Mondiali in Francia portando appassionati, spettatori e seguito; di conseguenza dove c’è seguito c’è marketing. Proprio i mondiali francesi hanno fatto sì che il movimento calcistico femminile entrasse a tutti gli effetti nel mondo della commercializzazione con la capacità di spostare gli equilibri. Gli investimenti nel calcio sono già delle pedine fondamentali, bisogna vedere come lo stanno diventando anche nel femminile.

DIRITTI TV ED ALLARGAMENTO DEL BACINO D’UTENZA
I primi ad investire nel calcio femminile sono state le reti televisive che, grazie ai costi bassi di acquisizione dei diritti delle partite, hanno deciso di riservarsi un canale preferenziale per questo sport. Mai mossa fu più azzeccata dato che i telespettatori sono aumentati a dismisura portando meriti e ricavi ai vari broadcaster. Questo non solo per le donne che seguono le partite di calcio femminile, ma anche per le ragazze che si sono avvicinate al mondo del calcio maschile. Tutto ciò è confermato dai dati poiché il pubblico maschile (54%), alla vigilia dei Mondiali, ha prevalso su quello femminile (46%) di pochi punti percentuali.

MARKETING ETICO
Proprio per il canale preferenziale citato prima, entra in scena il marketing etico. Che cos’è? L’azienda in questione si costruisce un immagine positiva eticamente e rivoluzionaria andando a farsi sostenitori di varie cause di discriminazione dell’attualità, nel caso del calcio femminile quella della gender equality e dell’equal pay, lotte cardini che da sempre hanno caratterizzato il movimento. Questa “tattica” è stata sfruttata perfettamente dalla Visa, partner ufficiale dei Mondiali del 2019 in cui ha investito la stessa cifra di quelli maschili. Inoltre la multinazionale finanziaria si è aggiudicata una partnership con la UEFA per tutte le manifestazioni riguardante il calcio femminile. L’argomento su cui è stata incentrata la campagna pubblicitaria per i Mondiali era consapevolizzare il pubblico nei confronti della forza delle donne affinché le nuove leve femminili non abbiano gli stessi problemi che hanno avuto coloro che le hanno precedute. Stessa cosa hanno fatto i due colossi degli sponsor tecnici per eccellenza, ovvero Nike ed Adidas che, sulla falsa riga della Visa, hanno stretto accordi per palloni ufficiali delle varie competizioni e divise fatte ad hoc per una certa squadra senza equalizzare il tutto, lanciato campagne di sensibilizzazione verso l’argomento e investito sulle singole atlete a partire dai settori giovanili.

I GRANDI CLUB NECESSITANO DEL CALCIO FEMMINILE
La gran parte dei club calcistici europei ha già una squadra femminile o la sta allestendo. E tutto ciò per quale fine? Sicuramente per un fatto di immagine, per far vedere a tutti che sono al passo con i tempi. Ma la motivazione maggioritaria per la quale i club hanno bisogno di una squadra femminile è il Fair play finanziario poiché gli eventuali investimenti fatti per la squadra femminile sono diventati deducibili dai costi conteggiati proprio per il limite finanziario posto dalla UEFA e tutto ciò è conveniente per le società che fanno investimenti onerosi  sul mercato. Qui entrano in scena gli sponsor. Avendo due squadre ad alti livelli le società il più delle volte hanno due sponsor, e ciò significa ricavi doppi e maggior denaro liquido da amministrare.

ED I PICCOLI CLUB?
I piccoli palcoscenici sono stati per anni la culla del calcio femminile sempre denigrati e non presi in considerazione. Ora con l’entrata dei grandi club nel mondo commerciale del movimento, le piccole società ricavano da ciò sia benefici che danni. Dalla parte dei benefici c’è l’attrazione degli spettatori dato che il nome di un grande club fa sempre scena, un po’ il Davide contro Golia che nessuno vuole perdersi. Ciò porta a maggiori introiti al botteghino e più presa di consapevolezza dell’attività da parte dei tifosi. Il danno lo si ha nella maggiore disponibilità economica delle grandi società che hanno più possibilità nel mercato, facendo il vuoto con i piccoli club ed aumentando il gap tecnico tra le squadre levando fascino alla competizione.

IL MANCATO PROFESSIONISMO AD OSCURARE TUTTO
Tutto quello detto in precedenza è riferito ai campionati ed alle società ai vertici del calcio mondiali. Le società delle serie minori in Italia hanno ogni stagione problemi con gli sponsor e faticano a sostenere le spese che richiede rimanere in una certa serie. Il professionismo rappresenta il punto di svolta che le giocatrici aspettano da fin troppo tempo, sarebbe la chiave definitiva per dare al movimento del calcio femminile la giusta importanza. Ora è fondamentale cavalcare l’onda dell’entusiasmo per arrivare dove questo movimento merita.

FONTEWomens Football Management
Women's Football Management
Women’s Football Management è una società di consulenza che lavora nel mondo del calcio femminile e ha il proprio core business nello sviluppo di progetti di branding, comunicazione e marketing customizzati in base alle esigenze del cliente: brand, atlete & club di Calcio Femminile, Federazioni, Leghe, Associazioni. Lavoriamo in una modalità innovativa, avvincente, coinvolgente e monetizzabile. La nostra mission è aiutare i nostri clienti a concretizzare un posizionamento credibile ed efficace in un contesto, quello del calcio femminile, caratterizzato da opportunità di crescita e sviluppo straordinarie. Oltre al core business presidiamo anche altre attività che spaziano dalla consulenza legata alla sponsorship, all’offerta di servizi web & marketing pensati per rispondere ai bisogni dei club di calcio femminile, dal management delle carriere delle atlete, fino alla creazione e gestione del personal branding delle atlete.