Credit: adidas

Un caso destinato a lasciare il segno scuote il calcio femminile della Repubblica Ceca. Un allenatore è stato riconosciuto colpevole di aver filmato di nascosto alcune proprie giocatrici all’interno dello spogliatoio, registrando per anni momenti di vita privata delle atlete mentre si cambiavano o facevano la doccia.

Il tecnico della squadra femminile dello Slovacko e in passato anche ct della nazionale Under 19, Petr Vlachovsky, avrebbe utilizzato una mini telecamera nascosta in uno zaino lasciato nello spogliatoio. In questo modo avrebbe registrato immagini delle calciatrici per circa quattro anni, senza che le giocatrici si accorgessero di nulla.

Le vittime accertate sono quattordici. Tra loro anche una ragazza minorenne all’epoca dei fatti. La vicenda è emersa solo dopo l’avvio delle indagini che hanno portato al processo e alla successiva condanna.

Il tribunale ha inflitto a Vlachovsky una pena di un anno di reclusione con sospensione condizionale. Parallelamente è arrivato anche il provvedimento della giustizia sportiva: cinque anni di squalifica dall’attività calcistica sul territorio nazionale. Proprio questo punto ha alimentato la polemica. Il divieto riguarda esclusivamente il calcio ceco e non ha validità internazionale. Ciò significa che l’allenatore non potrà lavorare nel proprio Paese fino al 2030, ma non esiste al momento un impedimento formale a svolgere la stessa professione all’estero.

Una prospettiva che ha provocato indignazione tra le giocatrici coinvolte e tra le organizzazioni che rappresentano i calciatori. Il sindacato mondiale dei giocatori chiede infatti un intervento più severo e una squalifica valida a livello globale, per evitare che casi simili possano ripetersi.

La vicenda ha lasciato segni profondi anche sul piano personale. “Alcune delle mie compagne di squadra avevano difficoltà a dormire, alcune ragazze vomitavano”, ha raccontato la calciatrice Kristyna Janku. “Pensiamo tutte che questa condanna sia una presa in giro”.S

Il caso ha riacceso il dibattito sulla tutela delle atlete negli ambienti sportivi e sulla necessità di sistemi di controllo più rigorosi. Per molte giocatrici, infatti, lo spogliatoio dovrebbe essere uno spazio di sicurezza e fiducia. Proprio per questo quanto accaduto ha generato un’ondata di indignazione che va ben oltre i confini del calcio ceco.

Chiara Frate
Classe 2002, laureata in Mediazione Linguistica e Culturale, Chiara Frate coltiva la passione per il giornalismo sportivo ed il calcio, sia femminile sia maschile. Giornalista pubblicista iscritta all'albo da marzo 2024, conosce l'inglese, il francese, lo spagnolo e il portoghese. Sempre pronta a schierarsi a favore della parità di genere, il riscatto delle donne e l’impegno costante e instancabile verso un nuovo approccio culturale anche dal punto di vista sportivo.

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