Chiara Marchitelli è il portiere della nazionale italiana ed ha al suo attivo tre scudetti, due Coppe Italia e un Supercoppa.

Come ti sei avvicinata allo sport agonistico?
Ho iniziato a giocare con le formazioni miste fino a che, superata l’età per giocare in squadra con i ‘maschietti’, ho deciso di tesserarmi con la Lazio.  È stato così che ho fatto la conoscenza di Sergio Guenza, allenatore della prima squadra e futuro selezionatore della Nazionale femminile. Devo a lui molto di quello che ne è conseguito: ha riconosciuto in me le doti da portiere indirizzandomi verso quel ruolo. Dopo Lazio, Atletico Oristano, Fiammamonza, Roma e Tavagnacco, nel 2013 sono entrata a far parte del Brescia. Non prima, però, d’aver anche goduto dell’emozione di rappresentare il tricolore.

A proposito di Brescia calcio femminile: in pochi anni il suo progetto l’ha portato allo storico scudetto dell’anno scorso. Quando hai capito che potevate “giocarvela” per il primo posto?
Che sarebbe stata una squadra da prime posizioni, quello lo si era capito già dall’estate. Ma da lì a pensare di poter realizzare quello che abbiamo poi fatto, ce ne passava… Comunque un momento preciso non c’è. E’ stata una lunga ed esaltante cavalcata, vissuta però sabato dopo sabato: perché sarebbe bastato un pareggio in quella striscia di vittorie e oggi non staremmo parlando dello scudetto.

Il tuo campione preferito?
Non ho un campione preferito, ma ne ammiro svariati in diverse discipline sportive. Giusto per citarne due: Tania Cagnotto e Roger Federer.

Quali doti caratteriali deve avere una calciatrice per emergere?
Molta determinazione, dal momento che in Italia praticare calcio al femminile è piuttosto complicato, e tanta abnegazione: per arrivare a certi livelli servono costanza e saper accettare numerose rinunce.

Quali sono i tuoi obbiettivi stagionali?
Ovviamente sono quelli della squadra, cioè ripeterci. A livello personale non sono una che ragiona per obiettivi a lungo termine e per me ogni partita è il fine: vorrei vincerle tutte!  Purtroppo non sempre è possibile.

Ricordi in particolare una partita che ti è rimasta nel cuore?

Quella che ho ancora ben stampata nella memoria è uno spareggio per lo scudetto tra Lazio, squadra in cui ho iniziato la mia carriera, e la Foroni. Finì ai rigori e, per fortuna, vincemmo noi. Sai chi allenava il Foroni? Milena Bertolini! (attuale allenatore del Brescia calcio femminile. ndr).

Prima di entrare in campo o in attesa di una partita hai dei rituali?
Li avevo. E già addirittura dal giorno prima. Poi ho smesso: ad un certo punto ho realizzato che ne stavo diventando dipendente.

Puoi descriverci, senza fare nomi, il rituale più assurdo che hai visto praticare da qualche tua compagna?
Se lo facessi vincerebbe comunque quello che mi ha vista per un anno, ogni venerdì prima di una partita, rincasare  obbligatoriamente prima delle 18.00. Ovviamente senza più uscire fino al giorno dopo. E’ da li che ho realizzato che era meglio smettessi con queste scaramanzie.

In un futuro lontano ti vedi nei panni di allenatrice?
Sì, ma solo di portieri

Giocheresti all’estero?

Lo farei se avessi l’età. Avrei dovuto tentare prima quella strada.

Il calcio femminile “fatica a decollare”. Cosa, a tuo avviso, si potrebbe fare per rilanciarlo?
E’ una questione affrontata, senza grandi risultati, miliardi di volte. Purtroppo in Italia la volontà di far decollare il calcio femminile sembra mancare. Dico questo perché non servirebbe tanto: basterebbe mutuare uno dei progetti su cui tanti paesi hanno investito negli ultimi anni. Ovviamente sto semplificando, ma è per dire che il problema in Italia non è tanto il ‘come’ farlo, ma piuttosto trovare qualcuno che ci creda e ‘voglia’ farlo.

Come, secondo te, si può cancellare il pregiudizio che le donne che giocano a calcio siano dei maschiacci o che il calcio sia uno sport per solo per uomini?
Ho notato che, da quando ho iniziato io, le cose in questo senso stanno per fortuna cambiando. L’Italia, tuttavia, per molti versi continua ad essere un paese che vive di pregiudizi, specialmente verso le donne. E a tutti i livelli: non solo quello sportivo! Come questo potrà cambiare non lo so: magari cominciando dall’insegnare ai figli delle nuove generazioni, che saranno il futuro, che uomini e donne hanno la stessa dignità. Sarebbe un inizio…

Ora un compendio di dieci domande “stupide” da non fare ad una calciatrice:
1 – Cosa fate sotto la doccia?
Da donne quali siamo, sotto la doccia…. chiacchieriamo!

2 – Fate gli stop di petto
?
No. Sono vietati dal regolamento. Forse per non turbare troppo gli arbitri che, solitamente, sono uomini.

3 – 12 tacchetti o “tacco 12”?
Se fossi in grado di camminarci direi ‘tacco 12′, ma siccome non lo sono, e rischierei di rompermi tibia e perone. opto per ’12 tacchetti’.

4 – Come ci si insulta in campo, tra donne?
Quasi sempre come farebbero anche gli uomini, ma a onor del vero qualche volta gli insulti si arricchiscono di sprazzi di genialità comica tipicamente femminili.
 Essendo però un campionato nazionale il nostro, alcuni improperi o sfoghi a volte risultano anche di difficile comprensione. Capita di non capire che sei appena stata appena ‘mandata a quel paese.

5 – Tirarsi i capelli è considerato fallo?
Ma scherzi?! Tirarsi i capelli è una pratica consueta. E il momento di maggiore attrattiva per il pubblico.

6 – Parliamo di tecnicismi: chi è il “libero”? E cosa fa il “terzino fluidificante”?
Mi duole informarti che il ‘libero’ ormai non esiste più. Ma quando c’era, era il giocatore preposto a ‘gambizzare’ l’avversario. Il ‘terzino fluidificante’, invece, è quello che si occupa dei freni del pullman durante le trasferte nel caso si blocchino.

7 – Cos’è la diagonale? E il teorema di Pitagora?
Avendo fatto lo scientifico mi trovi preparata in geometria: la diagonale è ciascuno dei segmenti che uniscono due vertici non consecutivi in un poligono. Il teorema di Pitagora però se non erro è un infuso a base di verdure… (the orema, ndr).

8 – Come te la cavi in cucina?

Mi arrangio abbastanza, ma al bisogno ho Ultras del Brescia che lo fanno per me.

9 – Aggredire gli spazi non ti sembra una cosa poco femminile?
Non direi: noi donne siamo abituate ad ‘aggredire’ la vita per cercare di farci rispettare e trovare un nostro spazio.

10 – Si dice che il calcio sia uno sport da uomini ma, tra cerchietti, fasce per capelli, acconciature, tatuaggi, abbigliamento fashion: non credi che gli uomini rubino il palcoscenico a voi donne?
Beh: vista e considerata la situazione del calcio femminile scambierei volentieri il nostro palcoscenico con il loro!
Vuoi aggiungere qualcosa? “Solo ringraziarvi: mi sono davvero divertita a trovare dieci risposte (in certi casi altrettanto ‘stupide’) a queste domande.

Fonte: www.questomeseidee.it