Il Piacenza Calcio è una società nata nel 1919 nella città di Piacenza. Ha partecipato a otto campionati nella massima serie (tra il 1993 ed il 2003) con la particolarità di schierare, fino al 2001 esclusivamente giocatori italiani. Nel 2012, a causa di un fallimento societario, è ripartito dal campionato emiliano di Eccellenza, arrivando in Serie C, dove lo scorso anno ha chiuso al settimo posto del girone B.
Anche sul femminile sta cercando di costruire una filiera importante: per questo ci siamo affidati al Responsabile Settore Giovanile biancorosso Francesco Guareschi.

Il Piacenza quando ha iniziato a credere anche nel calcio femminile?
«Siamo partiti quattro anni fa con dei progetti in collaborazione con alcune società del territorio che si occupavano del calcio femminile, integrare le bambine nelle nostre squadre, con l’obiettivo di formare le nostre formazioni col nostro marchio».

Come vi siete approcciati a questo mondo?
«Con grande professionalità e cultura del lavoro, ma è chiaro che le ragazze hanno una mentalità diversa rispetto a quello di un ragazzo, perché abbiamo lavorato su una proposta socio-educativa, in quanto abbiamo percepito meno competizione delle femmine rispetto ai maschi, poi non solo ci siamo approcciati ad un percorso calcistico, ma anche sul concetto di gruppo».

Che risultati avete ottenuto in questi anni?
«Dopo che sono scattati gli obblighi federali, che dovevamo tesserare 40 Under 12 e fare una Under 15, noi abbiamo fatto molto di più, non a caso abbiamo costruito l’Under 17, che non è obbligatorio per la Serie C, ma l’obiettivo più grande è stato quello di aver dato continuità al gruppo iniziato nel 2016, a dimostrazione che abbiamo un settore femminile di respiro».

A Piacenza esiste una società di calcio femminile, le Biancorosse Piacenza: ci sarà una collaborazione con loro?
«In passato c’è stata la collaborazione, perché alle Biancorosse abbiamo concesso il marchio e dato una mano, ma per noi adesso il focus è incentrato sul calcio giovanile, però se in futuro si potrebbe creare una prima squadra, ci penseremo».

Quanto conta avere per il Piacenza avere un settore femminile?
«Noi siamo contenti perché abbiamo dato profondità all’attaccamento della società alle famiglie e alle bambine, e sicuramente ci dà importanza imprimere la nostra fan base femminile».

Come sta andando il movimento in rosa nel nostro paese?
«Il Mondiale dello scorso anno e l’apporto mediatico ha dato passi importanti, ma c’è ancora molto da fare, come il cambio culturale che deve partire dalle scuole: se in Italia i maschi giocano a calcio e le femmine a pallavolo, in altri Paesi c’è un concetto polisportivo in ambedue i sessi. Dobbiamo ampliare la mente, perché il calcio femminile esprime, a livello tecnico, quasi pari passo con quello maschile, e che produce uno spettacolo visivo interessante».

Il calcio femminile in Italia sarà professionistico dal 2022: scelta giusta?
«Penso di sì perché le atlete devono avere gli stessi diritti come quello dei maschi: tanti sport in Italia si devono allineare, che le donne devono avere come gli uomini le stesse tutele previdenziali e lavorative, e sarebbe una vera crescita per tutto il movimento».

La Redazione di Calcio Femminile Italiano ringrazia il Piacenza Calcio 1919 e Francesco Guareschi per la disponibilità.

Photo Credit: Piacenza Calcio 1919

Elia Soregaroli
Nato il 12 luglio del 1988 a Cremona, Elia ha sempre avuto una grande passione per il mondo del giornalismo, in particolar modo a quello sportivo. Ha due esperienze lavorative in questo settore, IamCalcio e ManerbioWeek (che è attualmente in corso), un workshop con l'emittente televisiva Sportitalia, e uno stage curricolare con il Giornale di Brescia. Si avvicina al calcio femminile nel 2013 grazie ai risultati e al percorso del Brescia CF e da allora ha cominciato ad occuparsi anche del movimento in rosa. Oltre a questo ho come hobby leggere libri e i balli latinoamericani.