Il capitano e la Principessa, Claudia Palombi e Flaminia Simonetti, più di tutte sono sinonimo di TRIcolore: protagoniste in tutte le vittorie, hanno sempre saputo trascinare il gruppo, centrando vittorie storiche che resteranno per sempre nella storia della Res Roma.

Flaminia è un’autentica trascinatrice, in grado di trainare la squadra, di illuminare il gioco e di infiammare il pubblico; Claudia ha il gol nel DNA: in rete in ogni finale (2 gol nel 2015, 1 lo scorso anno e 2 quest’anno), capocannoniere della squadra e del campionato, ha avuto il privilegio di alzare per tre volte consecutive quella coppa.

Per entrambe finisce il periodo della Primavera, ma la storia che hanno scritto resterà indelebile per ogni tifoso e dirigente della Res Roma, che per sempre le ricorderà come “LE SIGNORE DEI TRICOLORI”

Terzo scudetto per la Res Roma, storico traguardo mai raggiunto prima. Quali sono le sensazioni a qualche giorno di distanza?
C.: Abbiamo raggiunto un traguardo storico, nessuno mai aveva raggiungo tre scudetti di fila. Sono orgogliosa di aver fatto parte di questo gruppo in tutti questi anni, soprattutto da capitano. È stata un’emozione unica, storica, indimenticabile.
F.: A pochi giorni dalla vittoria, ti dico che faccio ancora difficoltà a crederci. Quando una bambina comincia a giocare a pallone tra le sue aspettative c’è anche quella di vincere uno scudetto. Io ho avuto La fortuna di poterlo disputare per tre anni di fila, e vincerne tre consecutivi. Non potevo chiedere di meglio.

Come hai vissuto i giorni prima della finalissima?
C.: I giorni prima della finale sono stati tesi, preoccupanti, ansiosi. Concentrata sempre e solo sulla partita e pensando soltanto a raggiungere la storia.
F.: I giorni prima della finale non sono stati per niente facili. Ho cercato di allenarmi al meglio, di essere sempre concentrata ma mantenere la calma prima di una competizione così importante non è facile. Giorno dopo giorno sentivo un mix di emozioni che poi all’inizio della gara si sono trasformate in adrenalina.

Nei minuti finali avete rischiato di compromettere tutto. Cosa vi è successo?
C.: Nei minuti finali ci siamo rilassate, pensando già alla vittoria. Purtroppo nel calcio il pallone è rotondo e non si deve mai abbassare la guardia perché si potrebbe compromettere una stagione ricca di sacrifici ed impegni.
F.: Diciamo che dopo il 2-0 abbiamo cominciato a sentire la partita un po’ nostra calando così di concentrazione. Al fischio finale ho avuto un po’ paura, ma poi vedendo i volti delle mie compagne sapevo che ce l’avremmo fatta.

Al momento dei calci di rigore cosa pensavi quando le tue avversarie sistemavano la palla sul di dischetto?
C.: Non vedevo l’ora che lo tirassero. Ci siamo strette tutte insieme a centrocampo e davamo ognuna la forza all’altra e la carica giusta.
F.: Loro le avevo viste troppo convinte, segnare due gol nel giro di 15 minuti ti dà un’adrenalina e una carica immensa, bisogna però saperla sempre gestire.

Al momento del gol di Camilla cosa hai pensato e fatto?
C.: Quando ha segnato Camilla mi sono liberata del peso e della tensione che avevo dentro, la prima cosa che mi è venuta in mente è stata ripensare al primo scudetto vinto contro la Fiorentina, quando al suo posto mi ci trovavo io. Ho pensato “non può sbagliarlo, dobbiamo vincere”.
F.: Al gol di Camilla, non ho pensato a niente, sono solo corsa verso di lei per poterla abbracciare. Poi sono andata subito da Parnoffi per abbracciare anche lei e farle capire che era soprattutto merito suo. Ci sono momenti nella vita, che per quanto sono vissuti intensamente non si riescono a descrivere, perché a parole sarebbe troppo poco paragonata ad un’emozione del genere. Ed io ho avuto la fortuna di poter vivere per tre anni consecutivi questi splendidi momenti.

Essendo del 97 si conclude la tua esperienza con la Primavera. Cosa ti resterà di questi anni magici ?
C.: Di questi anni mi resterà tutto. Sacrifici, passione, sudore, amore per la maglia, per la squadra, per lo staff.. Sono stati anni intensi che mi hanno formato sotto ogni punto di vista, penso di essere cresciuta molto umanamente ma soprattutto calcisticamente grazie all’aiuto del mister. Sono stata onorata di aver portato la fascia da capitano al braccio e aver potuto trasmettere molti valori alle ragazze più piccole di me e aver insegnato loro cosa vuol dire lottare per la maglia e per raggiungere i risultati.
F.: Se penso che la Primavera per me finisce qui, non nego che mi fa un certo effetto. Mi intristisce. La Primavera è un campionato magico, permette a delle giovani ragazzi di poter vivere sogni più grandi loro. Io ho un ricordo bellissimo di questi tre anni, ma anche dei due anni precedenti dove purtroppo non siamo riuscite ad arrivare in finale. Sicuramente porterò con me tutto questo, a partire dal gruppo, la dirigenza, il mister ed i tifosi. Porterò con me ogni singola partita, le trasferte, gli allenamenti pre gara, l’ansia pre partita, le finali e il momento in cui abbiamo alzato la coppa. Giocare la Primavera a Roma ha tutto un’altra effetto e sapore. Vivi certi momenti che sai che non ritroverai da nessuna altra parte, perché il calore che provi e che ti manifesta la gente è qualcosa di unico e speciale. Sono fiera di aver giocato in questa società un campionato così importante a livello giovanile.

A chi dedichi questo tricolore?
C.: Dedico questo tricolore a tutta la mia famiglia, che mi permette ogni anno di portare avanti la mia passione. Lo dedico a chi ogni giorno mi sopporta e supporta, standomi vicino in qualsiasi mia decisione o momento di difficoltà.
F.: Dedico questa vittoria a chi ha sempre creduto in me e continua a farlo tutt’ora e a chi, nonostante il mio carattere un po’ particolare, ha continuato a starmi vicina giorno dopo giorno!

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