L’allenatore del Brescia Calcio Femminile Simone Bragantini ha rilasciato nei giorni scorsi un’intervista per il quotidiano Bresciaoggi.

Il tecnico ha iniziato spiegando il suo primo approccio al calcio femminile: “La prima scintilla è stata a Londra, dove nel 2016 ho lavorato come collaboratore dell’Arsenal. La mia coinquilina, fisioterapista del club, mi aveva invitato a un allenamento della squadra femminile. La determinazione e la voglia di quelle ragazze mi travolse. C’era una fame che non avevo mai visto“.

La sua prima esperienza è stata con il Chievo Verona, oggi in Serie B, per due anni, poi, a maggio 2019 la chiamata al Brescia: “Non ci ho pensato nemmeno un secondo: questa società è la culla del calcio femminile. A Brescia si respira qualcosa di incredibile, un mix di appartenenza di famiglia e senso della professionalità: un binomio molto raro. Ho trovato ragazze incredibili, che già avevano fatto la A come Previtali e Locatelli e giovanissime che esprimono gran talento come Farina e Pasquali“.

Il mister biancoblù ha fatto un bilancio sul campionato di Serie C 2019/20 giocato dalle Leonesse: “In questa stagione contro l’Unterland potevamo fare di meglio: abbiamo sprecato occasioni. Il Gordige ha segnato dopo venti minuti e poi è stato bravo a non lasciarci giocare. Anche quando vinciamo pensiamo sempre a cosa potevamo migliorare, concentrandoci sulle mosse da fare in vista del prossimo incontro. Sono molto soddisfatto della stagione giocata: nessuno ci ha mai messo sotto dal punto di vista del gioco“.

Bragantini non solo ha un’idea ben precisa di gioco, ma anche dei modelli di riferimento: “Personalmente mi piace tenermi sempre aggiornato: studio, leggo, osservo squadre di calcio e non solo. Mi piace capire come gli allenatori diventano vincenti, per questo ho approfondito le storie di Phil Jackson, 11 volte vincitore della NBA o Julio Velasco, allenatore di pallavolo vincitore di due Mondiali e svariate World League. Alla base del mio credo ci sono due principi: andare al gol il primo possibile quando ho la palla e recuperare palla quando non ce l’ho per andare al gol il prima possibile. Dopotutto, nel calcio vince effettivamente chi segna. Quello che fa davvero la differenza, però, è la testa“.

FONTEBresciaOggi
Elia Soregaroli
Nato il 12 luglio del 1988 a Cremona, Elia ha sempre avuto una grande passione per il mondo del giornalismo, in particolar modo a quello sportivo. Ha due esperienze lavorative in questo settore, IamCalcio e ManerbioWeek (che è attualmente in corso), un workshop con l'emittente televisiva Sportitalia, e uno stage curricolare con il Giornale di Brescia. Si avvicina al calcio femminile nel 2013 grazie ai risultati e al percorso del Brescia CF e da allora ha cominciato ad occuparsi anche del movimento in rosa. Oltre a questo ho come hobby leggere libri e i balli latinoamericani.