Si è fatto un gran parlare in questi giorni dello straordinario successo di pubblico del “Clasico” – una meravigliosa dimostrazione della forza propulsiva del calcio femminile. La Spagna e l’Italia però sono ancora lontane per quanto concerne lo sviluppo del movimento ed il seguito dello stesso. Riflessioni che debbono spingerci a fare di più.

In oltre due anni e mezzo di esperienza con il Napoli Femminile ho visto il livello tecnico elevarsi in maniera esponenziale. Dunque, in poco tempo le partite saranno più “belle”, cioè con un ritmo più alto e meno errori.
Per convincere il pubblico ad andarle a vedere – pagando il biglietto – bisogna lavorare però su tanti aspetti collegati all’evento. In primis sulle strutture, su stadi a misura d’uomo o di calcio femminile (vale a dire senza barriere, piccoli ma accoglienti, con adeguate postazioni tv, con le tribune coperte… pensate che a Napoli – terza città d’Italia – un impianto così non esiste).
Dobbiamo concentrarci poi sull’immagine del calcio femminile raccontando senza mai stancarci le storie di queste ragazze che – lo posso dire con certezza – sono meravigliose quanto il loro vissuto. Ogni calciatrice è un mondo che merita di essere approfondito e tratteggiato nel modo giusto. Sapere chi va in campo e come gioca, dove gioca ma anche come è arrivata in Serie A, dove è nata, cosa ha studiato e cosa fa nel quotidiano serve a creare interesse verso donne che sono “normalmente speciali”.
Occorre poi creare identità tra club e tifosi, senso di appartenenza, stimolare il pubblico a riconoscersi in quelle maglie e in chi le indossa; serve quindi aumentare il numero delle partite e la copertura mediatica delle stesse (anche solo trasmettendo ovunque gli highlights). Bisogna portare il calcio femminile dal virtuale al reale iniziando, ad esempio, a vendere magliette e prodotti legati alle squadre e alle calciatrici. Infine, servono giornalisti bravi che seguano questo mondo con professionalità. Il professionismo non garantirà le presenze allo stadio, per averle c’è bisogno di tutti noi! 

Gianluca Monti, responsabile comunicazione Napoli Femminile