Photo Credit: Nicolò Ottina - PhotoAgency Calcio Femminile Italiano

Nella Roma vincitrice dello Scudetto si è distinta anche Rachele Baldi nella sua “rinascita giallorossa” con la sua seconda avventura a Roma, stavolta da protagonista indiscussa e non da pedina marginale. Dopo qualche anno difficile e costernato dai momenti che l’hanno portata lontano dalla titolarità e dall’opportunità di scendere in campo, Baldi ha trovato la propria riscossa personale e si è dimostrata una tra le principali fautrici del successo della squadra Capitolina.

Pur non essendo stata insignita del titolo di Miglior Portiera dell’anno, titolo andato ad Astrid Gilardi del Como Women per la splendida stagione della compagine lariana, la calciatrice giallorossa è riuscita a mantenere la porta inviolata in ben 11 partite nel corso della stagione. Considerata la sola finale di Coppa Italia, vinta di misura contro la Juventus, la giocatrice è stata tra le migliori in campo e a tutti gli effetti una saracinesca che ha concesso poco o nulla alle avversarie, come dimostra la parata incredibile sulla conclusione insidiosa di Carbonell che avrebbe potuto sbloccare il match e metterlo in discesa per le bianconere.

La numero 24 Capitolina aveva alluso sia nel corso delle conferenze stampa sia in un post su Instagram alle sensazioni di felicità e di incredulità per quest’annata così importante sul piano della squadra e su quello, soprattutto, personale, che ha visto il suo culmine nella sopracitata finale di Coppa Italia: gli interventi prodigiosi della calciatrice tra i pali sono stati quelli che hanno di fatto salvato il risultato, e sarebbe stato forse meritato il titolo di MVP del match per quanto visto da Baldi e dai suoi guantoni.

Anche se il premio è andato altrove, così come quello della Miglior Portiera della stagione, i numeri, le statistiche, l’umore e la fiducia della giocatrice compensano tutte le potenziali delusioni, perché è finalmente ritornata una cosa che le dà modo di sentirsi di nuovo al centro ed essenziale: no, non la vittoria, bensì la consapevolezza di essere una calciatrice determinante e non una destinata a vedere e a vivere il calcio restando ferma in panchina. Tenere in panchina la Rachele Baldi che si è vista quest’anno è, in una parola, “impossibile”, e Soncin può ritenersi soddisfatto e in buone mani sapendo che il futuro è nel presente.

Ilaria Cocino
Appassionarmi allo sport è stato semplice: qualche gol degli Azzurri al Mondiale 2006, qualche punto spettacolare di dritto, qualche schiacciata nel campo avversario, qualche canestro impossibile. Sono un'aspirante giornalista sportiva che segue con passione il movimento calcistico al femminile da ormai qualche anno e tenta, attraverso il suo piccolo contributo, di trasformarlo nella quotidianità di chi legge e di renderlo qualcosa di più di una semplice meteora: il potere delle parole è inestimabile, e spenderle per queste ragazze è un privilegio immenso e una grande responsabilità.

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