Credit Photo: Fabio Vanzi

Mentre lo spettacolo degli Europei sta incantando il vecchio continente, in Sudamerica Colombia e Brasile stanno dominando la Copa América 2022. Entrambe, infatti, hanno chiuso la fase a gironi a punteggio pieno, guadagnando di diritto le ambitissime semifinali. Nonostante gli incredibili risultati delle Superpoderosas colombiane, il caso Rincón continua a far discutere anche al di fuori dei confini nazionali. La talentuosa numero dieci della Sampdoria Women è infatti da tempo esclusa dalle convocate di Nelson Abadía.

Negli ultimi anni, in molti si sono chiesti il motivo di una scelta tanto drastica, considerate soprattutto la grande esperienza e le spiccate capacità tecnico-tattiche dimostrate dalla Rincón in nazionale e nei club in cui ha giocato finora. Tuttavia, le risposte del tecnico si sono sempre rivelate elusive e poco esaustive, con dichiarazioni preimpostate quali “ogni giocatrice avrà il suo momento” o “la nazionale è aperta a tutti”. Tutto pur di smentire voci e insinuazioni circa un veto imposto dalla federazione ad una serie di calciatrici considerate “insubordinate”.

Tra queste rientrerebbe ovviamente la stessa Yoreli Rincón insieme ad altri grandi volti della formazione colombiana, da Daniela MontoyaIsabella Echeverri. Ma quale dovrebbe essere il motivo di tali esclusioni? Ebbene, la pietra dello scandalo sarebbe una serie di coraggiose richieste avanzate da queste atlete alla federazione per ottenere condizioni salariali e contrattuali decisamente più dignitose e rispettose. Come da lei rivelato ai microfoni di Blu Radio lo scorso marzo, nel 2018 la calciatrice blucerchiata avrebbe infatti attirato su di sé l’ostilità della FCF (n.d.r. Federación colombiana de fútbol) dopo la vittoria della Copa Libertadores con l’Atlético Huila.

Durante la conferenza stampa post-partita, la Rincón si schierò a sostegno del movimento calcistico femminile del suo paese, chiedendo a gran voce un campionato professionistico con tutti i crismi e contratti regolari per ogni giocatrice. Secondo la trequartista blucerchiata, però, il vero smacco alla federazione l’aveva dato sottolineando le differenze salariali tra uomini e donne, il disinteresse della FCF e i suoi presunti tentativi, fortunatamente smascherati e sventati, di eliminare definitivamente il campionato femminile dal paese.

La calciatrice aveva poi rincarato la dose nel corso di un’altra intervista, rilasciata stavolta a ESPN Futbol Colombia, in cui aveva accusato gli organi federali di aver etichettato lei e le sue compagne “complicate” perché avevano richiesto divise nuove invece di quelle residue della squadra maschile, criticando la loro coraggiosa lotta per un trattamento migliore. Tali dichiarazioni trovarono successiva conferma nelle parole rilasciate dalle tante altre escluse citate precedentemente. Dunque, tra premi di merito promessi e mai concessi, estromissioni dalle convocazioni, minacce ricorrenti e una buona dose di disinteresse, sembra che i presupposti per un corretto sviluppo del calcio femminile in Colombia non siano i migliori.

In un clima del genere, inoltre, parlare e denunciare non sembra essere facile, soprattutto per non correre il rischio di essere escluse dalla nazionale o non essere ingaggiate da club locali. A dimostrazione della reale esistenza di minacce e pressioni, le parole rilasciate dalla Rincón a Blu Radio appaiono ahimè inequivocabili: “La verità che tutti sanno, ma si nasconde, è che sono stata bandita per quattro anni. Immagino sia stato a causa della lotta per il premio per la Copa Libertadores“. A questo punto, però, il pericolo è dietro l’angolo. Un ipotetico trionfo delle Superpoderosas, conquistato meritatamente sul campo, rischierebbe infatti di essere strumentalizzato per coprire problematiche e inaccettabili abusi di potere.

Qualora dovesse davvero accadere, sarebbe un vero peccato, soprattutto perché vanificherebbe gli effetti positivi di una vittoria tanto importante, macchiandola indelebilmente. Ciò che è certo è che Yoreli continuerà a non guardare la nazionale né la competizione in generale, come dichiarato recentemente ai microfoni del programma radiofonico Carrusel Caracol: “Non seguo la Copa América femminile; quando non sei chiamata è durissima. Per motivi di salute non la guardo in tv, non ci metto il dito. Anzi, ho anticipato il mio ritorno in Italia per rendere tutto più facile“.

Anacaprese atipico, ho lasciato l’isola alla volta di Udine per seguire i corsi di laurea triennale in Mediazione Culturale. Durante gli anni in Friuli ho avuto modo di conoscere ed amare la cultura slovena inizando a seguire la Prva Liga. Iscritto attualmente al primo anno di Informazione ed Editoria presso l'Università di Genova, coltivo la passione per il giornalismo sportivo ed il calcio, sia femminile sia maschile. Essendo stato, in passato, responsabile della rubrica sportiva presso LiguriaToday, ho avuto la fortuna di assistere dal vivo e raccontare gli incontri di alcune squadre della provincia di Genova. Nutro un forte interesse anche per gli eSports ed ho avuto modo di seguirne i match più importanti, intervistando alcuni dei suoi principali protagonisti.