Il Real Meda ha giocato questa stagione del Campionato di serie C mostrando tutta la sua qualità sul rettangolo verde che ha portato il club a conquistare il secondo posto in classifica, con 50 punti, dietro il Moncalieri.
Facendo un bilancio complessivo, infatti, l’annata della squadra lombarda è stata piuttosto positiva se si pensa che, con le sue prestazioni, il Meda ha dato filo da torcere a tutte le squadre del suo girone d’appartenenza.
Facendo un bilancio complessivo, infatti, l’annata della squadra lombarda è stata piuttosto positiva se si pensa che, con le sue prestazioni, il Meda ha dato filo da torcere a tutte le squadre del suo girone d’appartenenza.
Calcio Femminile Italiano ha raggiunto Giulia Ragone, centrocampista del Real Meda, sia per parlare del suo percorso nel mondo del calcio che del suo legame con il club che l’ha vista crescere e maturare come atleta. La classe ’93, come successo a molte altre sue ‘colleghe’, ha approcciato alla disciplina sin da piccola nelle squadre miste e non ha più smesso di giocare. Il calcio è sempre stato prima di tutto una passione anche perché, solo di recente, le calciatrici, almeno nella massima serie, hanno visto riconoscere il proprio ruolo di sportive professioniste.
“Ho iniziato a giocare a calcio da piccolina, con i maschi, nell’oratorio del mio paese. La mamma di un mio amico aveva buttato lì l’idea di iscrivermi alla squadra dell’oratorio e da lì è cominciato tutto il mio percorso.
Non c’è stato un vero e proprio momento dove ho capito che poteva diventare un impegno che avrebbe occupato praticamente tutti i miei giorni e i miei weekend, in quanto fino a poco tempo fa abbiamo sempre giocato per passione più che per professione. Ad oggi, per fortuna, le bambine possono aspirare a diventare calciatrici professioniste, per noi questo obiettivo era un sogno nel cassetto.
Non c’è stato un vero e proprio momento dove ho capito che poteva diventare un impegno che avrebbe occupato praticamente tutti i miei giorni e i miei weekend, in quanto fino a poco tempo fa abbiamo sempre giocato per passione più che per professione. Ad oggi, per fortuna, le bambine possono aspirare a diventare calciatrici professioniste, per noi questo obiettivo era un sogno nel cassetto.
Il Meda, per la centrocampista, è casa: ha iniziato a vestirne la maglia nella stagione 2015-2016 e non ha mai smesso: “Vestire la maglia del Meda per me è innanzitutto gratitudine, per una società che mi ha accolta che ero una ragazzina e mi ha portato poi a diventare donna ed è responsabilità, perché lo stemma che portiamo rappresenta una società, un movimento e tutto un settore giovanile che aspira a essere una giocatrice della prima squadra”.
Nel corso della sua esperienza di calciatrice Ragone ha avuto modo di interfacciarsi con diversi allenatori e addetti ai lavori che l’hanno resa la sportiva che è oggi. La sua famiglia, in particolare i suoi genitori e sua zia, però, sono le persone che più l’hanno sostenuta sia dal lato sportivo che, sopratutto, da quello umano.
“Ogni allenatore che ho incontrato sul mio percorso mi ha lasciato qualcosa, da quando giocavo con i ragazzi fino ad oggi. Sicuramente le figure di spicco per me sono stati i miei genitori, perché nel mio percorso di crescita mi hanno sempre lasciata libera di divertirmi e di sbagliare, senza giudicare le mie scelte o quelle di chi metteva in campo la formazione, e mia zia, perché insieme a mio papà quando non avevo possibilità di spostarmi autonomamente, mi ha sempre accompagnata ovunque, con pioggia o sole, freddo o caldo. Se oggi sono qui, è grazie a loro e a tutti i sacrifici fatti negli anni passati”.
Nel Real Meda la forza del gruppo è ciò che fa la differenza: anche nei momenti più complicati la squadra, tutta assieme, è riuscita a trovare una quadra o la forza di rialzarsi. L’affiatamento tra le ragazze, sia durante le partite che al campo per gli allenamenti permette anche un accordo negli obiettivi comuni, come in una famiglia.
“Lo spogliatoio è fondamentale per raggiungere qualsiasi obiettivo. A Meda lo spogliatoio è sempre stato il motore di tante vittorie anche quando sulla carta potevamo essere sfavorite. Sentirsi a casa quando arrivi al campo, sentirsi parte di una famiglia quando giochi e ti alleni perché sei consapevole che hai compagne che son sempre pronte a darti una mano, a farti sentire a tuo agio e a divertirsi, anche al di fuori del rettangolo di gioco. Il gruppo diventa fondamentale per essere una grande squadra”.
Come centrocampista Ragone dà il massimo perché il gioco della sua squadra sia il più agevole possibile, prendendo anche esempio dai suoi idoli, a parità di ruolo, che sono i vecchi numeri 8 rossoneri: l’ex CT della Nazionale Gattuso e Tonali. Entrambi hanno mostrato sul rettangolo verde la capacità di fare la differenza.
“Sono un centrocampista di interdizione ma che ama l’inserimento. Mi piace l’ordine e l’equilibrio in campo e cerco di garantire sempre agonismo e sacrificio. I centrocampisti a cui mi ispiravo, mi ispiro e sono i miei idoli, sono due vecchi numeri 8 del Milan, ovvero Gattuso e Tonali. Sono un buon mix delle caratteristiche che più mi rappresentano. A Gattuso ho sempre ammirato il suo agonismo, la voglia di non mollare mai e buttarsi nel fuoco per chiunque. Di Tonali ammiro corsa, inserimento e pulizia tecnica, cosa che a me riesce poco”.
Per quanto riguarda gli aspetti su cui migliorare, la numero 8 ha raccontato di star lavorando con uno psicologo dello sport così da migliorare sia nelle prestazioni in campo sia sulla mentalità: “Da quest’anno mi sono rivolta a uno psicologo dello sport che mi aiuta sia sulla parte prettamente calcistica che su tutto ciò che al di fuori può destabilizzare le prestazioni”.
Ci sono tanti momenti, vissuti con il Real Meda, nel cuore della centrocampista classe ’93 ma dovendo sceglierne uno in particolare, la semifinale di Coppa Italia persa ai rigori contro Lo Spezia è un ricordo indelebile sia per quanto riguarda l’importanza della gara che a livello emotivo: “Il momento più importante è stata la semifinale di Coppa Italia dello scorso anno persa ai rigori contro Lo Spezia. Abbiamo fatto una stagione ad altissimo livello, siamo arrivate quasi in fondo, mancava un piccolo tassello, ma purtroppo il terno dei calci di rigore ha fermato il nostro sogno della finale a Roma”.
Con lo sguardo di chi vive il calcio femminile giorno dopo giorno e ne conosce a pieno le criticità, Ragone ha messo in luce tre tra le più importanti tematiche su cui spesso si dibatte. Le strutture, così come i professionisti del settore, dovrebbero essere adeguati così da favorire il più possibile la crescita delle atlete. Come nel maschile, poi, si dovrebbe estendere il professionismo anche alla serie B e alla serie C che talvolta non hanno nemmeno le possibilità di iscriversi alle competizioni d’appartenenza. Per impegno e sacrifici, le donne e gli uomini sono totalmente alla pari, ma a livello di considerazione, riconoscimento e salario il divario è ancora troppo largo.
“Cambierei le strutture, investirei i soldi per avere figure davvero professioniste all’interno di ogni società e renderei almeno le prime 3 categorie (serie A, B e C) professionistiche così come lo è nel maschile. L’impegno delle donne è pari a quello degli uomini ma c’è ancora tanta e troppa disparità soprattutto a livello salariale e di riconoscenza dei sacrifici”.
Nonostante ciò, ad una bambina che vorrebbe diventare una calciatrice direbbe: “Di inseguire sempre questo sogno, che ad oggi la possibilità di provare a farne un lavoro è reale anche se molto molto indietro rispetto a tantissime squadre estere. Di non fermarsi alla prima difficoltà e altresì di migliorarsi sempre anche quando i successi o i risultati arrivano uno dietro l’altro. Il successo è fatto di sacrifici, umiltà e rinunce, non di scorciatoie, arroganza e poca volontà di far fatica”.






