Photo Credit: Breanna Biorato - Washington Spirit

Fino a pochi mesi fa, la vedevamo solcare il campo di quello stadio che per cinque anni è stata la sua casa, dove con la stessa maglia ha vissuto un capitolo da sogno della sua vita, fatto di vittorie, trofei, emozioni a non finire. Adesso, la vediamo sempre solcare il campo, ma in uno stadio grande almeno il doppio, e con una maglia tutta nuova, come il capitolo della sua carriera che si è da poco aperto. Le parole che state per leggere sono quelle di una calciatrice che, oltre ad essere un membro fisso delle Azzurre, è stata per lungo tempo uno dei simboli assoluti della Serie A Femminile, una vera campionessa che ha portato a casa cinque trofei con la maglia della Roma e che oggi, con la casacca della sua nuova squadra, il Washington Spirit, gioca in quello che è il campionato più famoso e competitivo al mondo, la NWSL. Calcio Femminile Italiano ha avuto l’onore di intervistare in esclusiva Lucia Di Guglielmo, alla sua prima esperienza assoluta in un campionato estero.

«Da quando sono arrivata ho scoperto tante novità», spiega l’azzurra classe ’97, «ma la cosa che sin da subito mi ha impressionato è il livello del calcio che c’è qua e la possibilità di confrontarsi tutte le settimane con squadre davvero di alta fattura». Oltre alla differenza di livello, «ciò che apprezzo di questa lega è la sua imprevedibilità: non sai mai come può finire una partita. Soprattutto per me, che sono un difensore, potersi confrontare ogni settimana con esterne e attaccanti di grande livello – cosa che prima avevo la possibilità di fare soltanto quando giocavo in Nazionale o in Champions League – è sicuramente qualcosa che mi sta facendo crescere tanto ed è anche uno dei motivi maggiori che mi ha spinto a intraprendere questa esperienza». 

La NWSL, dunque, costituisce una dimensione a parte rispetto alla Serie A, e non solo: di conseguenza, le neo-arrivate dall’estero devono imparare ad assimilare al meglio i ritmi di gioco di questa competizione, oltre a differenti modalità a livello atletico, tattico e (soprattutto) mentale. Lucia, a tal proposito, sostiene che «fin da subito sapevo di arrivare in un campionato molto fisico, quindi il mio primo pensiero è stato cercare di prendere le misure per capire se riuscivo a starci e come: soprattutto all’inizio, questo è stato proprio il mio primo punto di domanda. Ho poi trovato il modo di abituarmi a ritmi diversi, a un modo di giocare diverso (molto meno tattico e molto più di transizione), a tempi di gioco diversi… poi, sicuramente anche in termini tecnici, il livello è mediamente molto alto». 

Le maggiori impressioni provate dalla terzina azzurra, tuttavia, non riguardano solo la diversa dimensione sportiva in cui si ritrova a competere. «Un’altra cosa che apprezzo», dice Lucia, «è il modo in cui vivono il calcio qui: all’inizio è stato un po’ strano, è sicuramente diverso da come lo viviamo in Italia ma in realtà lo sto apprezzando molto». In particolare, «ciò che più salta all’occhio rispetto all’Italia sono gli stadi, i contesti in cui giochi, il seguito che hai. A Roma sono sempre stata abituata ad avere molti tifosi ed è sempre stato bello il rapporto avuto con loro ma, per tutto il tempo che sono stata là, l’unica occasione in cui abbiamo quasi avuto la possibilità di riempire uno stadio, con 40.000 persone, è stata la nostra unica volta all’Olimpico». Lucia, ovviamente, si riferisce alla storica notte di Roma-Barcellona del 21 marzo 2023, in cui è stato toccato il record italiano di spettatori paganti per una singola partita di calcio femminile. Una notizia, nel nostro Paese, di portata storica e che, negli Stati Uniti, al contrario, non è che una notizia come tante altre, poiché «qui, tutte le settimane riusciamo a fare sold out nel nostro stadio, con 20.000 persone che vengono a vederci… oltre ad altri stadi in cui il numero di tifosi è anche più alto. È chiaro che questa è la prima cosa che, da giocatrice, ti salta all’occhio… un po’ come quando da piccola guardavi le partite in TV e dicevi: “Ok, voglio giocare anch’io come fanno i maschi, in quello stadio e in quel contesto”!», conclude Lucia.

In merito al rendimento dello Spirit in campionato, il difensore sostiene che «come squadra, penso che all’inizio abbiamo avuto un momento in cui stavamo lavorando e non riuscivamo a ottenere i risultati che avremmo voluto», senza tuttavia ignorare un velo di ottimismo: «Abbiamo sempre avuto piena fiducia nel processo e in quello che stavamo facendo ed eravamo sicure che i risultati sarebbero arrivati. Sentiamo di lavorare bene sul campo, ogni settimana lavoriamo su quello che ci è mancato la settimana prima e la connessione tra di noi sta migliorando. Sono molto soddisfatta del nostro lavoro e di quello che stiamo riuscendo a portare in campo come squadra».

Per quanto riguarda, invece, il proprio rendimento personale, l’ex-Roma spiega come «fin da subito ho cercato di inserirmi il più possibile nelle dinamiche di gioco e di trovare i collegamenti con le compagne. Non è stato subito semplice, a volte ci sono riuscita con più facilità, altre volte con più difficoltà. In questi mesi, poi, ci sono state tante partite con tanti viaggi, anche lunghi e a cui non era abituata, pertanto anche quello è stato qualcosa a cui ho dovuto abituarmi velocemente». Anche in questo caso, tuttavia, Di Guglielmo ammette di essere comunque «serena e contenta del lavoro che sto facendo individualmente con le ragazze, con la squadra e con lo staff. Sono soddisfatta del modo in cui lavoriamo e la cosa che più mi entusiasma è proprio il fatto di venire ad allenarmi tutti i giorni, di essere contenta di ciò che facciamo in campo, di come lavoriamo e di avere la possibilità di allenarmi con giocatrici di alto livello». Un dettaglio importantissimo, che sottolinea ancora una volta l’elevata difficoltà e competitività della NWSL e quanto l’adattamento ai suoi ritmi sia di vitale importanza per le giocatrici estere. 

Un ulteriore elemento che balza all’occhio è il fatto che, in dieci delle undici partite di campionato finora giocate, Lucia sia sempre scesa in campo da titolare con la maglia del suo nuovo club: inimmaginabile, per una calciatrice in arrivo da un campionato di livello nettamente inferiore. «Sono arrivata qui senza aspettative, pertanto è chiaro che la maggiore difficoltà, appena arrivata, fosse proprio concedermi il tempo di adattarmi e di entrare in certe dinamiche», afferma il difensore. «Sapevo di dovermi concedere del tempo ma fin da subito ho cercato di lavorare con massima professionalità e cercare di mettermi a disposizione proprio per essere pronta nel momento in cui la squadra avrebbe avuto bisogno di me. È successo fin dall’inizio, ho avuto la possibilità di giocare tanto, in questi primi mesi, e sono chiaramente contenta». Un onore non da poco, dunque, ma in ogni caso non va dimenticato che «l’obiettivo è mettersi a disposizione della squadra e, proprio perché ci sono tante partite ravvicinate, sappiamo quanto è importante il contributo di tutte, in tutta la partita: è qualcosa che ho sentito fin da subito. Sono dunque ovviamente felice di aver fatto tanto minutaggio ma allo stesso tempo vado avanti senza troppe aspettative. È più una questione di lavoro quotidiano che poi porta alle performance».

Un’altra caratteristica, ben più evidente, è il fatto che Lucia, nonostante giochi in una dimensione a lei totalmente nuova, possa contare sulla compresenza in squadra di un volto che conosce bene, quello di Sofia Cantore. Arrivata a Washington nello scorso mercato estivo, al termine della sua lunga avventura alla Juventus, l’attaccante classe ’99 è tutt’ora una figura di riferimento nel reparto offensivo dello Spirit. In Serie A, lei e Lucia si sono affrontate per anni negli innumerevoli duelli a viso aperto tra Roma e Juventus, mentre in azzurro hanno condiviso, tra le altre, un’esperienza unica come quella di Euro 2025. «Devo essere sincera», sorride Lucia. «Avendo giocato contro Sofia tantissime volte in questi anni, delle tante compagne che ho in Nazionale è sempre stata una di quelle con cui mi sarebbe piaciuto giocare insieme. Adesso sono più contenta di averla in squadra che contro: soprattutto per me, che sono arrivata dopo di lei, averla trovata qua è stato sicuramente importante, mi ha aiutato tanto ed è comunque sempre bello avere una persona che conosci, che ti capisce e con la quale hai condiviso tanto in questi anni, a maggior ragione l’ultimo Europeo. Sono davvero contenta di poter condividere questa esperienza con lei». 

Da segnalare, poi, un’altra “rimpatriata” per Lucia, e di tutt’altro sapore: quella con Cristiana Girelli. Attualmente in prestito dalla Juventus al Bay Football Club, la fuoriclasse bianconera (trascinatrice assoluta delle Azzurre in Svizzera) è tornata ad affrontare, lo scorso 5 aprile, la rivale di sempre in giallorosso ad appena quattro mesi di distanza dall’ultimo precedente
(Roma-Juventus del 6 dicembre 2025, ottava giornata di Serie A) e, per la prima volta, in un campionato straniero. La particolarità, per Girelli, è stata però trovarsi davanti, come avversaria, anche Sofia Cantore, la sua ex-compagna alla Juventus. «All’inizio, ovviamente, è stato strano», commenta Lucia. «Sicuramente per Sofia ma anche per me, appunto, che Cristiana l’ho sempre affrontata da avversaria tante volte in Serie A. Ritrovarla in questo campionato è stato strano ma allo stesso tempo bello. Ricordo quando stavamo entrando in campo insieme prima dell’inizio della partita, che ci siamo abbracciate e guardate come per dire “Ma cosa sta succedendo?”»
Quanto all’ultima delle quattro italiane attualmente impegnate in NWSL, ovvero Lisa Boattin (altra ex-Juventus, ora in forza allo Houston Dash), Lucia la affronterà – salvo imprevisti – il prossimo 3 luglio, al rientro dalla sosta. 

Nonostante, dunque, qualche stranezza dovuta al fatto di ritrovarsi da avversarie in un ambiente del tutto inedito, nessuno avrebbe mai pensato, col senno di poi, che queste giocatrici, cresciute calcisticamente sui campetti di periferia, avrebbero potuto un giorno arrivare a prendere parte ad un campionato del livello della NWSL: è la prova concreta della sempre più vivida attenzione che le italiane, a partire dagli ultimi due anni, stanno ricevendo all’estero. Lucia, a riguardo, afferma che «è ovviamente bello il fatto che la considerazione delle calciatrici italiane all’estero stia cambiando, sicuramente grazie all’Europeo ma anche grazie al percorso che è stato fatto in questi anni in Champions dalle squadre italiane. È qualcosa che si può percepire, oltre che vedere nei fatti. Se guardiamo le giocatrici italiane che stanno giocando fuori, è sicuramente qualcosa che ci riempie d’orgoglio. Capisco possa essere brutto che le giocatrici lascino il campionato italiano ma allo stesso tempo credo che più la considerazione delle giocatrici italiane cresce, più la considerazione del campionato possa a sua volta crescere».

Venendo al percorso dello Spirit in campionato, Di Guglielmo e compagne sono attualmente quarte in classifica, al netto di 6 vittorie, 3 pareggi e 2 sconfitte. Il loro percorso, finora, è stato senz’altro positivo ma anche assai dinamico: ad ottime prestazioni, infatti, si sono spesso alternate inaspettate sconfitte. «Il bello di questa lega, ripeto, è proprio la sua imprevedibilità», sentenzia Lucia. «Sicuramente dipende molto dal momento in cui incontri certe squadre, dal momento di forma in cui si trovano gli avversari e dal momento di forma in cui ci troviamo noi. È sempre tutto molto imprevedibile». La strada verso il futuro, del resto, è ancora tutta da scrivere e, malgrado i punti persi in cinque partite, la squadra è in pieno regime di fiducia e Lucia non può che essere d’accordo. «Riesco a vedere la strada che stiamo percorrendo, riesco a vedere i miglioramenti che stiamo facendo», dice. «Soprattutto rispetto all’inizio, penso che abbiamo migliorato molto la nostra concretezza in fase di finalizzazione e ritengo possiamo migliorare a livello difensivo e cercare di concedere meno gol, specie se penso alle ultime partite e all’ultima di CONCACAF (la finale del 23 maggio persa contro il Club América, nda). Ma, come ho detto, il bello e il brutto di questa lega è appunto che ogni settimana ti devi adattare perché trovi squadre che giocano in modo molto diverso. A volte si tratta semplicemente di chi si riesce ad adattare meglio ma sono comunque soddisfatta del percorso che stiamo facendo».

Oltre che nel campionato nazionale, Lucia ha recentemente fatto il proprio debutto anche nella competizione internazionale americana, la CONCACAF Women Champions Cup, dove lo Spirit ha disputato la fase a eliminazione diretta. Nella semifinale contro il Pachuca, dopo aver esordito entrando dalla panchina, è stata proprio Lucia a lasciare il segno, fornendo l’assist per il gol decisivo di Claudia Martinez. Tre giorni più tardi, ha giocato da titolare la finale persa contro il Club América: dopo anni di partecipazioni alla UEFA Women’s Champions League con la Roma (ottenendo il miglior piazzamento nei quarti di finale dell’edizione 2022/2023), Lucia è subito giunta ad un passo dal vincere il suo primo titolo in terra straniera. Malgrado l’amarezza per il risultato finale, per il difensore azzurro è stata comunque un’esperienza davvero singolare: «Assomiglia, in parte, alla Champions League, perché», sostiene, «abbiamo giocato in uno stadio che, in quel caso, era come giocare in casa per gli avversari, e quel tipo di ambiente e quel tipo di tifo lo senti, appunto, quando vai a giocare fuori in Champions League: questa è stata la cosa che più ho ritrovato. A livello calcistico, poi, il fatto di giocare con squadre messicane è diverso dal giocare contro squadre americane, soprattutto nella prima partita, dove abbiamo affrontato una squadra un po’ più “europea” nel modo di giocare. In breve, ci sono cose che mi fanno ripensare alla Champions e cose che non mi fanno ripensare alla Champions… la considero un po’ una via di mezzo tra la Champions League e la NWSL».

Con la Roma, ha portato a casa cinque trofei. Con le Azzurre, si è fermata a pochi secondi da un sogno chiamato finale. Oggi, in un campionato ancor più difficile, faticoso e competitivo, Lucia punta ad arrivare ancora più in alto, sfruttando tutte le sue immense potenzialità: «Ora, come squadra, vogliamo chiaramente puntare all’unico obiettivo rimasto, lo Shield: pertanto, pensiamo al campionato e dopo, ovviamente, si vedrà. Come squadra abbiamo gli obiettivi chiari e anche io, individualmente, facendo parte di essa».

Un’esperienza bellissima, quella di Lucia Di Guglielmo, che non sembra affatto aver voglia di rallentare, di fermarsi o di affievolirsi, a dimostrazione di come la bravura, la tenacia e il talento, nel calcio femminile, possano sempre essere sinonimo di risultati del tutto fuori da ogni pronostico. Come direbbe Ligabue, «il meglio deve ancora venire»…

La redazione di Calcio Femminile Italiano ringrazia di cuore Lucia Di Guglielmo, l’addetto stampa Ben Kessler e l’intera società sportiva del Washington Spirit per il tempo, la disponibilità e la fiducia.

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