credit photo: Stefano Quarantotto, UPC Tavagnacco

Se a chi segue ed ama da anni il Calcio femminile in Italia si chiede del Tavagnacco la risposta che verrà data riguarda la storia del movimento. La società friulana, infatti, è nata nel 1989, per diciannove anni di fila ha militato in serie A raggiungendo traguardi importanti e sia nella Penisola che a livello internazionale.
Ad oggi, il club è stato costretto ad un ridimensionamento in una serie C che è la sua dimensione ma da cui, con il duro lavoro e movimenti accorti è certamente possibile ripartire.

Calcio Femminile Italiano ha raggiunto per un’intervista Marco Bigotti, allenatore della prima squadra femminile del Tavagnacco. Attraverso le sue parole abbiamo ripercorso a grandi tappe la vita del club tra le varie categorie soffermandoci su quella attuale.
Il Tavagnacco, infatti, milita al momento nel girone B di serie C lavorando perché la permanenza in esso sia il più possibile produttiva anche grazie alla presenza di un centro sportivo in cui poter compiere le proprie attività sia con le prime squadre che con le giovanili.

“La nostra posizione in classifica oggi non è delle migliori a causa di diversi fattori che coincidono con la storia del Tavagnacco, quindi per rispondere a questa domanda bisognerebbe fare un piccolo excursus. Il Tavagnacco quest’anno compie 30 anni di calcio puramente femminile e di questi trent’anni ne ha passati 26 tra Serie A e Serie B. Panta Rei, tutto scorre: oggi come oggi campionati di Serie A sono improponibili per realtà come le nostre. Noi friulani cerchiamo di fare il passo a seconda della lunghezza della gamba per cui ci troviamo in una serie che per noi, in questo momento, è adeguata e fondamentalmente quello che possiamo fare lo stiamo facendo. In quest’ottica, da quando siamo in queste categorie, abbiamo cercato di strutturare meglio quello che serve ad una società per poter continuare il suo percorso. Lo abbiamo fatto acquisendo un centro sportivo. Abbiamo affittato un centro sportivo grazie anche alla regione Friuli Venezia Giulia e vi abbiamo trasferito tutte le nostre squadre giovanili e prime squadre che spero riusciremo a inaugurare presto. Ci siamo concentrati su qualcosa che dia futuro alla società e questo ci ha un po’ distratto dagli obiettivi del campionato. L’anno scorso abbiamo vissuto la nostra prima stagione in serie C dopo tanti anni che ci siamo salvati e quest’anno contavamo di fare un campionato un po’ più tranquillo. Per questioni di costruzione della rosa il nostro cammino si è un po’ complicato – ha proseguito a spiegare mister Bigotti facendo acne riferimento alla giovane età delle sue ragazze che compongono probabilmente una tra le rose più anagraficamente giovani della serie C – perché pensavamo di portare su dalla nostra juniores alcune ragazze per poterle farle crescere con calma e siamo stati costretti un po’ ad anticipare i tempi e quindi buttarle un po’ nella mischia. Siamo, penso, una delle rose più giovani della serie C siamo capitate in un girone di ferro dove comunque parecchie società ambiscono a salire di categoria e si sono rafforzate in maniera molto importante. Paghiamo un po’ dazio su questa cosa. I risultati sportivi non sono quello che ci saremmo aspettati all’inizio dell’anno ma la società è consapevole di questo ed è abbastanza tranquilla e fiduciosa che comunque il prossimo anno resteremo in categoria”.

Guardando agli obiettivi futuri, compaiono sicuramente la salvezza alla fine di questa stagione di Campionato e il mantenimento della categoria. Entrambi si possono ottenere lavorando giorno per giorno e calibrando bene ogni passo in modo che ognuno di questi sia in linea con quello che è il progetto del club.

“Pensando al futuro posso dire che dobbiamo innanzitutto lavorare a piccoli passi, mantenere la categoria consapevoli che fare il salto rappresenterebbe un rischio: le necessità e le risorse economiche necessarie per fare una serie B sono molto importanti. Per questo basta pensare che all’interno della serie B ci sono parecchie squadre che hanno dietro il professionismo maschile che può fornire le risorse necessarie. Noi, considerando che questa è una categoria che ci appartiene (e ci deve appartenere) per tradizione ma soprattutto per volontà, direi che aspiriamo a salvezze più tranquille. E’ il nostro obiettivo fondamentale”.

Il sogno che da realizzare, invece, non è tanto la vittoria di un trofeo o di una coppa, visto che nella sua storia il Tavagnacco ha già raggiunto quel traguardo quanto piuttosto essere parte integrante della crescita del calcio femminile partendo dalle giovanili sino alla Prima squadra. Questo in Friuli è davvero difficile, complice anche il fatto che la regione è piccola e le ragazze che giocano a calcio sono di nuoìmero davvero esiguo.

“Per quanto riguarda il sogno che ancora non abbiamo realizzato, il Tavagnacco non ha mai vinto uno scudetto, però ha vinto due Coppa Italia che sono in bella mostra nella nostra sede, ha anche partecipato a due Champions League, ha giocato nella Supercoppa italiana. Ci farebbe molto piacere poter contribuire ulteriormente alla crescita del calcio femminile, dando la possibilità a tante ragazze di poter continuare a praticare questo sport. Si tenga presente che in Friuli Venezia Giulia siamo circa meno di 1.200.000 abitanti e dati di qualche anno fa ci dicono che in Friuli Venezia Giulia che avevamo 17.000 tesserati maschili tra terza categoria, settori giovanili e quant’altro mentre nel femminile eravamo poco più di 300 partendo sempre dalle piccole amiche fino alle prime squadre. Si pensi, poi, che oggi in Friuli ci sono quattro squadre che militano nel Campionato di Eccellenza (che facciamo insieme al Veneto) e noi che facciamo la Serie C. Uno dei motivi per cui troviamo difficoltà ad avere le giocatrici a chilometro zero riguarda proprio questo: essendo una regione piccola con poche ragazze ce le portiamo via uno con l’altro. Ovviamente ci farebbe molto piacere se più società aprissero al femminile partendo dalle piccole ma, quando questo succede, si è venuto a spolpare il nostro settore giovanile: è complicato anche riuscire a lavorare bene nel settore giovanile per portare le tue in prima squadra. Abbiamo pochi grandi sogni, ripeto, e li abbiamo anche già vissuti seriamente”.

Mister Bigotti, ha avuto modo di frequentare assieme alla sua vice, Alice Broili, Coverciano e lì ha interiorizzato la mentalità necessaria per organizzare uno staff in maniera seria. I rapporti con le ragazze sono buoni e tutti coloro che operano al Tavagnacco sono mossi dallo stesso obiettivo di lavorare con calciatrici che amano e onorano la maglia che indossano in campo e fuori da esso.

“Per quello che riguarda il rapporto tra ragazze e staff, sono orgoglioso di coordinare uno staff di donne. La mia vice allenatrice, Alice Broili come me ha frequentato Coverciano; abbiamo dunque acquisito quella mentalità, abbiamo avuto l’opportunità di avere l’abilitazione UEFA e abbiamo capito come bisogna organizzare uno staff seriamente.
Dico la verità: i rapporti sono buoni. Io che ho fatto tanti anni anche nel maschile posso dire che sono due mondi totalmente diversi però una volta che si è capito dove ci si trova è molto semplice riuscire a trovare un punto di contatto serio con le ragazze.
Nel settore giovanile è un mondo un po’ più complicato ma di certo è fondamentale investirvi perché rappresentano il futuro. La speranza è di formare le ragazze in modo che vivano l’attaccamento alla maglia che indossano e facciano esperienza il più possibile. Ovviamente è giusto che quelle più dotate, che hanno più potenzialità trovino la strada più giusta per realizzarsi al massimo delle loro potenzialità”.

Pensando alle criticità di cui il calcio femminile in Italia è ancora vittima, secondo Marco Bigotti la presenza di troppe calciatrici straniere nel Campionato di serie A toglie la possibilità alle nostre calciatrici promettenti di fare esperienza se non nelle serie cadette o all’estero in prestiti più o meno onerosi. A questo discorso, poi, è legato l’annoso ma sempre attuale problema della mancanze di fondi per quelle squadre che si occupano di formare le calciatrici del domani.

“Il problema che oggi io vedo un po’ a tutti i livelli come in un effetto domino. Nel momento in cui si è deciso giustamente di fare una serie A professionistica e l’abbiamo strutturata con meno squadre, le società abituate ad alzare il livello tecnico per poter competere in Europa hanno importato tante ragazze davvero capaci un po’ da tutto il mondo.
Questo ha chiuso un po’ la strada alle nostre che per fare esperienza devono scendere in una categoria inferiore, dunque una serie B piena di talenti che di conseguenza ha alzato l’asticella. Anche la serie C, sempre per lo stesso motivo, è diventata molto competitiva: questo alla lunga, anche se i risultati della Nazionale non dicono questo, potrebbe creare dei problemi come già successo nel maschile. Cosa si potrebbe fare in merito? Come sempre sarebbe giusto avere più risorse economiche per queste società, soprattutto per quelle che creano le basi. Si parla quindi di società dilettantistiche devono fare un enorme lavoro per far sì che queste ragazze che si approcciano al calcio possano avere una seria possibilità di emergere”. 

Federica Pistis
Sono nata in provincia di Cagliari il 29/08/1992. Mi sono laureata in scienze dell'educazione e della formazione primaria e ora frequento la magistrale di pedagogia presso l'Unimarconi di Roma. La mia passione per il calcio è nata quando ho iniziato a seguire questo sport perchè mio fratello è un grande tifoso del Milan e io cercavo un punto d'incontro con lui. Ho iniziato a guardare le partite, e a comprenderne i meccanismi poi è arrivato quello femminile che mi ha conquistata al punto da sentire un po' mie anche le loro imprese.

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