Il Rome City disputerà il prossimo campionato di Serie C da neopromosso e cercherà di arrivare alla conclusione con una salvezza che, per la Società, significherebbe l’inizio di un qualcosa di grande e dalla progettualità vincente. Al momento, però, il gruppo capitolino festeggia la Promozione raggiunta grazie a una regular season incredibile e a un cammino nei playoff che si è concluso con un 4 a 0 in finale contro il Grifone Woman. Una delle figure di spicco della Società che ha seguito questo gruppo fin dalla vigilia della stagione e ne ha celebrato i trionfi è il Direttore Tecnico Daniele De Luca, intervistato in esclusiva dalla Redazione di Calcio Femminile Italiano per ripercorrere la cavalcata trionfale verso il successo e introdurre qualche progetto in cantiere in vista del prossimo futuro, sempre rivolto verso il calcio al femminile.
De Luca ha inizialmente raccontato dove affondano le radici del progetto del Rome City, nato nell’ormai lontano 2013 e nelle vesti del College Life Italia, ponte importante per le studentesse-atlete italiane desiderose di mettersi alla prova negli Stati Uniti, per poi procedere con il percorso inverso e accogliere studentesse statunitensi vogliose di conoscere la cornice della Città Eterna e portarvi avanti un percorso fatto di studio e sport: «Il progetto nasce nel 2013, quando i vertici societari di Rome City lo fondano con l’idea, come si era vista nel College Life Italia, di permettere a studentesse italiane di andare negli Stati Uniti per studiare gratuitamente, o quasi, nei migliori college. Nel 2018, su questa stessa scia, nasce il Rome City Institute, che nasce per far fare il ponte inverso, per permettere alle studentesse degli Stati Uniti di venire a studiare in Italia in una situazione simile con il fascino unico della Capitale a pochi passi da Piazza del Popolo.»
La filosofia del Rome City si vede nel connubio sport-studio, due facce della stessa medaglia fortemente desiderate dal Presidente, Stefano Radio, e tutti i collaboratori, che vedono in queste due parole il riassunto di quello che dev’essere il futuro delle studentesse, destinate a diventare persone di successo dentro e fuori dalla propria identità sportiva: «C’è l’idea di coniugare sport e studio. L’idea di base del Presidente Stefano Radio e dei suoi stretti collaboratori è quella che, chi si cimenta bene nello sport, può essere guidato ed essere un’eccellenza anche nello studio e nella professione futura, sulla falsariga di quello che succede negli Stati Uniti, dove i manager più importanti sono molto giovani.»
«Le ragazze del Rome City al primo anno erano venti, quest’anno tra tutti gli sport siamo arrivati a 400 tra ragazzi e ragazze e, siccome per le ragazze lo sport più frequentato era il calcio, si è scelto di unire le ragazze universitarie insieme a quelle italiane. Il progetto nasce insieme alla Romulea la scorsa stagione, che mette campo e struttura d’allenamento e alcune ragazze provenienti dal settore giovanile, unendo le due forze l’anno scorso è cominciato questo progetto, ideato verso la fine d’agosto, e già dal primo anno ha ottenuto buoni risultati arrivando in semifinale», grande importanza e merito vanno dati alla Società romana della Romulea, che fin dallo scorso anno si è affiancata al Rome City per gestire al meglio i numeri in crescita delle ragazze interessate a giocare a calcio e ha fornito loro tutte le strutture per poter proseguire il percorso.
Da quest’anno, invece, il Rome City “si è messo in proprio” e ha attirato a sé nuove figure, tra cui quella dello stesso De Luca, per dare modo alla squadra di migliorare anche nella gestione che esula dal rettangolo verde: «Ragazze brave in campo, universitarie e giovani, e questo progetto è nato insieme alla Romulea, di cui avevamo ancora la matricola; quest’anno è stata creata una struttura più solida, sono stato chiamato a fare il Direttore Sportivo per allestire la squadra e puntare direttamente all’obiettivo seguendole quotidianamente negli aspetti logistici e organizzativi. Serviva una persona che seguisse sul campo le ragazze e lo Staff e facesse da trait d’union con la Società.»
La squadra che aveva concluso con buoni risultati la scorsa stagione ha avuto alcuni piccoli aggiustamenti in corso d’opera per poter creare un organico ancora più competitivo che ora conta ragazze giovani, carismatiche e vogliose di mettersi alla prova accostate a calciatrici di esperienza che hanno già vissuto e sperimentato sulla loro pelle categorie superiori disposte a mettersi in gioco con l’unico imperativo di vincere e creare una compagine solida, compatta e indivisibile, che si è effettivamente visto: «Alla base dello scorso anno sono state aggiunte anche ragazze un po’ più esperte che già avevano giocato in Serie C, alcune addirittura in Serie B, perché se l’obiettivo è vincere serve un pizzico di esperienza in più. Il mix tra ragazze americane, italiane, giovanissime e un po’ più esperte ha dato ragione al campo, e la soddisfazione più bella è vedere l’unione del gruppo nonostante le anime diverse; tante dalla Serie B col Trastevere hanno fatto due passi indietro e sono state bravissime ad adeguarsi perfettamente al clima, all’ambiente. Le giovani sono cresciute vicino a quelle esperte prendendole d’esempio, vederle sempre vicine è stato un grandissimo merito dentro e fuori dal campo.»
La stagione strabiliante del Rome City si è conclusa con ben 120 gol segnati considerati la regolar season e i successivi playoff, che per la Società e tutto il gruppo è una «soddisfazione enorme. In altre Società c’ero andato molto vicino, ma purtroppo non era andata bene. Per quanto tu l’abbia costruita bene e tu possa essere consapevole della forza della squadra, sei in una fase finale con partite secche e tutto può dipendere da una traversa, da un infortunio, da un rigore sbagliato, da una squalifica, e quindi la tensione è sempre più alta», e arrivare in finale era un groviglio di tensione e di emozioni che si sono trasformate in positive con il passare dei minuti, perché la già citata tensione «si è sciolta quasi subito, perché l’abbiamo messa subito sulla strada giusta, ed è stata un crescendo di emozioni difficili da descrivere: per loro, al di là della soddisfazione personale, vedere le facce della giovanissima coach, lo Staff tecnico, le ragazze, i genitori e i tifosi fuori dal campo è stato straordinario, da brividi sulla pelle, e abbiamo festeggiato fino a tarda notte. Abbiamo promesso un Palio di festa alle ragazze, perché se lo sono meritato.»
Al di là dei festeggiamenti, la squadra ha anche ragionato sulle ragioni per cui questo traguardo è stato tagliato, frutto di una regular season di alto livello che ha dato a tutto il gruppo la consapevolezza «di essere una squadra forte e costruita bene, nel Girone la seconda in classifica è stata la squadra finalista, la terza del nostro Girone l’abbiamo incontrata in semifinale ed è stata la squadra che più ci ha impensierito. Sapevamo che nell’altro girone c’era il Latina allestito per vincere con una fusione importante tra le ragazze del Tivoli che l’anno scorso era arrivato in semifinale e quelle del Latina. Quando arrivi alla fase finale puoi essere consapevole quanto vuoi della tua forza, ma la tensione e l’adrenalina salgono, e dal 3 a 0 in poi è stata una liberazione totale.»
Il calcio femminile nel Lazio si sta concretizzando come una realtà di alto livello e di anno in anno va a inserire squadre nuove. In particolare, in Eccellenza sono presenti ben due gironi, a riprova che è un campionato competitivo e difficile da riuscire a mettere in cassaforte. Questo prospetto indica la crescita generale del movimento, un aspetto che De Luca ha visto con il passare degli anni in quest’ambiente: «Questa è la mia quattordicesima stagione nel femminile a Roma e ho visto da vicino la crescita del movimento: tante ragazze, tante squadre in più ma, soprattutto, tanto vivaio. Sempre più squadre a Roma e provincia si cimentano nelle scuole calcio. Adesso non ci sono più locandine, o difficilmente, senza la scritta “Calcio maschile e femminile”, sempre più Società ci si cimentano ed è sinonimo di crescita, attenzione e di un settore che sta crescendo e si sta sviluppando molto bene», ma il direttore tecnico sottolinea anche quali sono quelle migliorie che vanno apportate affinché questo sport cresca ancora, in primis concedere i giusti spazi alle ragazze che vogliono fare calcio e credere nel progetto al femminile anche se ci si imbatte in difficoltà: «Tanto bello mettere la bandierina del calcio femminile, tanto più difficile è cavalcare quest’onda e dare la giusta attenzione e il giusto peso a queste ragazze. Spesso si scrive che si fa calcio femminile e poi le ragazze sono sempre subordinate. Vale la “legge dei grandi numeri”, lo capisco perfettamente che un imprenditore con 500 bambini e 20 bambine dia priorità al maschile ma, se non si dà la giusta attenzione a quelle 20, non diventeranno mai 100, diventeranno 15 e ti porteranno a chiudere. Se non ci sono i numeri, molto spesso è perché non si dà la giusta attenzione, e questo è l’ultimo step di crescita che dobbiamo fare: dare continuità a chi inizia il calcio femminile.»
La continuità di cui parla De Luca è strettamente legata al picco dell’interesse e all’eliminazione del pregiudizio, due fattori che incidono pesantemente sulla percezione di questo sport. Per quanto il movimento si stia diffondendo, soggiace ancora un po’ quel pregiudizio nei confronti del calcio femminile, ma le Società devono dare comunque manforte e crederci perché questo sparisca del tutto: «C’è una crescita nell’interesse, è venuto meno anche quel pregiudizio che i genitori avevano nel farle giocare a calcio, e le portano perché “vogliono fare calcio”, non è più uno sport visto solo come maschile. Più sono le bambine che iniziano, e meno ci sarà questo pregiudizio, ma questo dobbiamo assecondarlo. I dirigenti del femminile, che sono pochi, devono cercare di cavalcare quest’onda. Le ragazze devono avere le strutture e una casa accogliente come quelle che si vedono nel calcio maschile. Manca ancora un pezzetto per dire che ha superato tutti i cardini di un tempo.»
Lo scouting è sempre una parte essenziale quando si deve rinforzare una squadra, e il Rome City ne è perfettamente consapevole. La Società cerca, nel limite del possibile, «di vedere quante più partite possibili per i settori giovanili. Abbiamo la collaborazione con la Romulea, che non è solo a livello logistico, organizzativo e di lavoro sul campo, bensì anche per valorizzare le calciatrici del settore giovanile, che sono quelle più attenzionate. Sono 150 bambine tra scuola calcio, Under15 e Underi17, e cerchiamo di seguire anche le realtà delle altre squadre di Roma che stanno crescendo bene; è fondamentale, perché da Roma e dai vivai stanno emergendo sempre più talenti, che prima erano una rarità.»
Non soltanto Romulea, perché a Roma il calcio al femminile sta diventando sempre più talentuoso, così come in tutto il resto del Lazio: «Crescendo i numeri, cresce anche il livello di preparazione delle scuole calcio, e il caso più eclatante è quello dell’AS Roma. Oltre alla Roma, alla Lazio e al Frosinone ci sono altre Società che stanno lavorando e crescendo bene, e non possiamo prescindere da un’attenzione al vivaio e allo scouting se vogliamo lavorare bene e fare le cose al meglio; è una parte fondamentale del nostro lavoro», un lavoro che tiene in considerazione una serie di valori che le calciatrici devono poter aggiungere al proprio bagaglio di atlete e persone che devono relazionarsi non soltanto con le avversarie, bensì anche con il mondo dell’istruzione, del lavoro, della vita al di fuori del rettangolo verde, e questi possono essere appresi solo se l’ambiente è funzionale ed è sano: «Cerchiamo di avere un gruppo di ragazze con valori, quelle più giovani devono studiare, prima di essere “brave calciatrici” devono essere “brave studentesse”, la cosa peggiore è vedere un genitore che arriva in Segreteria e ci dice che la figlia non sta andando bene a scuola e deve lasciare per un periodo il calcio. Un altro valore è che, essendo in un ambiente sano, fresco e moderno non devono turbare il clima che si è creato e cercheremo di creare negli anni. Rispetto per Mister, compagne e Società, educazione, cultura sportiva, disciplina, vengono prima di tutto. Vengono per migliorare, crescere e divertirsi, però devono farlo con determinati valori. Una squadra accademica come la nostra, che ha anche il livello universitario, sta diventando un unicum a Roma, la disciplina scolastica e il rendimento devono essere importanti.»
I progetti in cantiere del Rome City prevedono innanzitutto la fondazione dell’Under19, quindi di un vero e proprio settore giovanile che possa fungere da serbatoio, in futuro, per la squadra e per la crescita costante del gruppo, senza però andare di fretta e prendendosi il giusto tempo perché proceda tutto passo dopo passo: «L’anno prossimo dovremmo fare l’Under19, e a maggior ragione le ragazze dovranno essere non dico “studentesse modello”, ma non devono dare problemi dal punto di vista del rendimento scolastico. L’idea della Società, anche con questo progetto della squadra femminile, è di andare step by step e non fare il passo più lungo della gamba strutturandoci piano piano. Questo è importante come serbatoio della Prima Squadra: è capitato di andare a giocare qualche partita in 16 o 17, e questo è un problema a cui dobbiamo far fronte. Con questo settore possiamo dare alle ragazze la possibilità di esordire in Prima Squadra in Serie C e ci può permettere di formare ragazze secondo i dettami dello Staff e per averle già pronte, sapendo già qual è l’idea della Società e quali sono gli obiettivi e i valori portati avanti. Creare l’U16, l’U17 e la scuola calcio significa avere ragazze a cui non devi insegnare niente, perché arrivano in Prima Squadra e, al di là della preparazione tecnico-tattica e fisica, sanno già tutto.»
In vista della Serie C, la Società è fermamente intenzionata a muoversi sul mercato per accrescere l’esperienza e la qualità del gruppo senza, però, snaturarlo o privarsi di tutte quelle pedine che hanno reso possibile la vittoria del Girone e il salto di categoria: «La Serie C è un campionato completamente diverso da quello che abbiamo sempre affrontato, e l’idea è di premiare e valorizzare le ragazze che ci hanno consentito di raggiungere questa soddisfazione e quest’obiettivo, quindi mantenere il nucleo portante, perché se lo meritano e perché è doveroso. Vogliamo affiancare loro qualche ragazza americana di livello che ci può aiutare a migliorare il tasso tecnico della squadra, e inevitabilmente aggiungere almeno tre o quattro tasselli di altre ragazze provenienti dalla Categoria che conoscono avversarie e ambiente, perché andiamo in un torneo competitivo con ragazze più agguerrite dal punto di vista agonistico, e dobbiamo farci trovare pronte», ed è già chiaro quale sarà l’obiettivo che le ragazze perseguiranno di partita in partita: «L’obiettivo non è, chiaramente, quello di vincere il campionato, ma di arrivare a una salvezza tranquilla, e per fare questo dobbiamo organizzarci al meglio e con ragazze che aumentino l’esperienza.»
De Luca ha infine lasciato ampio spazio ai ringraziamenti: «Devo ringraziare due Dirigenti e amici di calcio, Vincenzo Persi e Claudio Ciferri, che mi hanno fatto conoscere la realtà di Rome City, che adesso sta diventando un’eccellenza nel panorama non solo calcistico, ma anche accademico romano e laziale. Ringrazio il Presidente Stefano Radio, che mi ha dato fiducia e con cui ho intrapreso questo percorso, ho passato una prima stagione importante e ricca di soddisfazioni in una Società che è venuta incontro a tutte le nostre esigenze. Il ringraziamento più importante va alle ragazze, alla Coach Carmen Acedo e allo Staff tecnico, che hanno regalato una stagione da sogno e una delle più belle soddisfazioni della mia vita calcistica.»
Si ringraziano il Direttore Tecnico Daniele De Luca e il Rome City per il tempo, la disponibilità e la fiducia.






