Scesa in campo in punta di piedi contro il Trastevere, esordio da incorniciare con la Freedom in Prima Squadra dopo tanto lavoro con la Primavera: in queste poche parole si riassume l’evoluzione della carriera di Francesca Morini, giovane portiera classe 2006 di proprietà della compagine piemontese che proprio in biancoblù ha fatto il suo esordio in Serie B e ha scritto il suo nome nel “calcio delle grandi”; la calciatrice ha portato avanti una lunga chiacchierata con la Redazione di Calcio Femminile Italiano e ha parlato della propria vita calcistica, senza tralasciare l’ottima annata a Cuneo.
«Del calcio mi ha fatto innamorare mio fratello, Lorenzo. Nonostante lui non giochi a calcio, perché gioca a basket, quando eravamo molto piccoli, penso in prima elementare, lui giocava negli intervalli con i suoi amichetti e io mi mettevo lì a guardarli, perché volevo farlo anch’io. Mi proteggeva, diceva ai suoi amici di farmi giocare anche se non ero forte e mi “schiacciavano”, voleva sempre che io giocassi con loro, e questo mi ha fatto innamorare e ha fatto nascere la passione che abbiamo entrambi per la nostra squadra del cuore», il fratello e i compagni di classe sono stati i primi nemici-amici con cui Morini si è interfacciata e grazie ai quali ha scoperto la passione per questo sport, rimanendone affascinata al punto da sognare una maglia da professionista.
Una delle credenze principali nel mondo del calcio è il ruolo del portiere come una “punizione”, perché non si è giocatori di movimento e pare che ci si possa perdere tutto il divertimento. Morini ha fatto di tutto per arrivare a indossare i guantoni e a mettere i piedi sulla linea di porta, in quanto tutte le persone che la circondavano le suggerivano di scegliere un altro ruolo. Caparbia e determinata, col senno di poi, ha fatto bene a dare retta al proprio cuore e non agli altri: «Andare in porta è stata una scelta, però non so il “perché”, mi ha sempre affascinato il ruolo. Inizialmente non volevano mettermi in porta, perché ero piccolina, perché ero la ragazza che giocava con i maschi, e a un certo punto sono riuscita a convincerli. Non ero fortissima, ma sono rimasta là. Ho iniziato come difensora e ho dovuto sgomitare per andare in porta, nessuno voleva che lo facessi, quindi non l’ho mai percepito come una punizione.»
La Freedom è l’ultima tappa di una carriera, quella di Morini, che ha già visto un susseguirsi di maglie differenti, ma tutte pesanti e che l’hanno aiutata a crescere l’ultima delle quali è stata quella dell’Arezzo. La giocatrice sa di essere ben lontana dalla maturazione calcistica e di doversi mettere ancora molto alla prova per diventare più completa, benché abbia giocato per parecchio tempo da aggregata alle Prime Squadre e, infine, con la Freedom abbia trovato il tanto atteso e meritato esordio. Due figure che l’hanno segnata in positivo sono quelle di Mária Korenčiová e Martina Nucera, punti di riferimento e bagaglio di esperienza, consapevolezza, conoscenze da cui ha attinto il più possibile: «Far parte di gruppi importanti e molto forti mi ha reso la calciatrice che sono al momento, che deve crescere ancora tantissimo e che non ha ancora fatto nemmeno l’uno percento di quello che deve fare. Sono partita dall’Atalanta, che era una squadra davvero ben formata e purtroppo si è fermata all’U17, poi ho vissuto l’Arezzo, con cui ho avuto la possibilità di stare in Prima Squadra per diverse partite, e poi come ultima la Freedom con l’anno scorso ragazze del calibro di Mária Korenčiová, che ha fatto la Champions League e Martina Nucera, che è vivaio Juventus, e quest’anno con il grande gruppo di professioniste mi ha dato modo di apprendere cose che io credo alla mia età non apprenderesti mai», e quest’immensa fortuna di conoscere e di essere in contatto con giocatrici del loro calibro non è, a suo parere, avvenuto per caso, perché la fortuna se l’è cercata, se l’è creata e l’ha infine ottenuta: «Penso che tutto ciò che è avvenuto sia stato frutto di grande lavoro, ma trovarmi in questi ambienti non è un caso, il lavoro che ho fatto mi ha fatto trovare dove sono, perciò non ho avuto fortuna, la parola è “opportunità”.»
L’esordio tra i pali di una Prima Squadra, come affermato poc’anzi, è avvenuto grazie alla Freedom. Morini è stata aggregata alla Prima Squadra nel corso delle ultime due stagioni, disputando la Primavera lo scorso anno e sognando, invece, il debutto quest’anno. L’estrema difenditrice biancoblù si sarebbe aspettata l’esordio, se lo sentiva e ci credeva ardentemente anche lo scorso anno ma, per una serie di vicissitudini, ha visto quel piccolo sogno essere sempre rimandato: «Prima della partita sapevo che c’era la possibilità, perché tutti se l’aspettano. Me l’aspettavo già l’anno scorso, ma ci sono state diverse dinamiche che hanno portato al non-esordio, perché giocavamo contro il Parma, eravamo sul punto di vincere la partita e allora hanno deciso di no. Quest’anno io me lo sentivo, sentivo anche di meritarmelo più dell’anno scorso, mi sentivo molto più pronta, ed ero certa che dovesse avvenire», e sentendosi pronta ha affrontato l’effettivo esordio con una consapevolezza, una gioia e una prontezza del tutto diverse. Morini si ricorderà per sempre della partita in casa del Trastevere, l’ultima della stagione, come l’inizio del proprio percorso da giocatrice “grande” e come il risultato di tutti gli sforzi e di tutto il duro lavoro portato avanti nel tempo: «A fine primo tempo il mio allenatore dei portieri, Federico Gozzi, che mi ha sostenuto per due anni prendendomi in un momento bruttissimo e tirandomi su, mi ha detto: “Inizia a muoverti. Non ti scaldare, ma muoviti e basta”, e lì sono andata su di giri. Anche se eravamo sullo 0 a 0, ho capito che era il mio. Una volta segnato il 2 a 0 si è girato, non mi ha detto niente, mi ha solo dato un’occhiata per farmi capire che dovevo aumentare e il Mister da lì a cinque minuti ha detto “Facciamo il cambio”, e mi ha fatto scendere in campo; è stata un’emozione che è difficile da dimenticare, per tutto quello che c’è stato, perché ho passato diversi momenti brutti, e nel momento in cui sono entrata in campo ho detto: “Questa è la vita vera. Dopo tutto quello che ho passato, questo me lo sono meritato, è stato ripagato”.»
Già facente parte del gruppo della Primavera nella stagione precedenti, Morini non ha esitato ad accettare la proposta della Freedom di rimanervi per almeno un altro anno, in quanto Società che ha da sempre creduto in lei e di cui ha ricambiato la fiducia sul campo: «Di questo progetto m’ha convinto il fatto che conoscessi già l’ambiente e una Società seria dall’anno prima, in cui ero aggregata in Prima Squadra da giocatrice della Primavera. Loro hanno creduto in me e nelle mie potenzialità, e quindi perché non dare possibilità a una Società che mi offriva la Serie B?», per arrivarci ha dovuto lavorare tanto, ma «mi ha dato tanto. Le mie compagne mi hanno dato tanto, lo Staff mi ha dato tanto, e quest’esordio soprattutto», e questa stagione le ha trasmesso un grandissimo insegnamento di cui farà tesoro per il proprio futuro professionale, ovvero che per crescere e per migliorarsi, nonché per diventare professioniste, bisogna avere «la forza del continuare a lavorare nonostante i risultati siano un po’ lenti, la perseveranza.»
Quando Mister Ardito le ha fatto segno di andare a prendere posto tra i pali, la giocatrice si è sentita molto orgogliosa di quanto raggiunto e ha vissuto quei pochi minuti intensamente, mettendo subito in mostra tutte le proprie carte, quelle giuste per meritarsi quel posto: «Orgoglio, molto orgoglio per la persona che sono e per quello che ho dimostrato. Sono entrata, ho avuto cinque minuti, e al triplice fischio mi sono emozionata, perché in quei cinque minuti ho dimostrato che ci potevo stare lì, che non era un caso che io fossi lì e che lo meritavo. Ho provato tanto orgoglio, tanta felicità, tanta gratitudine nei confronti dello Staff e dei miei genitori e della mia famiglia, che mi hanno aiutato in un momento in cui pensavo fosse difficile risalire», e dopo quel brutto momento ricevere quest’opportunità ha cancellato tutti i possibili dubbi sul proprio valore e quello del gruppo, tanto da creare un «un cocktail di emozioni che non mi ha fatto capire più niente, poi la vittoria, il quinto posto, l’obiettivo di gruppo arrivato, perché il gruppo viene sempre prima, era un sogno, e quindi questo mix di emozioni mi ha fatto sentire davvero alle stelle.»
La Freedom è un gruppo che col tempo si è consolidato, pur avendo cambiato moltissimi elementi rispetto all’ultima stagione, non da ultimo la guida in corso d’opera. A cambiare è stato soprattutto l’atteggiamento, caratterizzato da una grandissima tranquillità sul rettangolo verde per tutto il girone di ritorno, da aggiungere alla maggior unione di tutte le calciatrici presenti in rosa: «Il cambiamento principale che c’è stato dall’inizio dell’anno è stata la tranquillità in campo. Nella seconda parte di campionato eravamo davvero tranquille, ed è cambiata anche l’unione e la coesione dello spogliatoio, che è stata la vera differenza, anche rispetto all’anno prima: il gruppo era differente e le interpreti anche, eravamo poche rimaste da quello prima, ma chi l’ha vissuto può darmi ragione, perché non ci fosse stato questo tipo di gruppo probabilmente i risultati che abbiamo avuto non sarebbero arrivati, quindi la coesione è stata il cambiamento principale insieme alla tranquillità.»
Pur non avendo avuto molto spazio per brillare, Morini ha imparato da subito a osservare con attenzione le proprie compagne e a rubare il più possibile, visto che si ritiene una giocatrice molto curiosa e con tanta voglia di imparare e di aggiungere qualcosa alle proprie conoscenze di allenamento in allenamento. A volte, ripensando alla grande occasione tra le sue mani di scendere in campo con calciatrici di grande esperienza che hanno vissuto campionati, ambienti e culture differenti e arricchenti, si sente ancora incredula: «Sono una giocatrice che ruba davvero tanto a livello di domande e con gli occhi, in campo, in allenamento, guardo il dettaglio, perché a me piace lavorare sui dettagli negli allenamenti. Lavorare con delle professioniste che hanno fatto dei campionati di Serie A per me è stato un onore, una fortuna, perché ho potuto davvero apprendere tantissimo da Giuliano, Bonetti, Errico, senza di lei il gruppo non sarebbe stato quello che abbiamo avuto, Ella Kaabaachi, una grandissima giocatrice, e da queste giocatrici ho rubato qualsiasi cosa. Se qualche anno fa mi avessero detto che una giocatrice del calibro di Ella Kaabaachi si sarebbe messa a fare dei rinvii lunghi con me e a insegnarmi come farli non ci avrei mai creduto, e invece è successo.»
Malgrado il salto dalla Primavera alla Serie B sia un passo davvero importante, la classe 2006 non ha percepito in maniera tanto pesante il dislivello tra le due categorie, poiché la trafila da aggregata alla Prima Squadra per tutta la scorsa stagione ha facilitato il suo feeling con il campo e, di conseguenza, arrivare a scendere in campo con la maglia della Freedom in Serie B è stata una grande emozione ben lontana dall’eventuale ansia da prestazione che si potrebbe affibbiare, inconsciamente, a una ragazza tanto giovane e sulla carta inesperta: «Dall’anno scorso non ho sentito esageratamente il salto, perché ho fatto tutto l’anno in Prima Squadra. Giocavo soltanto il sabato in Primavera, ma gli allenamenti sono sempre stati con la Prima Squadra, l’intensità non mi è mai pesata; tra Primavera 2 e una Serie B in partita il gap è tanto, però non mi sembra di averlo sentito a livello di allenamenti.»
Si ringraziano Francesca Morini, l’addetto stampa Edward Pellegrino e la Freedom Calcio Femminile per il tempo, la disponibilità e la splendida chiacchierata.






