«È stato il primo anno che affrontavo un’avventura tutta al femminile e mi ci sono approcciato con grandissima curiosità»: esordisce così Fabio Viviani, tecnico del Vicenza, ai microfoni della nostra redazione.
“Avventura” sembra essere il termine più giusto per la figura in panchina, per quella che è stata una annata di grande rivoluzione individuale (professionalmente parlando) e della società stessa che ha presentato un progetto di volontà sostenibile e replicabile, che punta a valorizzare il territorio ed il reale patrimonio sociale dello sport. Quello che oggi è il Vicenza Women’s Football Club (per intero) arriva come un ritorno in patria per l’allenatore, vicentino doc non d’origine ma per via del biancorosso indossato in prima persona: la guida della squadra in B, infatti, non è nuovo all’ambiente berico, avendo disputato quasi 250 gare in maglia Vicenza quando il centrocampo era la sua miglior fetta di paradiso.
A proposito dell’inedita esperienza “in rosa”, Viviani ha spiegato: «questa opportunità è arrivata dopo 20 anni alla guida di società maschili ed una parentesi da calciatore, ma, quella che inizialmente era una pagina bianca, è stata riempita con tante soddisfazioni! Qui ho scoperto grande passione e determinazione».
Intanto una cosa è certa: il timbro sulla categoria è stato messo; fresca, infatti, è stata anche la promozione del collettivo in un percorso altamente competitivo dove non sono mancate le difficoltà; a tal proposito lo stesso ha sottolineato: «dovevamo dimostrare di essere pronti a giocare in questo campionato sconosciuto non solo a me ma anche alla maggior parte delle ragazze della rosa; devo dire, però, che c’è stata fin da subito una grande disponibilità ad accogliere le richieste che la categoria stessa ci ha messo davanti. Vero che i primi due mesi sono stati molto difficili e non si riusciva a trovare una quadra, ma abbiamo continuato a testa alta senza demoralizzarci ed è arrivata la salvezza con sei giornate d’anticipo. Un traguardo davvero straordinario!».
E sull’equilibrio cercato e trovato: «una volta fatto questo, è stato complicato anche per le altre squadre fermarci; questo ci ha dato grande stima. Durante il percorso siamo riusciti anche a vincere a Cesena, Lumezzane, squadre che hanno fatto benissimo durante tutta la stagione. Se si poteva fare qualcosa in più? Il gruppo era al 60% nuovo, perciò non è stato semplice trovare coesione; la vera svolta (per citare il momento) c’è stata con la partita contro la Res che, pur persa, ha dato una cosa che probabilmente serviva ancora di più: il legame forte e la consapevolezza di poter fare tanto.
A confermarlo ci sono stati i successivi incontri con Trastevere e San Marino da cui siamo usciti vincitori. In definitiva ho visto un gruppo resiliente, aspetto che sicuramente ha permesso di sopperire a qualche lacuna tecnica (normale quando la rosa è così giovane ed inesperta)».
Ottavo posto a quota 33 valso la conferma nel medesimo campionato. Giusto verdetto? Il tecnico, deciso: «ho visto una crescita collettiva ed individuale. Logicamente c’è ancora del margine di miglioramento (e questo bisogna tenerlo a mente per la prossima stagione), ma per quel che è stato fatto c’è solo da essere orgogliosi».
C’è, quindi, un altro viaggio da compiere, da vivere; seppur sullo stesso palcoscenico, anche la sfida si rinnoverà e bisognerà consolidare le fondamenta, dimenticando quella sorta di appagamento da conferma grazie al pensiero della continuità: «il primo passo è stato fatto – ha concluso Viviani -, ma sarà necessario rimarcare la volontà di dimostrare qualcosa, perché c’è sempre il rischio di affrontare la categoria pensando di averla già fatta. Intanto teniamoci stretto quanto conquistato, il resto…lo vedremo!».
Si ringrazia il tecnico Fabio Viviani e la società tutta per la gentile concessione.






