La Torres Women ha preso parte, nella scorsa stagione, al Campionato di serie C nel girone A collocandosi, alla fine dell’anno calcistico, al nono posto (22 punti in totale). Quanto dimostrato in campo, però, esula dalle mere cifre perché la squadra ha fatto fronte comune contro i problemi incontrati nell’annata sfidando a viso aperto ogni avversaria e raggiungendo l’obiettivo stagionale: la salvezza matematica già diverse giornate prima che il campionato terminasse.

Calcio Femminile Italiano ha raggiunto per un’intervista il DS della Torres Paolo Scriboni. Con lui, che ha un vasto curriculum calcistico tra società femminili professionistiche (SS Lazio) e anche nel maschile, si è parlato dei risultati del club, ma sopratutto di futuro, con la Torres che ci si auspica riesca a tornare agli onori della cronaca.
Oltre ciò abbiamo discusso di come il calcio femminile, inteso come movimento innegabilmente in crescita, abbia bisogno di alcuni accorgimenti che ne garantiscano la produttività.

“Innanzitutto devo ringraziare il mio Presidente al quale mi lega un rapporto che va oltre quello professionale. Abbiamo iniziato a lavorare assieme e questo ci ha portato anche ad un’amicizia: per me i valori umani sono molto più importanti di quelli tecnici. 
Parlando della squadra, noi avevamo l’obiettivo iniziale di raggiungere una salvezza tranquilla e ci siamo riusciti: noi ci siamo salvati a 5/6 giornate dalla fine del Campionato quindi il lavoro fatto da parte di tutti coloro che sono coinvolti nel progetto, è stato fatto in maniera corretta.
Si poteva fare meglio però ribadisco che nella vita ho sempre cercato di perseverare e andare avanti ad obiettivi e quello che avevamo inizialmente è stato raggiunto, di questo siamo contenti. 
In futuro vogliamo migliorarci e crescere: Tutti siamo sanamente ambiziosi, e
ntro un paio d’anni il Club, che è ancora la società più titolata in Italia con un palmares di prestigio tra scudetti, Coppa Italia, Supercoppe e partecipazioni alla Woman Champions League, deve riprendersi il posto che le appartiene tra le grandi. Noi miriamo in alto”.

Per quanto riguarda le operazioni di mercato il Club sardo, oltre a confermare coloro che hanno dato alla causa comune il loro valido contributo, cercherà di puntellare quei settori che sono stati carenti e di allungare un po’ la rosa. Anagraficamente la squadra sarà composta da tante ragazze giovani, ma anche da qualcuna più navigata che sappia come dare equilibrio nel momento del bisogno. A proposito di questo aspetto in particolare il DS Scriboni tiene a dare la menzione d’onore a Capitan Sotgiu che rappresenta in maniera perfetta quanto detto poc’anzi.

“Confermeremo un po’ di ragazze che quest’anno hanno fatto bene. Una delle difficoltà che abbiamo avuto in stagione riguardava la rosa un pochino corta che dobbiamo cercare di implementare numericamente e qualitativamente. Probabilmente se avessimo avuto una rosa un pochino più ampia e non funestata dagli infortuni ci avrebbe, forse, aiutato ad arrivare un pochino più in alto in classifica. Vogliamo puntare sulle giovani che danno freschezza, entusiasmo. Naturalmente loro hanno bisogno di guide e quindi qualche ragazza di esperienza cercheremo di inserirla. Abbiamo ragazze che devono ancora raggiungere la maggiore età o che stanno facendo la maturità e abbiamo il nostro capitano, Veronica Sotgiu, che ha 35 anni. A lei devo fare un grande chapeau perché ha dimostrato grande attaccamento, abnegazione ed è sempre la prima a tirare il gruppo. In conclusione, vorremmo un giusto mix ma soprattutto un bel po’ di ragazze giovani”.
Se già è stato dimostrato quanto la mentalità sia importante in casa Torres, nelle stagioni che verranno si proseguirà per la stessa strada di lavoro costante alternato a momenti di svago: “Vado un po’ controcorrente. Ricerchiamo anzitutto i valori di attaccamento alla maglia e serietà che sono fondamentali in una squadra senza però tralasciare il lato umano: sono delle ragazze e hanno bisogno anche di momenti di leggerezza, di viversi la loro età. Per quanto riguarda l’aspetto tecnico vogliamo una squadra combattiva, che abbia, come dicono a Napoli, la cazzimma giusta, la voglia di scendere in campo e provare a vincere sempre e con chiunque. Se ci si riesce sarà un successo, al contrario ci si darà la mano, dalla settimana successiva ci si rimbocca le maniche e si prova a migliorare”.

La Sardegna è ricca di talento e di ragazze capaci ma molte di loro, complice la poca possibilità di esprimersi al massimo nel proprio territorio, sono costrette ad andare a giocare fuori. Per ovviare a questo si dovrebbe creare tutta una rete di opportunità così che le calciatrici sarde siano fiere di militare nelle squadre dell’Isola.

“Bisogna anzitutto creare un humus favorevole per cui devono essere orgogliose di giocare per una squadra della loro terra. Si ricercano i tesori altrove, quando il vero tesoro sta dietro casa, questo mi dispiace. Stiamo parlando di mentalità: si dovrebbe far capire che giocare per un club sardo, da ragazza sarda, vale, a mio avviso, molto di più che giocare per un club del continente”.

Quanto affermato sopra è solo uno, strettamente legato al territorio, degli aspetti critici del calcio femminile che deve ancora crescere. Basti pensare che serie C e serie B vivono ancora una realtà pienamente dilettantistica in cui sono diverse le squadre che faticano a portare avanti un campionato che sia produttivo, o peggio ancora, a sostenere gli oneri di una stagione. Bisognerebbe, dunque, sostenere in maniera più proficua queste realtà e creare una solida base a partire dal sttore giovanile.

“Il professionismo ha sicuramente spettacolarizzato un po’ il calcio femminile ma ci sono delle criticità. Sia la serie B che la serie C sono ancora dilettantismo puro e trova difficoltà a livello economico, di risorse, di gestione: è chiaro che c’è tanto tanto lavoro da fare. I budget enormi che vengono erogati al calcio maschile dovrebbero essere un po’ direzionati al calcio femminile sia perché lo merita che perché credo che un dirigente debba andare un po’ oltre, guardare al futuro e i numeri del calcio femminile rendono evidente la sua crescita straordinaria e le sue potenzialità. Introdurre delle ulteriori risorse economiche sarebbe, soprattutto per quanto riguarda le società di C e di B, tanto importante. Aiutare concretamente queste realtà sarebbe cosa buona come il cercare di incentivare ancora di più e meglio i settori giovanili. Se le cose si vogliono fare si fanno, al contrario se si continua a parlare il burocratese o avere dei linguaggi distantissimi da quella che è la base, allora non si va da nessuna parte”.

Tutto ciò accade a diversi livelli, e anche società che vivono una realtà più importante riscontrano problematiche simili. Il fatto che si svalutino le giovanili causa, come successo in precedenza anche nel maschile, un grande arrivo di calciatrici straniere anche laddove si potrebbero inserire delle ragazze provenienti dai vivai. Le atlete straniere dovrebbero essere presenti se in grado di dare una marcia in più al club.

“Ho incontrato difficoltà a sdoganare il calcio femminile anche in contesti con brand più importanti. C’è sempre tanta tanta attenzione per quanto riguarda le prime squadre e poca per quanto riguarda l’attività di base e questo mi dispiace tantissimo. Le squadre della nostra serie A femminile cominciano ad essere infarcite, lo dico con il massimo rispetto, di profili stranieri. Ben venga la ragazza straniera, ma che faccia la differenza sotto il punto di vista tecnico, etico, comportamentale e sociale. Inserire il nome esotico tanto per farlo, non credo che sia questa la strada”.

Pierpaolo Scriboni è anche autore di diversi volumi in cui il calcio, lavoro e passione di una vita, è la costante. Nello specifico, ne ‘Il Direttore Sportivo’, volume che ha visto la luce come tesi finale del corso da DS, descrive questa figura e quelle che sono, o dovrebbero essere, le sue mansioni in una società:
” ‘Il Direttore Sportivo’ è praticamente la mia tesi fatta a Coverciano quando ho fatto il corso da DS. Un editore ha deciso, leggendo il testo, di volerlo pubblicare e devo dire che sta andando oltre le aspettative, è stato venduto abbastanza bene. Il volume si riferisce alla figura centrale del direttore sportivo che deve fare, a mio avviso, da collante tra tutte le realtà che appartengono ad un club: deve essere una guida, un esempio, ma anche una persona pronta ad ascoltare quelle che possono essere le criticità perché solo attraverso questo si può crescere. Non so se è un discorso astruso o arcaico, ma io la penso così”.

Il suo amore per la disciplina calcistica e verso il calcio femminile è stato, durante quest’intervista, piuttosto evidente ma la sua dedica ai lettori di Calcio Femminile Italiano dissipa anche ogni minimo dubbio rimanente: “L’appello che posso fare a chi leggerà questa intervista è che il calcio femminile ti entra dentro l’anima e non esce più. Ho collaborato per tanti anni nel calcio maschile e se oggi mi dicessero che c’è opportunità di tornare lì rifiuterei. Il femminile mi dà molto molto di più sotto il punto di vista personale ed emozionale.
Perché seguire la Torres? 
La Torres è la nostra storia, i colori rossoblu fanno parte di un passato straordinario e  glorioso, quindi la simpatia che si deve avere per il Club deve naturale. Non si può non vedere cosa fa la Torres”.

Federica Pistis
Sono nata in provincia di Cagliari il 29/08/1992. Mi sono laureata in scienze dell'educazione e della formazione primaria e ora frequento la magistrale di pedagogia presso l'Unimarconi di Roma. La mia passione per il calcio è nata quando ho iniziato a seguire questo sport perchè mio fratello è un grande tifoso del Milan e io cercavo un punto d'incontro con lui. Ho iniziato a guardare le partite, e a comprenderne i meccanismi poi è arrivato quello femminile che mi ha conquistata al punto da sentire un po' mie anche le loro imprese.

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