Tutti gli occhi del mondo sono assuefatti e attirati dal Mondiale, anche di buona parte della tifoseria italiana amante del calcio. Una delle Nazionali che al momento sta cavalcando l’onda e ha già centrato la qualificazione alla seconda fase è quella degli Stati Uniti d’America, primi in classifica del rispettivo girone e al secondo turno con una giornata di anticipo. La formazione di Mauricio Pochettino, malgrado gli avversari non siano stati fino a questo momento di un calibro tale da cominciare a incutere timore, fa divertire, gioca e si diverte in campo, e di sicuro non è passata inosservata.
A proposito di rettangolo verde e di calcio, in occasione della seconda gara del Girone, che vedeva gli Stati Uniti ospitare l’Australia in un derby anglofono, così si può dire, una piccola parte della Nazionale di Emma Hayes e un’icona del calcio femminile statunitense è scesa in campo non per scattare verso la porta avversaria inventandosi una magia dell’ultimo secondo come ha da sempre abituato tutti, bensì per dare inizio alle danze tra la Nazionale a stelle e strisce e la contendente per la vittoria.
Trinity Rodman è stata colei che, con il suo solito sorriso smagliante e la camminata trionfante di una calciatrice consapevole di tutta la propria qualità come atleta, ha calcato il palcoscenico importante dello stadio di Seattle, colorato di blu, bianco e rosso a richiamare la bandiera degli Stati Uniti e sua comfort zone nel corso della stagione calcistica, reggendo tra le mani il pallone che di lì a poco avrebbe decretato le sorti a favore della Nazionale del proprio cuore.
La giocatrice si vede nelle riprese della regia internazionale mentre esce dagli spogliatoi portando con sé il pallone e viene accolta da un boato incredibile e di cui si bea, da cui si fa coccolare, senza abbandonare il proprio sorriso, perché tutti negli Stati Uniti sanno chi è Trinity Rodman e tutti, negli Stati Uniti, ne apprezzano le prodezze in campo.
Ancora una volta, in altre parole, il calcio femminile negli Stati Uniti ha lasciato la sua impronta, benché appunto solo metaforica in quest’occasione: se sei una giocatrice di alto livello non solo vieni riconosciuta e inneggiata da tutti quelli che vengono allo stadio per seguire una squadra maschile, sei anche accolta con amore, affetto, riconoscenza, e quando questo piccolo aspetto diventerà centrale e il fulcro del movimento in Italia si potrà finalmente parlare di “progresso del calcio femminile”.






