Oggi, 22 giugno, il calcio italiano sceglie il suo nuovo presidente. In corsa ci sono Giovanni Malagò, ex numero uno del Coni, e Giancarlo Abete, attuale presidente della Lega Nazionale Dilettanti e già alla guida della Figc dal 2007 al 2014. A votare saranno 273 delegati, per un peso elettorale complessivo di 516 voti: Serie A 18%, Serie B 6%, Lega Pro 12%, Lega Nazionale Dilettanti 34%, Assocalciatori 20%, Assoallenatori 10%. Qualunque sia il nome che uscirà dalle urne del Rome Cavalieri, c’è una responsabilità che riguarda tutti, vertici e periferie: far crescere il calcio italiano, comprese le sue ragazze.
Un solo calcio, due metà che si tengono per mano
Si parla spesso di calcio professionistico e calcio dilettantistico come fossero due mondi separati. Non è così: sono due metà della stessa cosa. Il vivaio di un grande club nasce in un campetto di periferia, e il sogno di una bambina comincia, quasi sempre, su un prato dilettantistico, non in uno stadio. Vale doppiamente per il calcio femminile, che in Italia cresce su entrambe le gambe: un professionismo che dia visibilità, contratti dignitosi e diritti televisivi; e un sistema dilettantistico capillare che apra le porte a tutte le bambine, in ogni provincia. Un presidente che voglia far crescere il calcio femminile potrà guardare a questo ponte come a una risorsa preziosa: investire nei settori giovanili, nei centri territoriali, negli allenatori formati per lavorare con le ragazze, con la stessa attenzione e lo stesso entusiasmo che il movimento sta già dedicando al calcio maschile.
Le bambine in campo: un numero che cresce, e che chiede risposte
C’è un dato che da anni racconta una trasformazione bella e reale: sempre più bambine, in Italia, chiedono di giocare a calcio. Non più un’eccezione, ma una presenza che cresce stagione dopo stagione nei campi di tutta la penisola, fatta di mamme che accompagnano le figlie agli allenamenti, di scuole calcio che aprono finalmente sezioni femminili, di allenatrici e allenatori che credono in questo cambiamento. Una crescita così bella merita di essere accompagnata con altrettanto entusiasmo: più impianti dedicati, più percorsi strutturati che possano accompagnare una bambina dai primi calci fino, magari, alla nazionale. In Inghilterra, Spagna e Germania questo percorso è già avanti, ed è un bell’esempio da cui prendere spunto. Il nuovo presidente ha davanti una grande opportunità: far crescere ancora di più l’entusiasmo di migliaia di bambine, dando loro spazi sempre più grandi in cui giocare e sognare.
La lettera di una bambina al futuro presidente
Su questa crescita, sulle bambine che oggi sognano un campo vero, ci è arrivata una mail nella nostra casella info che vogliamo condividere, parola per parola, perché arrivi a chi prenderà in mano la Figc. Ce l’ha scritta una bambina, e ci ha chiesto di farla leggere al nuovo presidente.
Caro nuovo Presidente,
mi chiamo Aurora, ho 9 anni e gioco a calcio da quando ne avevo 6. Sono il numero 10 della mia squadra e faccio l’attaccante, anche se a volte mi mettono in difesa e va bene uguale, perché l’importante è giocare.
Ti scrivo perché ho un sogno: vorrei che da grande il calcio femminile in Italia fosse importante come quello degli uomini, con le partite in televisione, gli stadi pieni, e tante bambine come me che possono giocare vicino a casa senza fare troppi chilometri in macchina con i miei genitori che si stancano sempre tanto.
Le mia amica Vittoria mi dice che in Inghilterra, in Spagna e in Germania le ragazze più grandi giocano in stadi bellissimi e tante persone vanno a guardarle. Vorrei che anche in Italia diventasse così, perché siamo brave anche noi, solo che a volte non ce lo dicono.
I miei genitori dicono sempre che in fondo il calcio è uno sport semplice: basta una palla, un prato e due porte, che vicino a casa mia spesso sono solo due alberi messi un po’ lontani uno dall’altro. Però sarebbe bello se un giorno anche noi avessimo porte vere, come i maschi, e magari anche una maglia con il mio nome sopra.
Ti prego di pensare a noi quando decidi le cose importanti. E se mi rispondi, ti prometto una cosa: il prossimo goal lo dedicherò a te!
Con affetto, una bambina che sogna di giocare, e che si fida di te un po’ come ci si fida di un papà…
Non servono troppi commenti a una lettera così. C’è già tutto quello che conta davvero nello sport: la voglia di giocare, la fiducia in un futuro migliore, la semplicità di un sogno che parte da un prato. Sotto due alberi spogli usati come porte, questa bambina sta già giocando la partita più bella della sua vita: quella per essere vista, ascoltata e accompagnata a crescere.
Un manifesto, non solo un auspicio
Vogliamo che queste righe siano un manifesto, prima ancora che un articolo. Il calcio è sport popolare, sport di tutti, ed è anche scuola di vita: insegna la fatica, la squadra, la caduta e la rialzata, il rispetto per chi gioca al tuo fianco e per chi sta dall’altra parte del campo. Per una bambina, quel prato è anche palestra di autostima, di amicizia, di libertà. Auguriamo al presidente che uscirà dalle urne di domani di guardare al calcio femminile come a una grande risorsa da far crescere insieme a tutto il movimento, dal campetto di periferia allo stadio pieno. Le bambine che oggi giocano con due alberi come porte ci ricordano l’essenza più bella di questo sport, e meritano che si continui a costruire, passo dopo passo, il loro futuro e il loro avvenire nel calcio.






