Il Campionato del Mondo impazza dappertutto e funge da vetrina per molte Nazionali fino a poco tempo fa piuttosto arcane, tanto da non avere idea della posizione sulla cartina geografica. Ben conosciuto e meta di grande interesse è il Brasile guidato da Mister Carlo Ancelotti; benché l’approccio alla competizione non sia iniziato con fuochi e fiamme come ci si sarebbe aspettati, l’organico a disposizione è di altissimo pregio. Tra le schiere a disposizione della Verdeoro c’è Matheus Cunha, attaccante classe 1999 che veste la maglia del Manchester United ed è conosciuto, oltre che per le prodezze sul campo, per la sua esultanza particolare.
Dopo la firma su una rete, il brasiliano si getta in avanti sul rettangolo verde e mima qualche bracciata in piscina prima di rialzarsi e farsi circondare dai compagni di squadra. Questa felicità esplosiva è stata ripresa in National Women’s Soccer League dalla stella del San Diego Wave (che ha avuto una parentesi in Messico, sua Nazione di nascita, prima di ritornare a vestire i colori della squadra californiana) Melanie Barcenas. Anche la calciatrice, in altre parole, utilizza l’esultanza che richiama l’acqua, il mare e la salsedine per festeggiare un suo gol.
Questo collegamento è diventato virale sui social qualche giorno fa proprio in occasione della rete di Cunha al Mondiale, e le domande “L’esultanza è stata un omaggio a Barcenas?” o, al contrario, “Barcenas ha imitato Cunha?” hanno cominciato a circolare e a creare grattacapi tra coloro che seguono il movimento al femminile di pari passo con quello maschile. La verità è un’altra: Cunha ha fatto sua questa esultanza per molti anni, il suo marchio di fabbrica; Barcenas, al contrario, richiama il paesaggio costiero di San Diego e della California stessa, rifacendosi a un modo di festeggiare che si era visto, sempre con la maglia del Wave, da parte di Alex Morgan e Jaedyn Shaw, perciò molto tempo prima che la messicana decidesse di lanciarsi in questa piccola danza.
Cosa c’è, dunque, nell’esultanza che si cela dietro a un gol? Spesso, quando si sceglie di celebrare una rete, si fa molto più di un semplice gesto: anche il “non esultare” è pregno di significato. Può esserci un senso profondo legato a un’emozione, a una persona, a qualche ricordo del passato, o può essere un omaggio sentito, come quello che prova a fare Melanie Barcenas per ringraziare la squadra che l’ha accolta, e come fa Matheus Cunha che pensa di surfare, perché quello sport l’ha fatto crescere, migliorare come persona e diventare il campione che è oggi rimanendo legato alle persone che l’accompagnano quando impugna la tavola e tenta, anche in modo maldestro, di cavalcare le onde. Come ha dichiarato in un’intervista dopo la doppietta al Mondiale a La Gazzetta dello Sport, quest’esultanza gli ricorda di godersi «la vita con semplicità. Mi hanno accolto in un modo davvero speciale, e questo legame con il surf nasce da quei momenti in cui provo a farlo, anche se sono un principiante, e in quel momento sento di portare tutti loro nel mio cuore.»






