“La Nazionale sta dando un segnale molto importante perché finalmente si percepisce identità, continuità e partecipazione da parte del pubblico”. A dircelo è stata Sara Mendicino che a proposito delle Azzurre ha aggiunto: “Quando le persone iniziano ad affezionarsi alle giocatrici e a seguirle davvero, significa che il movimento sta crescendo. Un eventuale qualificazione al Mondiale sarebbe fondamentale non solo sportivamente ma anche economicamente mediaticamente. Più visibilità significa più investimenti, più sponsor, più bambine che iniziano a giocare più possibilità concrete per tutto il sistema di evolversi. Credo che il calcio femminile italiano abbia ancora tantissimo potenziale da esprimere”.

La host di Bet Passion Sport e La Nuova Calabria parlando di Azzurre ha anche ricordato: “In passato ho avuto la possibilità di intervistare Sara Gama, un’esperienza che mi ha colpito molto non solo per il suo percorso sportivo, ma anche per il ruolo che oggi ricopre come vicepresidente dell’Associazione Italiana Calciatori. È la dimostrazione concreta di quanto le calciatrici possono avere un impatto importante anche il livello istituzionale e culturale, contribuendo alla crescita di tutto il movimento”.

Sul tema calciatrici Sara Mendicino, seguitissima sui social anche per i suoi contenuti sul calcio, ha quindi evidenziato un altro nome importante: “Oggi molte calciatrici stanno diventando figure di riferimento importanti anche fuori dal campo, mi piacerebbe confrontarmi con Cristiana Girelli perché rappresenta leadership, continuità e personalità in un momento molto importante per il calcio femminile italiano. le chiederei soprattutto quanto sia cambiato questo ambiente rispetto ai suoi inizi e quanto oggi senta il peso, ma anche la bellezza, di essere un esempio per tante ragazze giovani. Credo che oggi il vero cambiamento passi anche dalla visibilità e comunicazione”.

La modella calabrese sulla crescita del calcio femminile ha poi ricordato: “L’avvento dei club professionistici ha portato tantissimo, soprattutto dal punto di vista culturale mediatico. Oggi una bambina può tifare la propria squadra del cuore anche nel femminile e sentirsi rappresentata. Questo cambia completamente la percezione del movimento. L’ingresso dei grandi club ha dato struttura, organizzazione soprattutto visibilità. Oggi la comunicazione è fondamentale: più calcio femminile viene raccontato bene, più cresce. Lo vedo anche attraverso i social e il rapporto quotidiano con i ragazzi che seguono questo mondo con sempre meno pregiudizi rispetto al passato”.

La 24enne cosentina, invece, ha anche sottolineato un altro aspetto importante che ha toccato il calcio femminile: “Secondo me vedere le calciatrici sulle figurine Panini è un passo enorme, anche simbolicamente. Le figurine fanno parte della crescita di ogni bambino e vedere finalmente delle calciatrici protagoniste significa rendere normale qualcosa che per troppo tempo è stato considerato “ diverso”. Per una bambina può significare immedesimazione, possibilità, ambizione. Vuol dire poter sognare senza sentirsi fuori posto. Spesso sono proprio questi dettagli a cambiare mentalità nel tempo”.

Parlando di bambine ci ha anche confessato il suo rapporto con la palla al piede: “Essendo cresciuta con due fratelli maschi, giocare a calcio era praticamente inevitabile. Ricordo le partitelle continue, la voglia di stare sempre in mezzo al gioco e quella competizione sana che ti fa crescere anche i caratterialmente. Mi sarebbe piaciuto sicuramente vivere il calcio da protagonista in campo, ma crescendo ho capito che il mio modo di stare in questo ambiente sarebbe stato anche attraverso la comunicazione. Oggi mi piace raccontare il calcio, intervistare, vivere gli eventi sportivi e creare un contatto diretto con il pubblico. È una dimensione in cui mi riconosco molto”.

Sara quest’anno ha seguito da vicino la calcata del Catanzaro, ad un passo dalla promozione in A maschile. Sul suo amore per il calcio ci ha confessato: “Il mio amore per il calcio nasce in famiglia. Sono cresciuta con due fratelli maschi e con un papà molto sportivo, quindi il calcio in casa mia c’è sempre stato: partite, discussioni, emozioni, stadio. È stato naturale avvicinarmi a questo mondo e viverlo con passione fin da piccola. Con il tempo quella passione si è trasformata anche in qualcosa di più professionale. Oggi vivo il calcio non solo dal punto di vista emotivo ma anche comunicativo è strategico, anche grazie ai miei studi in economia che mi hanno fatto capire quanto il calcio sia diventato un sistema enorme, fatto non solo di campo ma anche di marketing, immagine e calciomercato. Lo definirei identitario emozionante e trasversale. Perché il calcio riesce a parlare a tutti”.

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