La sfida sostanzialmente non ha storia, ma non dall’inizio: al secondo minuto è infatti il Chievo a far correre un brivido sulla schiena delle bianconere, con Massa che incrocia col sinistro e manca la porta di pochissimo.

Al sesto la prima svolta del match: Girelli sforbicia su un cross di Rosucci, la palla è respinta, Cristiana da terra si inventa un gol pazzesco. Il magic moment della dieci bianconera continua, perchè solo cinque minuti dopo arrivano raddoppio e doppietta personale, con una punizione perfetta che si insacca, rasoterra, sul secondo palo.

In pochi minuti la Juve ha messo quasi in ghiaccio sia la partita che la qualificazione, ma vuole chiuderla definitivamente, e prima della mezz’ora ci va vicina con Beerensteyn, che al 14′ sfiora il palo dopo un’azione personale, con Pfattner, che al 17′ mette in crisi la difesa clivense che la stoppa non senza affanni, e con la stessa attaccante juventina ancora al 28′ (conclusione bloccata).

Un avvio del genere meriterebbe ancora qualcosa in più dello 0-2, e quel “qualcosa in più” arriva: al 40′ Cernoia trasforma un penalty concesso per atterramento di Beerensteyn.

Nella ripresa la Juve non molla: al 47′ Girelli si avvita di testa, ma non inquadra la porta, 4 minuti dopo è Cantore a non trovare per una questione di centimetri la deviazione sul cross pericoloso di Cernoia. Poi ancora, al 59′ Beerensteyn impegna col destro la difesa di casa. Insomma, Chievo-Juve è davvero un monologo juventino, Cantore si fa vedere per due volte in poco tempo, al 71′ a tu per tu con l’estremo del Chievo, al 79′ con una grande girata che non trova lo specchio.

La rete del poker non arriva, ma le bianconere portano a casa una vittoria a dir poco convincente.

E’ il caso di dirlo: (metà) missione compiuta.

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