Tra le realtà che più si stanno facendo strada nel campionato di Eccellenza della Penisola non si può non annoverare anche il Centro Sedia Natisone che, nel primo anno con la prima squadra ha raggiunto il quinto posto in classifica (35 punti totali alla fine della stagione) e promette, in futuro, di crescere ulteriormente.

Calcio Femminile Italiano ha raggiunto Carlo Maria Zampi, Direttore Sportivo della società, per un’intervista in cui sono stati chiariti gli obiettivi a breve e a lungo termine del club, ma anche le motivazioni che hanno spinto alla scelta di aprire un autentico vivaio al femminile, partendo dalle giovanile e proseguendo, poi, con la prima squadra.
Innanzitutto, bisogna precisare che dalla prossima stagione non esisterà più un ‘Natisone Femminile’, come corrispettivo del Natisone maschile, ma nascerà una nuova società dal nome Friuli Venezia Giulia Winning Udine che si occuperà esclusivamente del femminile a livello territoriale.

“Faccio una premessa. 
Noi quest’anno ci staccheremo dal Centro Sedia Natisone, che è una squadra che ha anche il maschile, e faremo una società esclusivamente femminile che si chiamerà Friuli Venezia Giulia Winning Udine in modo da circoscrivere il nostro raggio d’azione e l’intenzione è di fare tutte le categorie. In precedenza, ho trascorso qualche anno nel settore in un’altra società, dopodiché, raccogliendo le richieste di alcuni genitori, abbiamo dato vita a questa esperienza con il Natisone. Nel nome comparirà Friuli Venezia Giulia Women perché vogliamo essere un punto di riferimento dell’intera regione perché abbiamo ragazze che provengono da tutto il Friuli; Udine, nella denominazione della società, indica esclusivamente il fatto che lì abbiamo la sede sociale, ci alleniamo e  giocheremo nella sua provincia”.

Lo scopo della nascita della società è stato chiarito ai nostri microfoni sin da subito e, in questo frangente, sono stati sottolineati anche quelli che sono i suoi valori fondanti:

“L’obiettivo è di dar vita ad una realtà che sia fortemente competitiva a livello agonistico e che, a livello di attività di base (esordienti, pulcini e primi calci) possa convogliare il maggior numero possibile di ragazze verso il gioco del calcio.
I valori riguardano la sportività, la competenza, educazione e crescita. Quello che ci interessa è la crescita delle ragazze, lo dimostriamo anche con i fatti perché abbiamo diverse ragazze che a fine stagione andranno in società professionistico, in società di serie B in cui le abbiamo convogliate noi stessi. Noi per primi siamo interessati a veder ragazze andare avanti senza essere egoisticamente attaccati a quelle più brave: ci interessa che la ragazza abbia le sue possibilità in realtà anche più importanti”.

“L’esigenza di creare la prima squadra è dovuta alla garanzia di una continuità nell’attività calcistica alle ragazze che finivano, per ragioni di età, il loro percorso nel settore giovanile”.

Per quanto riguarda la parte tecnica, a prendere la parola al fianco di Carlo Maria Zampi sono stati rispettivamente Mister Yari Tullio, allenatore del settore giovanile, e mister Giovanni Cesarano, responsabile tecnico ed allenatore della prima squadra.

“Io alleno l’U17 e il nostro compito principalmente è quello di fornire delle ragazze che hanno diciamo uno storico maggiore rispetto alla condizione in cui sono arrivate, 
per portarle in prima squadra. Questo è l’obiettivo principale anche perché, essendo una società molto giovane che ha come filosofia il dare un bagaglio di scelte alle ragazze, vogliamo portarle più pronte in prima squadra. Ci sono, poi, quelle più brave che vanno via e siamo tutti davvero felici. La prima squadra l’abbiamo fatta quest’anno, ha giocato il campionato di eccellenza e alcune ragazze dell’U17  si sono affacciate a questo panorama gradualmente fino a questo momento in cui continueranno il percorso facendo gli allenamenti con la prima squadra, esordendo anche nelle amichevoli contro pari categorie o categorie superiori.
Il concetto che voglio puntualizzare riguarda la preparazione delle ragazze a livello di conoscenza: 
nel calcio femminile stiamo scoprendo che c’è un margine enorme e vogliamo preparare le ragazze al punto di dar loro una marcia in più”.

“Quest’anno abbiamo avuto la prima esperienza con la prima squadra e stiamo iniziando a vedere i frutti dell’ideologia di questa società che mi ha affascinato molto perché finalmente si parla di un prodotto che nasce dal vivaio per arrivare in prima squadra. 
La prossima stagione che sarà ancora più concreta perché ci sarà un numero abbastanza importante di ragazze che saliranno a far parte di questo gruppo. L’esperienza di quest’anno è stata un po’ complicata perché era il primo anno, la prima stagione con tante incognite. Secondo me è andata molto bene, ho visto le ragazze crescere e le cinque che sono state integrate dall’U17 si sono comportate molto bene, sono cresciute parecchio. 
C’è stato un posizionamento di classifica positivo, quinti su 20 squadre: per essere la condizione di novità, come come ci siamo interfacciati col campionato, ritengo che abbiamo fatto veramente un ottimo percorso. E’ il nostro punto di partenza, perché  vorremmo alzare l’asticella, cercando di uscire da questa categoria entro un paio d’anni“.

Il calcio femminile, come si è già detto in diverse occasioni, è un settore ancora in costruzione e in quanto tale le criticità non mancano e sono svariate, soprattutto quando si parla di squadre che affrontano i campionati ritenuti dilettantistici. Parlando di giovanili c’è ancora un po’ lo stereotipo del calcio come sport non adatto alle bambine quando proprio loro, guardando il rovescio della medaglia, mostrano un gransde entusiasmo nel mettersi alla prova palla al piede.

“Le criticità nascono dal numero ridotto di ragazze che giocano a calcio, che si avvicinano al calcio. C’è ancora l’idea che il calcio non sia uno sport adatto alle bambine: tra i 6 e i 10 anni d’età vengono quasi tutte indirizzate verso la danza e, una volta che si arriva a 10/12 anni, se non si è mai giocato a calcio difficilmente si riuscirà a raggiungere una qualità tecnica adeguata per poter competere a certi livelli. La regione è piccola, anche come numero di abitanti è piuttosto ridotta rispetto ad altre realtà dove il calcio femminile è molto più sviluppato.
L’aspetto positivo, ma questo forse è comune a tutto il calcio femminile, è un grandissimo entusiasmo e voglia di giocare delle ragazze molto più che nel maschile. Un dato abbastanza singolare è che, sebbene i numeri siano ridotti, emergono negli anni molte ragazze che fanno un interessantissimo percorso: ci sono diverse ragazze del Friuli Venezia Giulia che giocano in Serie A, stanno in serie B o in Primavera1, a dimostrazione che la qualità c’è.
Infine c’è il grosso problema della mancanza di fondi: Lo scarso interesse verso il calcio femminile causa anche una penuria di sponsor che investono. Questo forse è il limite più grande del movimento”.

Per ovviare alle criticità di cui si è parlato poc’anzi si dovrebbe innanzitutto rivedere il modo in cui il fenomeno viene gestito dai piani alti, ma anche dare più credibilità ad un movimento che lotta per venir riconosciuto ed è, troppo spesso, abbandonato a sé stesso.

“In primis sarebbe opportuna una totale reimpostazione della Federazione sulla gestione del calcio femminile che, a mio avviso, è frutto di ridotta conoscenza del fenomeno e di prospettive che non hanno un reale aggancio con la realtà.
Ci sarebbe, poi, da destinare dei fondi al calcio femminile: il calcio produce centinaia di milioni tra scommesse, diritti televisivi, introiti di vari natura, sponsorizzazioni che finiscono in società maschili, senza i soldi è difficile per una società riuscire a restare a galla. Il terzo aspetto riguarda una pubblicizzazione del calcio femminile che vada oltre le mere dichiarazioni di intenti: si parla di crescita del movimento ma questa non ha nulla a che vedere con la realtà di base ma punta magari alla Serie A dove l’avvento del professionismo ha agevolato le giocatrici perché vengono riconosciuti loro tutta una serie di diritti ma ha fortemente penalizzato le società dilettantistiche che sono la stragrande maggioranza”.

Mister Tullio e Mister Cesarano hanno, in conclusione dell’intervista, invitato i lettori di Calcio Femminile Italiano e i tifosi di calcio femminile a seguire il loro operato perché:

“Siamo una realtà nuova, abbiamo un entusiasmo incredibile e vogliamo far crescere ogni singola ragazza che gioca con noi. Utilizziamo ogni nostra energia in questo, cerchiamo di essere disponibilissimi sempre con le ragazze, perché è corretto che sia così. Loro meritano questa attenzione che non viene data e noi cerchiamo, nel nostro piccolo, di fornire loro gli strumenti giusti”.

“Mi sono reso conto che è una società che è più propensa alla concretezza e ci stiamo impegnando veramente tanto. Il fatto che non sia più il Natisone ma abbia voluto un’identità femminile collocata logisticamente ad Udine è un segnale molto forte che stiamo dando. Abbiamo tanta voglia ed entusiasmo, ed è importante”.

Federica Pistis
Sono nata in provincia di Cagliari il 29/08/1992. Mi sono laureata in scienze dell'educazione e della formazione primaria e ora frequento la magistrale di pedagogia presso l'Unimarconi di Roma. La mia passione per il calcio è nata quando ho iniziato a seguire questo sport perchè mio fratello è un grande tifoso del Milan e io cercavo un punto d'incontro con lui. Ho iniziato a guardare le partite, e a comprenderne i meccanismi poi è arrivato quello femminile che mi ha conquistata al punto da sentire un po' mie anche le loro imprese.

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