L’Unione Sportiva Vibonese Calcio è una società nata a Vibo Valentia nel 1928. Dal 2016 partecipa alla Serie C, dove lo scorso anno ha chiuso all’undicesimo posto del girone C. Ma come sta operando la società calabrese per quanto riguarda il calcio femminile? A spiegarcelo è Carlo Lico Responsabile Settore Giovanile, Attività di Base e Femminile della formazione rossoblù.

Quando ha deciso la Vibonese di investire nel calcio femminile?
«La Vibonese ha deciso in investire nel calcio femminile lo scorso ottobre, mese in cui sono entrato in società, creando in ventuno giorni tutte le squadre femminili, e a inizio novembre abbiamo tesserato settantatré ragazze».

Quali sono i risultati che avete ottenuto?
«Prima che si fermasse tutto per il Covid-19 l’Under 12 aveva appena iniziato il campionato provinciale con due pareggi e una sconfitta, l’Under 15 eravamo qualificati alla fase nazionale davanti solo al Crotone, poi abbiamo mandato due ragazze alla Rappresentativa Regionale 2005/06».

La prima squadra ha partecipato al campionato calabrese di Eccellenza: come è andata?
«Noi abbiamo disputato tre partite con due sconfitte e un pareggio, ma l’obiettivo è stato quello di far mettere in luce le nostre ragazze».

Quanto conta per voi avere un settore femminile?
«Per noi conta molto avere un settore femminile, perché noi abbiamo abbattuto un muro di resistenze nel quale il calcio femminile è ancora un tabù nella nostra terra calabrese. I genitori e la proprietà sono contentissimi di questo progetto, perché il calcio non è uno sport per soli uomini».

Che obiettivi si è posta la Vibonese per il calcio femminile?
«Nei prossimi tre anni noi vorremmo aggregare nella nostra società sempre più ragazze, portare la Vibonese in Serie C, senza mai metter dei limiti, fare eventi nel sociale, andare nelle scuole, organizzare partecipazioni legate al razzismo».

Secondo lei il calcio femminile italiano sta crescendo nella giusta direzione?
«Sta crescendo nella giusta direzione, perché è un mondo bello e sano, che dà emozione a chi sta fuori e chi guarda».

La FIGC ha deciso di portare nel 2022 il professionismo anche nel pallone in rosa: d’accordo con questa scelta?
«Sono d’accordo, perché deve esserci un posto riservato nell’olimpo del calcio: ormai la società è cambiata, quindi bisogna sfatare tutti questi tabù, quindi l’uguaglianza deve essere per tutti».

La Redazione di Calcio Femminile Italiano ringrazia la l’US Vibonese 1928 e Carlo Lico per la disponibilità.

Elia Soregaroli
Nato il 12 luglio del 1988 a Cremona, Elia ha sempre avuto una grande passione per il mondo del giornalismo, in particolar modo a quello sportivo. Ha due esperienze lavorative in questo settore, IamCalcio e ManerbioWeek (che è attualmente in corso), un workshop con l'emittente televisiva Sportitalia, e uno stage curricolare con il Giornale di Brescia. Si avvicina al calcio femminile nel 2013 grazie ai risultati e al percorso del Brescia CF e da allora ha cominciato ad occuparsi anche del movimento in rosa. Oltre a questo ho come hobby leggere libri e i balli latinoamericani.