Uno dei simboli di questa Sampdoria Women è sicuramente Yoreli Rincón, centrocampista colombiana classe ’93 che, ripagando in pieno la grande fiducia di mister Cincotta, è diventata il vero fulcro di gioco della squadra. Dotata di un’incredibile visione, la numero 10 è ben nota per i suoi assist al bacio per le compagne e per il suo instancabile lavoro in campo.

La carriera professionale della blucerchiata, però, non è limitata alla Serie A, bensì vanta importanti avventure e trionfi in campionati esteri, a partire da quello colombiano fino a quelli statunitense e svedese. Degna di nota è anche la sua notevole esperienza accumulata con la maglia della nazionale, impreziosita dalla partecipazione a Mondiali e perfino ad un’Olimpiade.

Ragazza solare è contraddistinta da abnegazione e umiltà uniche, la Rincón ha saputo inoltre integrarsi al meglio all’interno dello spogliatoio blucerchiato, legando subito con compagne e staff. La nostra redazione ha avuto l’onore di intervistarla in esclusiva, cogliendo così l’opportunità di conoscerla non solo da punto di vista professionale ma anche lontano dai riflettori.

Prima di proporvi il contenuto dell’intervista, rivolgiamo un doveroso e sentito ringraziamento alla giocatrice e alla Sampdoria per la disponibilità dimostrata e per averci concesso questa incredibile occasione.

Come hai scoperto la tua passione per il calcio e quando hai iniziato a giocare?
Ho iniziato a giocare a calcio da piccola insieme a mio fratello. Mia madre era una giocatrice di calcio a 5 e, dopo averla vista per la prima volta, dissi a me stessa che da grande avrei voluto essere proprio come lei.

Al momento del tuo debutto, com’era vista una ragazza che giocava a calcio in Colombia? Ad oggi, trovi che la situazione sia cambiata oppure no?
Quindici anni fa era difficile essere una calciatrice. Era un qualcosa che tutti consideravano “impossibile”. A poco a poco, fortunatamente, la situazione sta cambiando e noi donne stiamo guadagnando un posto nella società. Nonostante la situazione odierna sia decisamente migliore, penso che ci sia ancora molta strada da fare.

Hai avuto modo di giocare in diversi campionati nazionali. Qual è quello che hai trovato più impegnativo e stimolante e da quale hai imparato di più?
È stato molto bello giocare in Svezia. Lì si gioca un calcio molto competitivo che, per giunta, è ben sostenuto dal punto di vista economico. Quando sono arrivata in Italia, però, mi sono completamente innamorata. È stata una sfida per me in quanto non è stato facile adattare il mio stile di gioco prettamente “sudamericano” a quello italiano. All’inizio è stato complicato ma, dopo aver incontrato un mister come Antonio Cincotta e questa Sampdoria Women, mi sono sentita subito a casa sotto ogni punto di vista e sono cresciuta molto.

Come descriveresti il calcio in Italia?
Il calcio italiano, ripeto, mi piace molto: è molto fisico ma, allo stesso tempo, sta diventando sempre più tecnico. Come già accennato in precedenza, mi sento molto a mio agio qui in Italia.

Dal tuo punto di vista, in quale dei paesi in cui hai giocato il calcio femminile è maggiormente diffuso e sviluppato?
Senza alcun dubbio, nessun campionato è paragonabile a quello americano. Negli Stati Uniti il calcio femminile è ben strutturato e organizzato ed anche la situazione economica è diversa. Una donna ha infatti la reale e concreta possibilità di guadagnarsi da vivere con il calcio.

Ad oggi, hai un palmares decisamente degno di nota. Qual è stato il trofeo vinto a cui sei più legata e perché?
Nel corso della mia carriera ho avuto moltissime soddisfazioni incredibili, dalla possibilità di giocare e vincere il campionato svedese alla conquista della coppa con la maglia della nazionale colombiana, per non parlare delle partite disputate ai Mondiali e perfino in un’Olimpiade. Detto ciò, penso che la vittoria della Copa Libertadores con l’Atlético Huila nel 2018 sia stata indimenticabile.

Siamo infatti state le uniche colombiane della storia della competizione ad aver vinto questo trofeo, giocandocela fino alla fine nonostante il numero inferiore di tifosi e riuscendo a battere le brasiliane del Santos nel loro stadio. È un ricordo bellissimo, soprattutto perché siamo riuscite a scrivere la storia del nostro Paese con questa impresa.

Grazie alle tue doti tecniche sei il fulcro di gioco della Samp, nonché una delle sue giocatrici simbolo. Cosa rappresenta per te questa squadra?
Essere alla Samp è come quando da adolescente ti innamori per la prima volta. Ogni giorno è un piacere allenarsi con mister Cincotta e con tutto lo staff in generale. Mi hanno restituito l’emozione e la gioia di giocare a calcio e per questo li ringrazio molto. La società è sempre presente, ci fa sentire tutte importanti e sono tutti molto gentili. Per non parlare delle compagne di squadra: siamo un gruppo di amiche che si supportano e si migliorano continuamente a vicenda. Il segreto della Sampdoria Women è proprio questo gruppo unito e affiatato che siamo riuscite a creare.

Cosa sta rendendo questa avventura in blucerchiato diversa dalle altre?
Senza ombra di dubbio, abbiamo il merito di aver sfatato il mito secondo cui una squadra appena nata non sarebbe riuscita a far bene sin da subito. A luglio tutti erano già sicuri che saremmo state le prime a retrocedere. Non siamo ancora salve, questo è certo, ma abbiamo dimostrato con umiltà e sacrificio, attraverso soprattutto un buon calcio, che la nostra mentalità è diversa. Potete star certi che continueremo a farlo, lavorando sodo per vincere e far bene in ogni partita.

Dimmi un tuo punto di forza di cui sei particolarmente orgogliosa ed un aspetto che invece vorresti migliorare o cambiare.
Così, su due piedi, direi la visione di gioco davanti all’avversario. Ogni giorno cerco di migliorare la tecnica, che è sicuramente il mio punto di forza, e su questo lavoro quotidianamente per alzare sempre di più l’asticella.

Ad una bambina che, guardandoti giocare, volesse intraprendere la carriera calcistica e diventare come te, quali consigli daresti?
Quando eravamo piccoli, mio fratello mi diceva che sarei diventata la prima donna della storia a giocare a calcio come una professionista. Allora non gli credevo molto, ma con il passare del tempo mi sono resa conto che stavo cominciando pian piano a togliermi grandi soddisfazioni. Dunque, il mio consiglio è quello di inseguire sempre, nonostante le difficoltà, i propri sogni!

Ad oggi, qual è il tuo sogno nel cassetto e qual è il primo obbiettivo che vorresti raggiungere nel prossimo futuro?
Sarebbe meraviglioso vincere un titolo in Italia. Questo è il mio sogno e lavorerò sodo affinché possa succedere… chissà se riuscirò a realizzarlo per davvero!

Come descriveresti la Yoreli lontana dal campo da gioco? Cosa ti piacerebbe fare e diventare al termine della carriera da calciatrice?
In futuro, mi piacerebbe molto allenare i bambini. Ho infatti sempre pensato che un vero calciatore si formi a partire dai primi calci.

Anacaprese atipico, ho lasciato l’isola alla volta di Udine per seguire i corsi di laurea triennale in Mediazione Culturale. Durante gli anni in Friuli ho avuto modo di conoscere ed amare la cultura slovena inizando a seguire la Prva Liga. Iscritto attualmente al primo anno di Informazione ed Editoria presso l'Università di Genova, coltivo la passione per il giornalismo sportivo ed il calcio, sia femminile sia maschile. Responsabile della rubrica sportiva preso LiguriaToday, ho la fortuna di assistere dal vivo e raccontare gli incontri di alcune squadre della provincia di Genova. Nutro un forte interesse anche per gli eSports ed ho avuto modo di seguirne i match più importanti, intervistando alcuni dei suoi principali protagonisti.