Credit Photo: Alessandro Fedrigucci, Lesmo

Il Lesmo ha raggiunto, in questa stagione 2025-2026 di serie C, il quarto posto in classifica con 43 punti totali dimostrando, in più di un’occasione, tutto il talento e l’ambizione di un club che sta crescendo visibilmente e che è, ad oggi, una realtà solida fatta di interesse verso la disciplina al femminile e voglia di migliorarsi momento dopo momento.
Calcio Femminile Italiano ha raggiunto la centrocampista classe ’92 Ester Postiglione, Capitana del Lesmo, per parlare del percorso della squadra ma anche del suo da calciatrice che è legato a doppio filo ad essa.

Come spesso accade, i primi passi nel calcio Postiglione li ha mossi all’interno di una squadra maschile. Quanto successo nella squadra maschile dell’oratorio di Gorgonzola le ha dato la misura di quanto lei amasse la disciplina calcistica e che l’adrenalina e l’emozione di percorrere il rettangolo verde è qualcosa di cui non privarsi per il più lungo tempo possibile.

“È successo molti anni fa. Giocavo nella squadra maschile dell’oratorio di Gorgonzola, avevo 8 anni. Era un’amichevole con una squadra di un paese vicino. Ricordo l’emozione di giocare per la prima volta una partita vera e quel giorno ho capito che volevo vivere quelle emozioni il più a lungo possibile”.

Il suo ruolo, quello di centrocampista centrale, è arrivato poi in seguito quando la classe ’92 giocava tra le giovanissime del Fiammamonza. La sua voglia di mettersi alla prova, di far parte della squadra e la consapevolezza che proprio quel ruolo le avrebbe permesso di giocare, l’ha spinta ad occupare quella posizione in campo che è diventata il suo posto, quello in cui le sue qualità di calciatrice si esprimono al meglio.

“Non ho scelto davvero questo ruolo, è più lui che ha scelto me. Quando sono arrivata al Fiammamonza, nel 2005, nella squadra delle giovanissime, ero un esterno. C’erano molti esterni e pochi centrocampisti centrali. Volevo giocare a tutti i costi e alla mia allenatrice dissi che mi capitava di giocare anche centrocampista centrale, ma non ci avevo mai giocato. Mi sono trovata bene subito, ho scoperto di avere qualità che non sapevo di avere, poi negli anni ho imparato a conoscere tutte le sfumature di questo ruolo”.

Al Lesmo sin dalla stagione 2022-2023, indossare la fascia da Capitano per la centrocampista rappresenta una grossa responsabilità dentro e fuori dal campo perché é suo compito cercare di mostrarsi al meglio, aver cura delle sue compagne e rendere lo spogliatoio un luogo in cui tutte hanno voce e possono esprimersi. Rendere il gruppo unito, infatti, è fondamentale anche per quello che succede durante le partite.
Nel club prima che le atlete ci sono le persone, e i legami creati sono tanto solidi da venir mantenuti anche al di fuori del contesto calcistico.

“Essere capitano è per me una responsabilità molto grande. Significa essere un esempio per le mie compagne. Significa accorgersi degli altri e avere cura dei momenti difficili. Lo spogliatoio deve essere un posto dove ognuna può esprimere se stessa e aprirsi agli altri quando ha bisogno di sostegno dentro e fuori dal campo.
È mettere le persone al primo posto. Rimaniamo spesso assieme post allenamento e post partita, siamo una squadra abbastanza unita anche fuori dal campo.

Dovendo guardare alla stagione che è terminata da poco, la partita forse più emozionante è stata quella vinta dal Lesmo in trasferta per 6-3 contro la Pro Sesto. Quella gara ha avuto un sapore particolare perché il club, sino a quel momento, aveva sempre ritenuto più forte la squadra di Marco Pierangeli. Giungere ad un risultato del genere ha significato anzitutto che il gruppo è cresciuto, e poi che il Lesmo può davvero competere ad alti livelli: “Credo sia stata la vittoria contro la Pro Sesto al ritorno. Non ho giocato per via di un infortunio, ma è stata sicuramente la partita più emozionante. Loro sono molto forti e le abbiamo sempre reputate un gradino sopra a noi. Vincere in casa loro e capire il livello che avevamo raggiunto è stato impagabile”.

Ronaldinho è colui che ha ispirato Postiglione come sportivo per la sua positività in campo e per la sua capacità di giocare palla al piede: “È stato Ronaldinho. Guardavo i video dei suoi dribbling e provavo a riprodurli in casa o al campo. Provavo ad imitare tutto di lui. Adoravo il fatto che giocasse sempre con il sorriso”.

Cambiando argomento e spostandoci, ora, sulla realtà del calcio femminile in Italia, la situazione vista da chi pratica tutti i giorni le serie cadette non è particolarmente rosea. Il motivo principale? La mancanza di fondi: iscriversi al Campionato ha i suoi costi, così come la gestione delle varie squadre e chi non riesce a sostenerli è costretto a chiudere i battenti.

“Se devo essere sincera, non benissimo. Vivere la serie C significa vedere realtà che spariscono ogni anno. Altre nuove che arrivano e dopo pochi anni chiudono. Poche realtà possono dirsi stabili nel nostro contesto. Senza stabilità è difficile crescere. Servirebbe avere degli investitori. Ma per far sì che qualcuno investa bisogna essere appetibili, quindi creare spettacolo. Il mondo va in questa direzione”. –  Ha continuato la capitana del Lesmo spiegando in breve tutte le migliorie che andrebbero fatte perché a tutti i livelli il movimento sia più solido – Per offrire uno spettacolo che attiri investitori bisognerebbe allenarsi in modo diverso, alzare il livello, dalla serie A alle serie minori. Allenarsi in modo diverso non significa per forza avere più soldi in partenza, significa avere le competenze giuste. Quindi aumentare le competenze, alzare il livello per attirare investitori e sponsor”.

Alle bambine che scelgono di giocare a calcio direbbe: “Di cominciare il prima possibile e di giocare in qualunque spazio abbiano a disposizione. Di godersi ogni attimo e di avere sempre voglia di migliorarsi. È difficile se non impossibile riprodurre le emozioni che si provano su quel rettangolo verde in altri ambiti della vita”.

Federica Pistis
Sono nata in provincia di Cagliari il 29/08/1992. Mi sono laureata in scienze dell'educazione e della formazione primaria e ora frequento la magistrale di pedagogia presso l'Unimarconi di Roma. La mia passione per il calcio è nata quando ho iniziato a seguire questo sport perchè mio fratello è un grande tifoso del Milan e io cercavo un punto d'incontro con lui. Ho iniziato a guardare le partite, e a comprenderne i meccanismi poi è arrivato quello femminile che mi ha conquistata al punto da sentire un po' mie anche le loro imprese.

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