credit photo: Ilaria Corongiu - photo agency calcio femminile italiano

L’ultima partita della stagione dell’Inter Women, giocata contro il Como Women all’Arena Civica Gianni Brera, ha segnato un momento particolare per la squadra che ha salutato, dopo cinque stagioni in nerazzurro, Henrietta Csiszar era riaccolto tra le sue fila Annamaria Serturini. L’attaccante è stata costretta ad uno stop forzato appena prima che iniziasse la stagione a causa della rottura del crociato e, proprio nell’ultima gara di Campionato della sua squadra, il suo nome è apparso nella lista delle convocate di Gianpiero Piovani.

L’ex Roma, alla fine del match, ha affidato al suo profilo Instagram tutta la sua gioia per quel momento tanto atteso e che è stato festeggiato anche dai tifosi che, da ormai otto mesi, aspettavano il suo ritorno. Come in una sorta di dialogo con se stessa, ma anche con chi chiunque le sia stato vicino in un periodo tanto difficile, Serturini ha parlato del suo ritorno in questi termini:

“Fa quasi sorridere pensare che mentre oggi finisce una stagione, per me invece è finalmente arrivato il momento di tornare. Perché per me, oggi, è stato un nuovo inizio. Mi fermo oggi un istante, dopo 8 mesi vissuti senza sosta, e penso a quanta strada abbiamo fatto io e te, Saetta.
Il nome che ho dato a questo ginocchio che ha imparato a ripartire con me. Quanta strada abbiamo fatto. Sapevamo che non sarebbe stato un viaggio semplice, ma sapevamo anche che sarebbe stato un percorso capace di cambiarci, insegnarci e, paradossalmente, arricchirci. Abbiamo lavorato senza fermarci mai, giornate intere tra terapie, ghisa, sacrifici e carichi importanti, con un solo obiettivo: tornare a vivere emozioni vere sul campo.
Sei stato paura, dolore, notti insonni e preoccupazioni. Ma sei stato anche forza, energia, mentalità e unione. Unione di dettagli, speranza, lacrime, gioie e piccoli traguardi conquistati giorno dopo giorno con TESTA, CUORE e GAMBE. Tu, Saetta, sei diventato il simbolo di una rinascita. E tu, cicatrice, resterai per sempre il segno di una battaglia affrontata con coraggio, amore e determinazione”.

Ha proseguito, poi, descrivendo la cicatrice lasciata dall’operazione al ginocchio come un tatuaggio che le ricorda come sia riuscita, grazie alla sua abnegazione, a tornare a fare ciò che ama di più al mondo: giocare a calcio. Il calcio che è, finalmente e dopo anni di lotte, diventato un lavoro in piena regola.

“Un nuovo tatuaggio, un promemoria quotidiano di quanto con la mia testardaggine e passione io possa riuscire ad essere più forte di tutto. Questo lungo percorso ti cambia la prospettiva. Ti fa capire quanto si sia fortunati a poter fare un lavoro che si ama più di sé stessi.
Mi era mancato da morire. OLTRE TUTTO. E oggi il grazie più grande va a tutte le persone che hanno camminato con me in questi mesi. A mia moglie, per essere stata rifugio, forza e pazienza nei giorni più difficili. Alla mia famiglia, che non mi ha lasciata sola nemmeno per un secondo.
Ai professionisti che mi hanno accompagnata in questo percorso di recupero, lavorando con competenza, dedizione e tanto cuore. E a tutte le persone che mi sono state vicine, che hanno creduto in me anche quando io facevo fatica a farlo.
Nella settimana del mio compleanno non avrei potuto chiedere regalo migliore Il sole sorge sempre. Anche quando è nascosto dietro le nuvole, lui è lì. E quando torna, il suo calore è indescrivibile. Forse è proprio questo il bello di rinascere”.

Federica Pistis
Sono nata in provincia di Cagliari il 29/08/1992. Mi sono laureata in scienze dell'educazione e della formazione primaria e ora frequento la magistrale di pedagogia presso l'Unimarconi di Roma. La mia passione per il calcio è nata quando ho iniziato a seguire questo sport perchè mio fratello è un grande tifoso del Milan e io cercavo un punto d'incontro con lui. Ho iniziato a guardare le partite, e a comprenderne i meccanismi poi è arrivato quello femminile che mi ha conquistata al punto da sentire un po' mie anche le loro imprese.

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