Il Tavagnacco ha raggiunto la vetta della Serie B con la crescita di una squadra fatta di tante ragazze giovani e di esperienza. La difesa può contare su elementi importanti, tra questi vi è Federica Veritti, difensore classe ’99 e uno dei punti di riferimento della retroguardia friulana.

Federica cosa significa per te giocare per il Tavagnacco?
«Essere una giocatrice del Tavagnacco significa vestire una maglia prestigiosa del calcio femminile italiano, che continua a lottare nonostante non abbia al suo fianco una società maschile. Questo è un onore per me».

Quando ha iniziato ad innamorarti del pallone?
«Avevo cinque anni e avevo detto a mia mamma che volevo giocare a calcio noi maschi. Nonostante qualche parente fosse contrario a questa mia volontà ho iniziato la mia avventura con la Maglianese, che era la squadra del mio paese, fino a 14 anni, poi sono andata al Tavagnacco».

A quale giocatore o giocatrice ti ispiri al ruolo di difensore?
«Nel femminile è Michela Martinelli, difensore negli anni d’oro del Tavagnacco e che la reputo come la più forte in quel ruolo, nel maschile Andrea Barzagli, perché faceva il suo compito in modo silenzioso, senza farsi notare».

Sei stata per un anno nell’Hellas Verona: che differenze hai notato rispetto al Tavagnacco?
«Quello era il primo anno per il Verona sotto il maschile. Era di transizione, ma si vedeva un cambiamento di personale e di professionalità. Lì si vede un ambiente professionale, mentre a Tavagnacco è più famigliare».

Il tuo ritorno in terra friulana è stato purtroppo amaro: retrocessione in Serie B.
«Eravamo una delle squadre più giovani del campionato, composta a tante caratteristiche diverse che inizialmente ha fatto fatica a trovare un equilibrio. Dall’inizio del ritorno lo stavamo trovando, ma poi il campionato è stato sospeso e sancita la retrocessione. Però se la Serie A fosse andata avanti, non so se saremmo stati in quella posizione».

Sei stata protagonista della prima giornata di cadetteria segnando due gol al Pomigliano: descrivici le tue sensazioni riguardo a quel giorno.
«Lo cercavo il gol perché essendo legata a Puglisi ho scritto il giorno prima della gara un messaggio in cui avrei segnato, e quando l’ho fatto ho pensato di andare a prendere la sua maglia e di alzarla, ma fare doppietta è stata una piacevole sorpresa».

Il Tavagnacco è al comando della B: te lo aspettavi?
«Siamo al primo posto ma le squadre sono tante e il campionato è competitivo. Ogni partita si gioca allo stesso livello, la puoi vincere o perdere. Abbiamo un bel gruppo, ma dobbiamo dimostrarlo gara dopo gara».

Che opinione hai sul calcio femminile italiano? Sul professionismo?
«Dopo il Mondiale si era detto che era in forte crescita, spero si possa proseguire su questa direzione. Mi auguro che il calcio femminile possa arrivare al professionismo, ma sarà un processo lungo, e spero che questo diventi un lavoro per noi».

Come sei fuori dal campo?
«Studio in Scienze Motorie a Verona. Sono una persona sensibile, lunatica e disponibile, che mi piace conoscere e legarmi con le persone».

Quali sono i tuoi obiettivi futuri?
«Il mio primo obiettivo è fare bene con la mia squadra e arrivare il più in alto possibile, ritornare in Serie A, crescere e poi andare a giocare in Nazionale».

La Redazione di Calcio Femminile Italiano ringrazia l’UPC Tavagnacco e Federica Veritti per la disponibilità.

Elia Soregaroli
Nato il 12 luglio del 1988 a Cremona, Elia ha sempre avuto una grande passione per il mondo del giornalismo, in particolar modo a quello sportivo. Ha due esperienze lavorative in questo settore, IamCalcio e ManerbioWeek (che è attualmente in corso), un workshop con l'emittente televisiva Sportitalia, e uno stage curricolare con il Giornale di Brescia. Si avvicina al calcio femminile nel 2013 grazie ai risultati e al percorso del Brescia CF e da allora ha cominciato ad occuparsi anche del movimento in rosa. Oltre a questo ho come hobby leggere libri e i balli latinoamericani.