Photo Credit: Gerard Lorente Coma

Essere giornalisti sportivi è una professione da privilegiati. Esserlo seguendo il Barcellona femminile dei miracoli nella propria quotidianità lavorativa lo è ancora di più, e lo sa benissimo lo spagnolo Gerard Lorente Coma, che si occupa di Barça Femení da tempo e che si prospetta di crescere in questo settore anche come persona. La Redazione di Calcio Femminile Italiano ha avuto il grande onore e il piacere di chiacchierare con lui in esclusiva e di sentirsi raccontare il campionato de La Liga e la parabola del Barcellona, ora in totale fermento, da parte di una persona che vive e respira quell’ambiente ogni giorno.

Quando si parla di “calcio” a un pubblico eterogeneo si arriva sempre alla conclusione che viene prima in mente quello maschile per via della sua popolarità. Da qualche anno a questa parte, soprattutto in Spagna, la realtà sta cominciando a cambiare: se si pensa a “La Liga” e si osservano i tifosi allo stadio, si capisce subito che il movimento al femminile di questo sport ha già messo radici profonde in seguito a un’evoluzione interessante. A sostegno di ciò, le maglie di Alexia Putellas e Aitana vengono vendute in misura maggiore rispetto alla maggioranza dei colleghi uomini. Per Lorente, però, questi progressi sono ancora insufficienti: «Negli ultimi anni sono stati fatti dei passi importanti nel calcio femminile sia da parte dei Club, sia da parte di organi come la Liga F anche se, devo essere sincero, sono INSUFFICIENTI», e sottolinea quindi come debbano ancora essere fatti moltissimi passi affinché il movimento ottenga ciò che merita, non soltanto andando a parare sulle Società principali, bensì coinvolgendo nel proprio discorso anche quelle che vengono ritenute “minori” e, di conseguenza, “meno degne di nota”: «Ci sono ancora oggi delle Società professionistiche che non funzionano come dovrebbero, con campi su erba artificiale e strutture che non sono ancora all’altezza del movimento. Quando parliamo di “calcio femminile in Spagna” non dobbiamo parlare soltanto di Barça, Atlético o Real Madrid. Si deve tenere in considerazione una panoramica completa. Anche se ci sono i primi germogli, c’è ancora davvero tanto da fare.»

Per quel che concerne il Barça, «la crescita è stata molto grande. Parliamo di un Club che è stato presente in sette delle ultime otto finali della Women’s Champions League, e in sei di queste ci è arrivato consecutivamente e vincendone quattro. Un Club che, prima di allora, non era mai riuscito ad arrivarci ha finito per dominare l’Europa», e a posteriori si può affermare che questa squadra non ha rivali, se non qualcuna del calibro del Lione, capace di tenerle testa. Tutto merito di una Società che ha dato le giuste priorità alla controparte femminile, mettendone ora in luce grandi risultati, benché in questo momento le acque non siano propriamente tranquille proprio a causa dei conosciuti problemi finanziari legati al Barcellona maschile.

«Nel frattempo si è aperto al calcio femminile il Camp Nou in varie occasioni, e si devono sottolineare alcuni match con i rispettivi numeri: quasi 92mila tifosi contro il Real Madrid nei quarti di finale di Champions il 30 marzo 2022, altrettanti il 22 aprile 2022 contro il Wolfsburg nella semifinale della stessa competizione, che è al momento il record di tifosi presenti allo stadio per un match di calcio femminile. Ci sono poi stati i quasi 47mila in occasione della fase a gironi della Champions contro il Bayern Monaco e, sempre contro il Real, gli oltre 60mila del 2 aprile 2026 al fronte di una capienza massima di 62mila. Ultima, ma non meno importante, la partita contro le bavaresi di aprile 2026, sempre di Champions, sempre con oltre 60mila tifosi al fronte dei 62mila posti disponibili», i tifosi non si sono tirati indietro al momento di andare a sostenere le loro giocatrici sia a Camp Nou, sia al Johan Cruyff mentre i lavori di espansione dello stadio principale della squadra blaugrana proseguivano a spron battuto. Lorente afferma, con una punta di ironia, che tutto questo è però riconducibile unicamente a una favola vissuta dal Barcellona, perché altrove la realtà è ben diversa: «Sono sì numeri incredibili, ma sono numeri del Barça, e non del calcio femminile spagnolo. Il Barça vive, per così dire, in una bolla in cui ogni fine settimana c’è il Johan Cruyff con una media tra i 3500 e i 4000 tifosi presenti sugli spalti, mentre altre squadre non arrivano neanche ai mille. Uno dei casi più recenti è la discesa in seconda divisione del Levante, che da una delle squadre pioniere del movimento e delle più forti, con quattro titoli della Liga nel suo palmarès, è scesa in seconda divisione quest’anno con soli 9 punti.»

Concentrandosi in concreto sulla Liga Femenina, è un campionato piuttosto competitivo in cui prevale, ancora, il Barcellona, ma ci sono squadre che si stanno pian piano attrezzando per dare filo da torcere alle blaugrana e alle altre realtà che stanno cercando di diventare “big”, vale a dire il Real Madrid e l’Atlético Madrid, è un’altra squadra che sta cominciando a gettare solide basi è la Real Sociedad, che quest’anno ha centrato i preliminari di Champions League. Il giornalista ha dichiarato che, malgrado questi cambiamenti e queste evoluzioni, in Spagna non si sia comunque arrivati al punto di affermare che quanto fatto dalla Federazioni e dalle Società sia abbastanza poiché, a suo dire, non si tratta ancora di squadre competitive al di fuori del campionato iberico: «Chiaro che ci sono stati progressi però, come dicevo, non abbastanza. L’unica squadra che è capace di competere a livello europeo è il Barcellona. La Real Sociedad ha fatto un buon percorso ma, come il Real Madrid o l’Atlético Madrid, raggiungono la Champions e poi non hanno gli strumenti per competere al meglio, quindi ci si rende conto che il progresso che sta vivendo il calcio femminile spagnolo non va alla stessa velocità di quello che si sta avendo in Inghilterra, per esempio.»

Gli esempi virtuosi sono la NWSL statunitense e la WSL inglese, i due ecosistemi che tengono banco da molti anni e che sono ancora al centro dei pensieri delle giocatrici che vogliono dedicarsi allo sport che amano ricevendo anche il giusto compenso, tra le altre agevolazioni che vengono offerte. Per questo motivo le migliori giocatrici della Liga scelgono di lasciare la Spagna per misurarsi con gli altri due campionati sopracitati, cosa che si è già vista e che si sta vedendo in questa finestra estiva di mercato: «La NWSL e la Women’s Super League inglese è da anni che tirano a sé le migliori giocatrici delle squadre spagnole, perché offrono loro migliori condizioni economiche, infrastrutture e servizi. Di conseguenza, è difficile crescere dal punto di vista competitivo se non riesci a trattenere le tue stelle e queste se ne vanno all’estero. Quest’estate ci sono state e ci saranno molte partenze dalla Liga: Ona Batlle, Mapi León, Alexia Putellas, Misa Rodríguez, Tere Abelleira, Andrea Medina… e tantissime altre. Per quanto tu possa migliorare, di anno in anno queste partenze impoveriscono il tuo campionato e, finché non riuscirai a essere competitivo per quel che riguarda i soldi, questo non cambierà», una soluzione a questo problema della “fuga di campionesse” è per l’appunto lo scendere a patti con loro per fornire alle calciatrici le giuste condizioni perché questo movimento possa crescere e avvicinarsi, seppure a passo di lumaca, a quello maschile.

Parlando di Barcellona, la squadra che ha vinto un numero rilevante di trofei e che solo sentendone il nome suscita subito un mix tra ammirazione e paura nelle avversarie, ci sono molte luci e anche alcune ombre non di poco conto, come gli ultimi tagli che sono stati fatti per via della compenetrazione tra la parte femminile e quella maschile della Società: alla domanda “Per quanto sia importante avere una Società di calcio maschile alle spalle, quanto è anche essenziale che le due realtà rimangano comunque divise e su due binari paralleli?”, relativa appunto alle recenti notizie di problemi di fair play finanziario dovute alla strettissima relazione tra il Barcellona maschile e quello femminile, Lorente ha deciso di sottolineare come quella fosse azzeccata e incalzante, in quanto è spesso ignorato, dalle persone, che in quasi tutte le squadre maschile e femminile sono praticamente indissolubili: «Mi piace molto questa domanda, visto che molta gente non comprende che i tagli nel femminile arrivano perché si condivide il fair play finanziario con quello della Prima Squadra maschile, e il Barcellona è inoltre da anni fuori dalla regola 1×1 essendo Tebas MOLTO esigente su questo tema. Negli altri campionati questa cosa non succede, ci sono squadre in cui le controparti femminili sono del tutto indipendenti e, per questo, possono pagare stipendi migliori, visto che non attingono alla stessa fonte di quella maschile. Qui in Spagna questa cosa limita moltissimo TUTTI i Club, però soprattutto il Barcellona, che è forse la squadra che paga e che può pagare gli stipendi migliori però, vista la situazione, si vede costretto ad abbassarli perché, anche se dal punto di vista economico potrebbe permetterselo, uscirebbe dal fair play.»

Il giornalista ha ben chiaro quale potrebbe essere una scorciatoia per avallare questo problema non di poco conto che porta le squadre a essere cani che si mordono la coda e non trovano un punto d’incontro per far crescere la compagine femminile, vale a dire la separazione del fair play, da cui deriverebbe una maggiore competitività finanziaria: «Perché il calcio femminile continui a crescere, questo dovrebbe cambiare. Il maschile e il femminile dovrebbero avere un fair play indipendente, e questo permetterebbe ai Club di avere margini maggiori per coprire stipendi più alti e, in questo modo, essere maggiormente competitivi con altri campionati come quello italiano, tedesco o francese. Non parlo di quello inglese o statunitense perché sono due gradini al di sopra, minimo.»

Gerard Lorente Coma ha modo di confrontarsi, nella sua quotidianità, con calciatrici che adesso sono fonti d’ispirazione per le bambine e che al campionato europeo mettono sempre in luce una grandissima qualità, a dimostrazione che le cantere spagnole sono funzionali e, soprattutto, forgiano giocatrici di spessore. Afferma che il settore giovanile occupa un posto fondamentale nella costruzione delle Prime Squadre che militano nel massimo campionato spagnolo, e c’è una calciatrice del Barcellona che ha fatto il salto di qualità quest’anno e che sicuramente farà parlare ancora di sé, vale a dire Clara Serrajordi, giovanissima vincitrice della Women’s Champions League con il Club catalano: «Sono d’accordo, il settore giovanile è importantissimo, ma bisogna continuare a scommetterci e a farlo crescere; in compenso, ci sono calciatrici molto brave e talentuose. Non posso prevedere il futuro, però c’è una calciatrice che seguo da parecchi anni e che questa stagione è passata in Prima Squadra dimostrando che ha quel qualcosa in più delle altre che la farà diventare una vincente. Parlo di Clara Serrajordi, per me ha senza dubbio le qualità per diventare un pilastro della squadra. Ad appena 17 anni ha debuttato in Prima Squadra ed è anche stata convocata dalla Nazionale maggiore. In questo campionato, la sua prima Liga, ha giocato 40 partite, ha vestito 25 volte la maglia da titolare, segnato 2 reti e confezionato 6 assist, divenendo inoltre titolare nella finale di Women’s Champions League e diventando la giocatrice più giovane nella storia del Barça, maschile e femminile insieme, a riuscirci, oltre a essere la giocatrice con il maggior numero di passaggi completati del torneo, 1627.»

Il seguito del giovane catalano è molto ampio. Attraverso il suo canale Instagram si può conoscere bene la realtà del Barcellona femminile, da lui coperta in quanto a interviste e approfondimenti. Malgrado la sua grande influenza, Lorente non si reputa “arrivato” nel suo ruolo, né uno dei principali giornalisti a occuparsene, benché sia appunto un punto di riferimento: «Be’, non mi reputo nessuno di importante all’interno del calcio femminile, ci sono molti altre colleghe e altri colleghi che occupano un posto di prim’ordine rispetto a me, però è vero che ho un ottimo seguito», e il suo avvicinamento al calcio femminile è avvenuto per un colpo di fulmine dopo aver provato, agli inizi della propria carriera giornalistica, il Barcellona maschile e la seconda squadra, un’esperienza che gli ha fatto storcere il naso e che l’ha fatto cadere in piedi nella squadra blaugrana femminile, con cui ha vissuto una crescita esponenziale e che gli sta permettendo di sognare in grande, per puntare sempre più in alto: «Al momento di cominciare ho dovuto coprire la Prima Squadra e il Barça B, ed essendo giovane e nuovo tutti mi guardavano dall’alto in basso e non mi davano vita facile. Non era per niente semplice fare il tuo lavoro e poterti interfacciare facendo domande ai calciatori, e poi la seconda squadra non mi ha mai per davvero attirato. Ho quindi deciso di provare con il femminile, e me lo sono goduto tantissimo. Ho cominciato nella stagione 2021/2022, e con loro ho vissuto la crescita della squadra. Sono stato alle finali di Eindhoven, Bilbao e Lisbona e ho vissuto notti magiche a Camp Nou. Mi piace farlo e dare loro la voce e la visibilità che si meritano, ho continuato a farlo in questi ultimi anni con orgoglio, però non vorrei rimanere tutta la vita qui, vorrei sperimentare nuove sfide e avere una carriera variegata. Sono ancora giovane, e ho molta fame.»

Il Presidente spagnolo Pedro Sánchez ha annunciato, recentemente, che anche le squadre femminili verranno inserite nella quiniela, vale a dire la schedina, perché possano ottenere la giusta visibilità e le persone ne diventino sempre più appassionate a questo movimento: «Qui in Spagna abbiamo la quiniela, dove ogni fine settimana di campionato hai 14 partite in cui tu devi fare i pronostici su cosa succederà in campo, se vincerà una squadra o l’altra o se ci sarà un pareggio. Dal prossimo anno, e se non ci saranno cambiamenti, le squadre diventeranno 18 per ogni giornata, dove 14 saranno della Liga maschile e 4 della Liga femminile. Questo aiuterà, per lo meno, al momento di giocarsela, perché le persone dovranno informarsi sulle squadre della Liga F, sul loro stato di forma o sul numero di vittorie e sconfitte per poter “scommettere” con maggior precisione, il che si trasformerà in forma indiretta in un seguito dei match.»

In Italia il professionismo è arrivato soltanto tre anni fa, in Spagna sono state portate avanti delle campagne da parte delle stesse giocatrici per ottenere salari migliori e delle garanzie che dovrebbero essere connaturate fin dalla firma di un contratto. Lorente afferma che la crescita può avvenire se le Società ci credono e investono, tenendo bene a mento che inizialmente ci sarà per forza di cose una perdita economica, ma è bene che non si fermino al primo ostacolo e che perseverino, perché successivamente si vedranno i frutti: «Prima di ogni altra cosa, servono investimenti, come in ogni progetto che si inizia, sia esso un’impresa, un film, un’idea di una casa… in questo caso parliamo di calcio femminile. Il prisma attraverso cui si osserva questo fenomeno è sbagliato: si dice che non si investe perché, ovvio, non generano abbastanza, e nella maggioranza dei casi è così. A eccezione delle squadre della WSL, solo il Barcellona e qualche altro Club della NWSL statunitense possono avere ingressi e presupposti migliori. La realtà, però, è che perché qualcosa cresca prima bisogna investire tenendo in considerazione che ci saranno delle perdite economiche, “perdite” tra virgolette, perché la parola “investire” ha già quest’idea al suo interno. Però non è una perdita, lo investi perché, nel giro di qualche anno, i guadagni ti facciano recuperare quel denaro e te ne facciano anche guadagnare di più.»

Solo con i giusti investimenti i Club avranno organici importanti, sia a livello di squadra sia a livello di Staff, e a quel punto si potrà parlare di “progresso”: «Se non investi a sufficienza perché i Club abbiano infrastrutture decenti, personale qualificato e stipendi adeguati perché le calciatrici si dedichino unicamente a questo sport, il prodotto non sarà MAI abbastanza interessante e competitivo da attirare nuovi utenti, e a quel punto non genererai denaro, e se non generi denaro le televisioni saranno meno e i premi in denaro per i titoli sportivi continueranno a essere ridicoli, come adesso in Spagna. Quello che si dovrebbe fare è INVESTIRE, potenziare e prendersi cura del prodotto perché cresca il livello in tutti gli aspetti e la società veda nel calcio femminile un prodotto fresco, COMPETITIVO e di grande interesse.»

Fino a qualche anno fa era impensabile vedere una squadra femminile riempire Camp Nou, adesso le ragazze lo fanno senza particolari difficoltà, e fanno lo stesso anche gli stadi principali di tutta la Spagna. Si vede sia a livello di Liga, sia a livello di Nazionale. Il calcio femminile in Spagna è molto sentito, e i cambiamenti sono stati incredibili dall’arrivo del giornalista in questo mondo: «La crescita in questo momento è esponenziale, soprattutto per quel che concerne il Barça, che è quello che seguo e vivo di stagione in stagione, sia a livello di tifoseria, sia a livello mediatico. Quando ho cominciato, nel 2021/2022, eravamo quattro o cinque giornalisti a seguire le partite, nei match di cartello ne venivano molti di più, però nel corso della stagione non c’era tanto seguito. Adesso ci sono molte più testate, sia fisiche sia online, a seguire in Barcellona. La stessa cosa succede con la Nazionale femminile. Va al Metropolitano di Madrid e lo riempie, all’RCDE Stadium e succede lo stesso, Butarque, la Cartuja… sono stati aperti degli stadi importanti, e la tifoseria ha risposto “presente”.»

Si ringrazia infinitamente Gerard Lorente Coma per il tempo, la disponibilità e l’intervista.
Ilaria Cocino
Appassionarmi allo sport è stato semplice: qualche gol degli Azzurri al Mondiale 2006, qualche punto spettacolare di dritto, qualche schiacciata nel campo avversario, qualche canestro impossibile. Sono un'aspirante giornalista sportiva che segue con passione il movimento calcistico al femminile da ormai qualche anno e tenta, attraverso il suo piccolo contributo, di trasformarlo nella quotidianità di chi legge e di renderlo qualcosa di più di una semplice meteora: il potere delle parole è inestimabile, e spenderle per queste ragazze è un privilegio immenso e una grande responsabilità.

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