Il Brescia Calcio Femminile ha riportato a casa, nella stagione che si sta concludendo, numerose Leonesse, tra queste vi è Giulia Meleddu (nella foto a destra), portiere di 23 anni, calciatrice che ha sempre vestito la maglia biancazzurra, per poi approdare a Verona sponda Valpolicella e Mozzecane, prima di fare rientro a casa.

Giulia come sei diventata una calciatrice?
«Avevo sei anni e facevo ginnastica artistica ma lo svolgevo solo perché mia mamma voleva che facessi uno sport femminile. Uscendo dalla palestra mi affacciavo sempre alla rete del campo da calcio, e dicevo che sarei andata a giocare, ma mia mamma diceva che le femmine non potevano. Un giorno il mister sentì quella frase e la smentì, facendomi così entrare in campo: da quel momento non sono mai più uscita».

Com’è iniziato il tuo percorso calcistico?
«Dai sei ai nove anni ho giocato coi maschi, dopodiché ho dovuto smettere. Circa un anno più tardi ho trovato sul Giornale di Brescia un annuncio sull’Open Day del Brescia Calcio Femminile: sono andata a farlo e mi hanno preso inizialmente come attaccante, ma delle Giovanissime ho deciso di fare il portiere, poi ho fatto tutte le giovanili del Brescia fino alla prima squadra, quando ho vinto il primo scudetto nel 2014».

Nella prima parte vissuta al Brescia hai giocato con giocatrici che poi sarebbero diventate pilastri della Nazionale.
«Quando avevo 15-16 anni non mi rendevo conto della fortuna che avevo giocando con determinate giocatrici. Non pensavo dell’importanza di avere una Chiara Marchitelli che mi sostenesse e cercasse di farmi migliorare, ma poi mi è servito molto, perché grazie alla sua tenacia sono crescita tanto».

Nel 2016 decidi di andare a Verona, precisamente al Chievo.
«Avevo bisogno di conferme da parte di me stessa e di nessun altro, perché quando giochi all’interno di una squadra fatta di pilastri così grandi vengono poi oscurate quelle che sono in seconda fila: io ero il terzo portiere e non ho potuto dimostrare il mio valore, e il Brescia mi ha aperto una strada. Quindi toccava a me ora crearmene una: quindi ho saputo che il Chievo mi voleva e sono approdata in quella società, vincendo la Serie B, ma la Serie A è stata dura, perché non ho avuto quel rispetto che avevo in cadetteria. Nel complesso sono stata bene in quei due anni, perché sono cresciuta tanto anche come persona fuori dal campo».

Passano due anni e vai a giocare in Serie B con la Fortitudo Mozzecane.
«Il Mozzecane mi cercava da un paio di anni, e dopo il Chievo ho vissuto alla Fortitudo un anno importante per me, perché c’era un gruppo fantastico, mi sono data da fare, e avevo fiducia sia da parte del mister che delle compagne. Con questa squadra mi sarebbe piaciuto salire in Serie A, ma c’era davanti una squadra fortissima come l’Inter e non ci siamo riuscite».

Dodici mesi dopo decidi che è ora ti tornare a casa: cosa ti ha portato a reindossare la maglia biancoblù?
«Mi sono risentita con il Brescia, che mi ha cercato un anno prima, e sono ritornata a casa, perché volevo esprimermi come protagonista con la maglia che mi ha cresciuto: è stato un anno pieno di sfide personali e non personali».

Sei dispiaciuta che il campionato di Serie C sia stato sospeso definitivamente?
«Sono amareggiata per come si è concluso il campionato, perché secondo me non doveva andare così».

Come hai gestito questi mesi difficili dovuti all’emergenza Covid-19?
«Io mi sono allenata e tenuta pronta, con la testa concentrata sull’anno prossimo. Vedremo cosa ci riserverà il futuro, da cosa sapremo cogliere sull’anno che stiamo affrontando».

Secondo te negli ultimi anni il calcio femminile italiano è cresciuto?
«Il calcio femminile si è evoluto molto dopo il Mondiale dello scorso anno che ha rappresentato un vero e proprio trampolino di lancio».

Arriverà il professionismo nello sport femminile?
«L’unica cosa che possiamo fare e continuare a giocare per amore del calcio, poi se vorranno premiarci per diventare professioniste bene, altrimenti continueremo a lottare per avere i nostri diritti. Siamo nel 2020 e ci sono ancora troppe discriminazioni, ma dobbiamo avere fiducia nel nostro paese».

Com’è Giulia Meleddu fuori dai campi di gioco?
«Giulia Meleddu è testarda, orgogliosa, una persona entusiasta della vita, sensibile, allegra, capace di ottenere una cosa e di portare a termine quello che ha cominciato».

Che progetti hai per il tuo futuro?
«Per il mio futuro ho tanti progetti e sogni: voglio essere felice, e tutte le persone che sono accanto a me e che mi vogliono bene saranno fiere di tutto ciò che sceglierò. Devo solo aspettare e capire quello che vuole realmente Giulia Meleddu».

Photo Credit: Brescia Calcio Femminile

Elia Soregaroli
Nato il 12 luglio del 1988 a Cremona, Elia ha sempre avuto una grande passione per il mondo del giornalismo, in particolar modo a quello sportivo. Ha due esperienze lavorative in questo settore, IamCalcio e ManerbioWeek (che è attualmente in corso), un workshop con l'emittente televisiva Sportitalia, e uno stage curricolare con il Giornale di Brescia. Si avvicina al calcio femminile nel 2013 grazie ai risultati e al percorso del Brescia CF e da allora ha cominciato ad occuparsi anche del movimento in rosa. Oltre a questo ho come hobby leggere libri e i balli latinoamericani.

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