Photo Credit: Nazionale Italiana Suore Calcio

Goal”, in inglese obiettivo, scopo, meta. Vi è una realtà inedita, solida, che ne rincorre uno comune e che – più che ridefinire – conferma, con passione e volontà il senso del “gioco di squadra”: ecco la Nazionale Italiana Suore Calcio.

Non si tratta di una semplice iniziativa domenicale ma di un vero e proprio manifesto di gioia, condivisione e solidarietà, valori-fulcro di quanto proposto. Calcio Femminile Italiano ha avuto il piacere di scoprire in modo diretto la straordinaria storia che si cela dietro chi ha deciso di mettersi in gioco (nel vero senso della parola) con una missione ben definita, e lo ha fatto grazie alla raccolta delle testimonianze delle figure protagoniste del progetto.

L’associazione nasce nel 2005, composta da sacerdoti con la passione per il calcio che partecipano attivamente a partite benefiche a sostegno di progetti solidali con la mission di diffondere i valori dello sport e della fede. Dalla costola di questa squadra, poi, nel 2021, con stessi fini e principi, arriva anche la Nazionale Italiana Suoreha raccontato in esclusiva Moreno Buccianti, Presidente/Fondatore della no profit Seleçao Internazionale Sacerdoti Calcio, nonché allenatore della compagine formata dalle sorelle.

Attraverso uno scouting dettagliato, a giugno dello stesso anno si riescono a radunare le prime 10 sorelle con la passione per il calcio: da qui il ritrovo nel primo raduno a Roma presso la casa famiglia So.Spe di Suor Paola D’Auria (che sarà nominato il Presidente Onorario) che mette a disposizione il campo di calcio a 5 all’interno della sua struttura. Inizia, così, un percorso ad oggi unico al mondo nel suo genere.

Le prime partite ufficiali destano la curiosità della parte mediatica tanto da permettere di divulgare il messaggio anche all’USMI Nazionale e promuovere il progetto in tutte le congregazioni italiane: ad oggi, dopo il quinto anno di attività, infatti, la rosa conta ben 23 suore di congregazioni diverse, ma con lo stesso intento di portare messaggi unici in campo attraverso un pallone”.

“Camminare insieme” potrebbe forse essere lo slogan giusto non solo per l’iniziativa proposta ma anche per il senso reale dello sport tutto, della società, e del legame tra fede e calcio che pare essere molto stretto. Quanto è importante non omettere mai il valore umano, anche nel contesto sportivo? Ce lo hanno raccontato Suor Annika Fabbian (capitana), Suor Silvia Carboni, Suor Livia Angelilis, Suor Patrizia Cimmino, Suor Francesca Avanzo e Tatiana Radaelli (cooperatrice pastorale diocesana):C’è un legame strettissimo tra fede e calcio perché entrambi richiedono passione, sacrificio e comunità. La fede ci insegna che ogni persona ha un valore infinito e lo sport ci mette alla prova per mettere quel valore al servizio degli altri.

L’atleta stesso è, prima di tutto, un essere umano, alias persona che dev’essere considerata nella sua globalità: mente, corpo ed emozioni; senza l’integrazione di queste tre parti, rischia di venir meno l’aspetto valoriale della pratica sportiva. Di conseguenza, la persona, senza il suo valore umano, perde valore anche come atleta. Il senso del “camminare insieme” significa anche non lasciare indietro nessuno, e lo sport deve essere inclusione. Noi per far questo usiamo il calcio che, in qualche modo, è un linguaggio universale: se lo parliamo con umanità, possiamo arrivare al cuore di chiunque, testimoniando che la gioia più grande è correre insieme verso lo stesso obiettivo, ossia il bene comune”.

Il linguaggio del pallone, poi, è diventato terreno ideale per una piacevole chiacchierata sull’ammirazione per campioni e campionesse del calcio passato e moderno per condivisione di valori ed idee, dentro e fuori dal rettangolo verde; a tal proposito Suor Fabbian si è fatta avanti, ammettendo:Quest’anno abbiamo vinto il 21° scudetto e con la squadra femminile siamo seconde. Seguiamo la nazionale e, quando gioca sia quella femminile che maschile, in comunità si guarda la partita! I giocatori a cui mi ispiro o che guardo con ammirazione per quello che fanno? Paolo Rossi (da vicentina non può che essere nel cuore), il principe Milito, il Capitano Zanetti, il Toro Lautaro Martinez, Barella e Dimash Di Marco; del contesto femminile apprezzo molto Girelli, Bonansea, Cantore, Giugliano, Bugeja e Magull. Un elenco forse troppo lungo, ma credo che da ciascuno si possano imparare molte cose”.

Il prosieguo è tutto di Suor Carboni che ha fatto sapere:Da sarda non posso non citare Gigi Riva e Gianfranco Zola di cui, oltre ad averlo ammirato in campo, ho avuto modo di conoscere personalmente la sua “grandezza” anche fuori. Del primo ammiro tantissimo la storia, le scelte di vita, tramandate di generazione in generazione; la sua volontà di rimanere a Cagliari e di rifiutare le richieste delle grandi squadre sono note.

Del calcio femminile, invece, non ho grandi conoscenze; ai miei tempi era uno sport “figlio di un Dio minore”, non c’erano i social. Ultimamente, attraverso l’esperienza della nazionale di calcio delle suore, però, ho conosciuto diverse ex giocatrici, alcune delle quali azzurre del primo ventennio degli anni 2000 (vedi Gioia Masia e Daniela Dibari) che, non solo continuano a sostenere il nostro progetto in prima persona, ma coinvolgono, di volta in volta, altre ex. Conoscerle negli ultimi mesi mi ha permesso di scoprire quanto valore sommerso c’è stato nel calcio femminile; ora sappiamo che, grazie alle battaglie intraprese da giocatrici degli anni 90 e 2000, il movimento femminile sta pian pianino prendendo la visibilità che merita”.

La Nazionale italiana calcio suore è senza dubbio una realtà singolare che sfida ogni tipo di pregiudizio, di cultura del preconcetto e di stereotipi, aspetto fortemente presente tutt’oggi anche nel contesto sportivo femminile. Il gruppo creato – che la diversità invece pare celebrarla senza alcuna distinzione – quanto fa la differenza in questo? Come mai a volte il cambiamento o il diverso fanno così paura? Chiara la risposta a tale quesito:Lo stereotipo è una comodità mentale, ci permette di etichettare le persone senza fare la fatica di conoscerle. Quando si vede una suora calciatrice o un contesto sportivo femminile che non rientra nei canoni classici, il cervello deve “riprogrammare” le sue certezze, e cambiare idea costa fatica. Il “diverso” ci interroga, ma la diversità è una ricchezza. Vedere qualcuno che sfida i pregiudizi con il sorriso mette in discussione chi, invece, resta fermo per paura del giudizio altrui.

La paura del diverso è spesso la paura di scoprire che la libertà è possibile, ed il campo insegna. Quando si scende sul rettangolo di gioco o si è squadra o non si va da nessuna parte. Lì le differenze, anche di provenienza, si annullano, importa solo quanto sei disposta a correre per la tua compagna. Se impariamo a guardare al valore del legame, lo stereotipo evapora da solo. Noi siamo qui anche per questo”.

Nella foto: Moreno Buccianti, mister della squadra

Intanto gli incontri che coinvolgono le azzurre proseguono; già folto, infatti, il programma attuale: “Il calendario di appuntamenti diventa sempre più impegnativo nel soddisfare le tante richieste – ha dichiarato il tecnico Buccianti -. Dopo l’Open Day di Formello nel mese di Aprile, il 23/24 Maggio siamo stati al Centro Sportivo di San Cesario per l’evento benefico organizzato dall’ASD GEAD, il 6 Giugno saremo, invece, a Caneva Pordenone per quanto organizzato dall’ASD Valenza Accademy, il 13/14 Giugno a Torino per sostenere il progetto Cittadella, il 20 a Suvereto (LI) per “un Sorriso Summer Edition” con la nostra associazione, il 26/27 Settembre a Cagliari per festeggiare il 25° anniversario della professione religiosa di Suor Silvia Carboni”.

Dulcis in fundo un messaggio per i sostenitori del movimento, con annesso il sogno attuale della Nazionale tutta: “Senza dubbio sarebbe bello continuare a crescere come squadra, con altre religiose che possano aggregarsi a noi. Il calcio è bello sempre, se è per tutti e tutte e se non ci si dimentica della gioia che porta.

Alle Azzurre vogliamo dire: portateci ai Mondiali. Prima di partire per il Brasile veniamo a conoscervi; siamo delle tifose davvero fuori dal comune, ma…offriamo supporto divino!”.

Si ringraziano le Sorelle tutte e Moreno Buccianti per la gentile concessione.

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