Ritorna la serie d’interviste esclusive ai nuovi coordinatori federali regionali FIGC per lo sviluppo delle attività giovanili e scolastiche. Ospite di oggi, il Dottor Massimo Corsa, responsabile della Regione Calabria che ci ha guidati in un imperdibile tour, seppur virtuale, nel mondo del calcio femminile giovanile calabrese. Prima di iniziare con l’articolo, è doveroso rivolgere un ringraziamento speciale all’intervistato per la sua grande disponibilità e per la sua preziosa testimonianza.

A che punto è, attualmente, la diffusione del calcio femminile nei settori giovanili e scolastici del vostro territorio?
Rispetto agli anni scorsi, così come in altre regioni, anche in Calabria il calcio femminile ha compiuto un importante salto di qualità. Nonostante il nostro territorio sia, purtroppo, ancora indietro rispetto ad altre realtà, grazie ai Centri Federali ed alla progettualità portata avanti dal Settore Giovanile Scolastico stiamo raggiungendo numeri sempre più significativi. A tal proposito, è doveroso citare e ringraziare tutte le persone che si stanno dedicando a queste iniziative, collaboratori laureati in scienze motorie estremamente preparati che propongono il calcio femminile nelle scuole attraverso progetti come Ragazze in gioco e GiocoCalciando.

Si tratta dunque di attività che sviluppano l’aspetto ludico-motorio di questo sport con l’obbiettivo di coinvolgerle sempre di più facendole appassionare al calcio femminile ed avvicinandole alle diverse società presenti sul territorio. Ad oggi, collaboriamo con circa 120 istituti scolastici a livello regionale, promuovendo questa disciplina soprattutto tra bambine generalmente non abituate a giocare a calcio. Nelle regioni del sud, purtroppo, ci sono ancora troppi limiti culturali che in alcuni casi limitano la diffusione del calcio femminile, specialmente tra le più piccole. Siamo infatti abituati a vedere una bambina praticare sport come la danza, il nuoto o la pallavolo piuttosto che il calcio.

La crescente copertura mediatica dei principali eventi sportivi femminile e la messa in onda di spot pubblicitari con le calciatrici più famose stanno però contribuendo a creare un nuovo interesse per il calcio femminile. Per non parlare di progetti importanti come “Playmakers“, iniziativa che, nella nostra regione, stiamo portando avanti in tandem con il Cosenza Calcio. Tutto ciò sta facendo infatti aumentare gradualmente il numero di nuove tesserate.

Che tipo di contributo offre la Regione?
Dal punto di vista politico non abbiamo grandi contatti con la Regione e le varie istituzioni. Tutte le nostre attività sono organizzate e svolte dalla FIGC, dal Coordinamento e dal Settore giovanile e scolastico in sinergia con i nostri collaboratori sparsi per tutta la regione. Naturalmente, quando organizziamo qualche evento, le autorità pubbliche locali collaborano con noi e ci offrono un sostegno attivo. Dunque, è doveroso specificare che le istituzioni, una volta stimolate nei diversi progetti, non negano mai il loro sostegno!

Che impatto potrebbe avere il progetto Playmakers in Calabria in un prossimo futuro?
Playmakers nasce sotto forma di gioco, o meglio, come una sorta di favola. Non sono state interessate le bambine già tesserate da una scuola calcio, bensì quelle coinvolte in altre discipline sportive ed attività. Giocando, divertendosi in compagnia e sviluppando, grazie all’instancabile lavoro del personale specializzato, modalità comunicative particolari, è infatti possibile far appassionare le più piccole al calcio. Stiamo insistendo molto in questa direzione soprattutto in sinergia, come detto precedentemente, con il Cosenza Calcio, riuscendo a trovare molte bambine con una notevole predisposizione per questo sport. In futuro, spero di interessare e stimolare anche altre società del territorio per cercare di coprire tutte le diverse zone della regione.

Personalmente, ho avuto modo di assistere a qualche attività del progetto Playmakers e devo dire, in totale sincerità, che è stato fantastico! Queste bambine non si limitano esclusivamente a giocare, bensì si dedicano in attività fondamentali dal punto di vista cognitivo quali il disegno, la realizzazione di fiabe e molto altro. Purtroppo non siamo riusciti ad entrare nelle scuole per un anno e mezzo circa a causa del COVID, quindi i progetti sono stati bloccati in quanto la maggior parte degli istituti ci hanno permesso di riprendere le attività esclusivamente nei rari momenti in cui le restrizioni erano minori.

Questa pandemia ha dunque assestato un duro colpo allo sviluppo del calcio femminile, non solo in Calabria, a livello scolastico e giovanile. Quando per un lungo periodo non riesci ad inviare gli esperti nelle scuole per coinvolgere le bambine rischi infatti di perdere una larga fetta di potenziali nuove appassionate.

Quanto importante è il coinvolgimento delle società, specie di quelle più grandi, nelle iniziative scolastiche?
Il loro contributo, come già detto in precedenza, è cruciale. Per far appassionare una bambina al calcio è infatti fondamentale offrirle la possibilità di dare continuità al suo processo di scoperta scolastico allenandosi con la squadra più vicina a lei. È proprio questo il segreto di un’efficace campagna di reclutamento di nuove leve e la forza trainante di queste società sportive è un elemento indispensabile di cui non vorremmo privarci mai!

Quale sarà la vostra strategia nei prossimi mesi? E quali risultati si aspetta di conseguire a breve?
L’anno che verrà vedrà partire a livello nazionale anche il progetto “Uno, Due, Calcia” nella scuola dell’infanzia. Nella nostra regione, ad oggi, abbiamo già circa una ventina di istituti affiliati a questa iniziativa che prevederà una serie di attività quali: leggere, ascoltare e colorare “La storia del calcio è la storia d’Italia” di Matteo Marani, 8 storie in versione digitale, audiolibro e tavole da colorare; creare un audiolibro personale utilizzando strumenti interattivi per registrare storie e favole o perfino raccontare il calcio a scuola con immagini, disegni e video. Tutto ciò che, insomma, possa permettere a questi bambini di fantasticare e sognare.

Per quanto riguarda le mie aspettative a breve termine, innanzitutto spererei di rientrare nelle scuole senza subire nuove chiusure, il che sembra però difficile in quanto la situazione pare aggravarsi nuovamente. Con l’augurio che l’emergenza possa gradualmente rientrare, ci aspettiamo ed auguriamo che il numero delle tesserate continui ad aumentare attraverso una massiccia promozione mirata alle più piccole. Sono infatti convinto che la scuola sia il terreno più fertile per lo sviluppo e la diffusione del calcio femminile!

Solo facendo capire alle bambine che il calcio è uno sport non solo maschile sarà infatti possibile innescare quel necessario rinnovamento culturale che potrà, si spera quanto prima, spingere sempre più genitori ad iscrivere le proprie figlie in una scuola calcio. E’ ora di sfatare le leggende metropolitane secondo cui questo sport rovina il fisico di una ragazzina, tenendo specialmente in considerazione i notevoli passi da gigante fatti dalla scienza sportiva nella preparazione atletica di calciatrici e calciatori.

Come potrà cambiare lo scenario con l’avvento del professionismo femminile?
Prima di parlare di professionismo, tengo particolarmente a menzionare gli incredibili risultati della nostra selezione territoriale, frutto dell’unione di diverse rappresentanze regionali vicine, nonché chiara dimostrazione del grande potenziale della nostra regione e di tutto il Sud Italia. La nostra, nella fattispecie, è composta da giocatrici di Calabria, Basilicata e di una parte della Campania e prende il nome di “Magna Grecia“. Negli ultimi anni, queste calciatrici straordinarie sono riuscite sempre ad arrivare in finale nelle varie competizioni grazie anche al lavoro di mister Francesca Stancati, allenatrice e selezionatrice della rappresentativa, nonché responsabile tecnico del Centro Federale di Cosenza.

Negli ultimi cinque anni, inoltre, i Centri Federali hanno creato un gruppo dedicato al femminile che, ogni lunedì, propone nuovi progetti ed iniziative per promuovere, sviluppare e migliorare costantemente questo settore, anche dal punto di vista sociale. Non si tratta certamente di un percorso facile, ma noi teniamo duro senza alcuna intenzione di mollare!

Per quanto riguarda infine il professionismo, penso che sia un importante punto di arrivo. Guardando, ad esempio, il calcio maschile, colpisce molto lo spirito di emulazione dei più piccoli verso i loro campioni preferiti. Tutti sognano infatti di diventare come Messi, Ronaldo o Lewandowski e questo è un incentivo importante che li spinge a giocare a calcio. Per questo, è importante che si verifichi lo stesso fenomeno anche nel calcio femminile, in modo che un numero sempre crescente di bambine abbia l’opportunità di inseguire il sogno di essere come le loro eroine viste in tv. A tal proposito, una maggiore copertura televisiva delle partite femminili potrà rivelarsi cruciale per sostenere la diffusione di questo movimento nel nostro paese.

Sicuramente, sull’esperienza del calcio maschile, il femminile trarrà preziosi insegnamenti che gli impediranno di compiere gli stessi errori con l’avvento del professionismo. Dove hanno sbagliato gli uomini, le donne, che senza ombra di dubbio sono sempre un passo avanti rispetto a noi, faranno sicuramente meglio!

Anacaprese atipico, ho lasciato l’isola alla volta di Udine per seguire i corsi di laurea triennale in Mediazione Culturale. Durante gli anni in Friuli ho avuto modo di conoscere ed amare la cultura slovena inizando a seguire la Prva Liga. Iscritto attualmente al primo anno di Informazione ed Editoria presso l'Università di Genova, coltivo la passione per il giornalismo sportivo ed il calcio, sia femminile sia maschile. Responsabile della rubrica sportiva preso LiguriaToday, ho la fortuna di assistere dal vivo e raccontare gli incontri di alcune squadre della provincia di Genova. Nutro un forte interesse anche per gli eSports ed ho avuto modo di seguirne i match più importanti, intervistando alcuni dei suoi principali protagonisti.