Il Chievo Verona si trova in undicesima posizione della Serie B con cinque punti, con però tre gare da recuperare. La squadra ha un gruppo di giovani ed esperte, e in difesa può contare su un grande elemento: si tratta di Stefania Zanoletti, difensore classe ’90 e da quest’anno indossa la maglia clivense.

Stefania perché hai scelto di giocare a calcio?
«Nella scelta non c’è una motivazione vera e propria. Credo di essere semplicemente nata con il pallone nel cuore e nella testa, ho semplicemente assecondato e seguito una passione».

Cosa significa per te essere un difensore?
«Essere difensore significa avere responsabilità, non è un ruolo facile perché implica molta attenzione e concentrazione per tutta la gara. È un ruolo che talvolta viene poco esaltato, ma essere un buon difensore vuol dire riuscire a leggere le situazioni prima che queste accadano e questa cosa mi ha sempre “affascinato”».

La tua carriera è rimasta legata con il Brescia: quanto è stato importante per te giocare per quella maglia?
«Da bresciana quale sono per me Brescia è semplicemente casa. Non esistono parole per descrivere tutti gli anni che ho vissuto con quei colori addosso. Ringrazierò per sempre il presidente Cesari e tutte le persone che ho incontrato nel mio cammino perché mi hanno permesso di vivere un sogno, di vincere e di incontrare persone che, ancora tutt’oggi, fanno parte della mia vita. Il Brescia è stato per sette anni la mia seconda famiglia, non dimenticherò mai quello scudetto vinto dopo anni di egemonia della Torres. È stato incredibile è meraviglioso».

Lasci Brescia e vai al Mozzanica, dove siete arrivate ad un passo dallo scudetto…
«Quando ho deciso di chiudere il capitolo Brescia, ho scelto il Mozzanica per potermi rimettere in gioco e per poter dimostrare a me stessa di essere ancora importante in un altro contesto. Quella stagione è stata molto importante, nonostante si sia conclusa con un po’ di amaro in bocca per non essere riuscite a conquistare qualcosa di storico».

Passa un anno e vai al Sassuolo dove centri una promozione e una salvezza.
«Il capitolo Sassuolo è stato un capitolo per me fondamentale, ho molti ricordi che mi legano profondamente a quei colori e a quella maglia. La promozione il primo anno e la salvezza conquistata con una grande forza del gruppo il secondo. Ho conosciuto persone che mi hanno permesso di crescere come la presidentessa Betty Vignotto e il mister Federica D’Astolfo: due figure che mi hanno voluto fortemente e per le quali nutro una stima profonda. Vedere il Sassuolo oggi mi rende molto felice perché mostra a tutti che, con la giusta programmazione, si possono fare grandi cose».

Nel 2017 vai al Chievo Valpo: come lo giudichi quell’anno?
«Lascio Sassuolo per problemi relativi alla distanza e al lavoro e decido di iniziare una nuova avventura con il Chievo Valpo. Devo dire che è stato un anno molto faticoso a livello sportivo, quella salvezza all’ultima giornata rimarrà un momento memorabile. Ci davano ormai per retrocesse, ma con la convinzione e il duro lavoro siamo riuscite a mantenere la categoria vincendo a Milano contro un Milan in piena corsa Champions League. La storia del Valpo purtroppo ha avuto un epilogo non molto felice, ma è stata sicuramente una bellissima esperienza».

Dopo una stagione vai all’Hellas e non si è rivelata un’annata facile…
«Dell’esperienza all’Hellas Verona preferirei non parlarne e non entrare nello specifico».

Quest’anno vai al Mozzecane diventato Chievo: cosa ti ha spinto a scegliere questo progetto?
«Sicuramente un progetto ambizioso, ma allo stesso tempo umile. Ho trovato subito un’ambiente molto famigliare e con dei valori ben precisi. Si respira la volontà di creare qualcosa all’interno di questo movimento che abbia delle basi forti e solide».

Il vostro inizio di campionato è stato pieno di ostacoli, sia in termini di risultati che per via del Covid.
«Si, l’inizio del campionato non è stato facile. All’interno della squadra siamo in diverse ragazze nuove, quindi credo che ci sia bisogno di tempo per conoscersi e per esprimersi nel migliore dei modi. Le ultime due partite giocate ci avevano dato fiducia perché avevano portato con sé risultati positivi, poi il Covid ci ha forzatamente fermato. Sicuramente non è un momento facile da affrontare, viviamo un po’ di settimana in settimana e il lavoro, in questo modo, diventa più difficoltoso poiché non si riesce mai a trovare la continuità giusta».

Cosa pensi di questa Serie B dopo otto giornate?
«Non conoscono molto la categoria, ma dopo otto giornate devo dire che ho la sensazione sia quella di un campionato molto equilibrato. Sicuramente tutte le squadre si sono attrezzate per fare una buona stagione in base agli obbiettivi. Credo che a livello tecnico e fisico ci sia da migliorare ancora molto, ma sicuramente non è la serie B di qualche anno fa».

Qual è la tua opinione sul calcio femminile italiano? E sul professionismo?
«Credo che sia un movimento in crescita, che è riuscito a cavalcare positivamente l’onda del post mondiale dell’anno scorso. Finalmente si stanno abbattendo tutti quei forti pregiudizi che hanno da sempre coinvolto il mondo del calcio femminile. Oltre a questo credo fortemente che il vero cambiamento per le giocatrici e non solo ci sarà solo attraverso il professionismo. Penso che quello sarà il vero spartiacque per poter ambire a considerare le ragazze che giocano a calcio vere lavoratrici come è giusto che sia».

Com’è la tua vita fuori dal campo?
«Ho una vita molto impegnata, non amo stare ferma. Sono un’insegnante di lettere e quindi lavoro nel mondo della scuola. Sono una persona molto responsabile e determinata. Amo la musica e Ibiza».

Ti piacerebbe restare nel mondo del calcio?
«Nel mio futuro il calcio lo vedo, non so ancora bene in che forma e in che veste, ma credo che mi piacerebbe avere un ruolo importante all’interno di uno staff tecnico di una squadra. Al momento però pensò ancora con la testa da giocatrice e finché sarà così preferisco mettermi le scarpette con i tacchetti. Per il resto ci sarà il tempo per pensarci».

La Redazione di Calcio Femminile Italiano ringrazia il Chievo Verone Women FM e Stefania Zanoletti per la disponibilità.

Photo Credit: Facebook Chievo Verona Women FM

Elia Soregaroli
Nato il 12 luglio del 1988 a Cremona, Elia ha sempre avuto una grande passione per il mondo del giornalismo, in particolar modo a quello sportivo. Ha due esperienze lavorative in questo settore, IamCalcio e ManerbioWeek, un workshop con l'emittente televisiva Sportitalia, e uno stage curricolare con il Giornale di Brescia. Si avvicina al calcio femminile nel 2013 grazie ai risultati e al percorso del Brescia CF e da allora ha cominciato ad occuparsi anche del movimento in rosa.